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PINNE DI SQUALO SUI PIATTI CINESI
Si chiama
Shark Fin Soup ovvero zuppa fatta con le pinne degli squali. Un
piatto considerato preibato che, nei ristoranti di Honk Kong, di
Singapore o di Taiwan può arrivare a costare anche 200 dollari a
ciotola, ma che viene servito principalmente nei banchetti di
nozze. In oltre 60 paesi la pesca allo
squalo è vietata, ma in molte
parti del mondo, ad esempio in Ecuador, questa viene ancora
praticata e un ’set’ di
pinne (dorsali e pettorali) può
valere anche 100 dollari. In realtà la carne di squalo ha uno
scarso valore economico così i pescatori per risparmiare spazio
nelle imbarcazioni amputano i poveri animali e spesso li
rigettano in acqua ancora vivi, ma privi della possibilità di
sopravvivere e destinati a una morte crudele e piena di
sofferenze. Inoltre la pinna di squalo è totalmente insapore e
viene usata solo perché i cinesi la considerano afrodisiaca e
curativa, mentre le zuppe vengono poi condite con pollo e altre
spezie che le rendono più gradevoli al palato. Attualmente lo
squalo è fortemente minacciato dalla pesca e secondo i biologi
marini la popolazione di alcune specie, come lo
squalo bianco e il pesce
martello, è diminuita
di oltre il 70% negli ultimi 15
anni. |
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L'Europa e le pinne di squalo
Ho già scritto, qua e là, della pratica, crudele e insensata,
del finning.
Finning significa pescare gli squali per tagliare loro le pinne,
che poi vanno sul mercato orientale per la tradizionale
zuppa di pinne di pescecane
(shark fin soup). Questa pratica è tremenda perchè consente
anche a piccole imbarcazioni di fare grandi bottini, non dovendo
riempire la barca con tante carcasse di squalo, ma mantenendo
appunto a bordo solo le pinne (e spesso ributtando in mare lo
squalo ancora vivo, destinato a morire sul fondo). Il mercato
delle pinne "tira" molto forte, gli interessi economici,
soprattutto per paesi poveri, sono molto allettanti e quindi la
strage continua.
La Comunità Europea ha proibito nel 2003 la pratica del finning
per tutte le imbarcazioni nelle proprie acque e per le
imbarcazioni europee in tutto il mondo.
Purtroppo questi regolamenti, così come sono scritti, non sono
efficaci.
La legge europea prevede che il rapporto fra il peso delle pinne
e quello degli squali interi pescati sia del 5%.
Attenzione però, ecco dove sta
la fregatura: mentre negli Stati Uniti e in Canada questo
rapporto è sul peso dell'animale eviscerato, in Europa è
sull'animale intero. La differenza sembra
minima ma è fondamentale. Usare il peso dell'animale intero
significa di fatto consentire un maggiore peso di pinne.
Consentire il 5% di pinne sul peso dell'intero animale,
significa permettere il 10% o più di pinne sull'animale
eviscerato, cioè il doppio di
quanto stabilito, con criteri scientifici, in USA e in Canada.
Tra l'altro, molte altre nazioni, sull'esempio (pessimo)
dell'Unione Europea, non specificano nei loro regolamenti se il
5% sia sul peso intero o eviscerato. Questo vanifica
l'efficienza delle leggi anti-finning su scala globale.
Ancora, sul mercato in genere si vendono soprattuto la prima
pinna dorsale, le pettorali, e il lobo inferiore della coda (e
quindi non il lobo superiore della coda, le pelviche e
eventualmente la seconda dorsale). Se il 5% sul peso eviscerato
è quanto si ritiene sia il peso di tutte le pinne,
prendendone solo una parte posso in pratica aumentare il numero
di squali uccisi. Questo fatto è favorito dal regolamento
europeo che consente di poter sbarcare pinne e carcasse anche in
porti diversi (evitando così la diretta comparazione fra pinne
tagliate e squali effettivamente pescati). Se volete saperne di
più potete scarivarvi il documento "Shark
Alert". |
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Per le pinne di squalo, massacro nei mari | 10/09/2008
Argomento: Caccia e pesca
Milioni di squali uccisi ogni anno solo per vendere le loro
pinne.
Molti giornali, anche italiani, hanno riportato la notizia di
una ragazza inglese che si e' appesa a dei ganci da macellaio in
un negozio londinese per protestare contro il traffico di pinne
di squalo che sta portando all'estinzione questi maestosi
animali. Questo evento si inserisce in una campagna promossa da
Sea Sheperd in collaborazione con
Lush (catena di negozi che vendono cosmetici cruelty-free).
La zuppa di pinne di squalo e' una "prelibatezza" della cucina
tradizionale cinese fin dai tempi della dinastia Ming (cioe' da
oltre 500 anni). Oggi, la domanda di questo ingrediente sta
drammaticamente crescendo per soddisfare la voglia di esibire
questo piatto ricercato da parte di schiere sempre piu' vaste di
cinesi arricchiti (con una stima di crescita del 5% annuo).
Gli squali vengono issati sui pescherecci,
vengono loro
amputate le pinne, e poi vengono ributatti a mare.
Il piu' delle volte sono ancora vivi: impossibilitati a nuotare,
trovano una
morte atroce
andando a fondo o finendo sbranati da altri pesci. La carne di
squalo ha infatti uno scarso valore commerciale che non ne
giustifica il trasporto, ma le pinne invece valgono moltissimo:
oltre 800 euro al kg.
Questa pesca, diffusa in tutti i mari e scarsamente monitorata e
controllata, interessa tutti i tipi di squalo, senza nessuna
distinzione di eta', sesso o dimensione.
Gli squali mettono al mondo molti meno piccoli rispetto ad altre
specie di pesci, e sono pochi quelli che sopravvivono all'anno
di eta'. Alcune specie impiegano oltre vent'anni prima di
raggiungere la maturita' sessuale, e quindi possono essere
uccisi prima ancora di potersi riprodurre. Questa scarso tasso
di natalita' e l'enorme incremento della pesca stanno portando
all'estinzione molte di queste specie: uno studio recente stima
che la popolazione di un tipo di squalo nel Golfo del Messico si
sia ridotta del 99% e molte altre siano in analoghe drammatiche
condizioni. Questa repentina
sparizione degli squali dagli
oceani apre scenari inquietanti:
aumenteranno le malattie tra i pesci e alcune specie cresceranno
in numero spropositato mettendo a repantaglio l'equilibrio
dell'ecosistema marino.
Si stima che ogni anno vengano ammazzati in questo modo tra i
38 e 100 milioni di squali. Il tutto
solo lo sfizio di un piatto "ricercato" e l'esibizione di uno
status symbol: la stessa cosa che portare una pelliccia, e lo
stesso enorme business, spesso illegale. Ad esempio nei mari
dell'America Centrale i pescatori vengono costretti a questo
lavoro per una paga irrisoria (un dollaro a libbra, meno di un
trecentesimo del valore) da vere e proprie organizzazioni
criminali.
Ad oggi solo 17 paesi (tra cui gli USA) hanno bandito questo
tipo di pesca, anche se cio' non toglie che questo lucrosissimo
traffico si effettui ugualmente, magari attraverso
triangolazioni con Hong Kong che e' la maggior piazza mondiale
per questo commercio. I paesi dell'Unione Europea, che pure si
sono dati delle blande ed inadeguate forme di regolamentazione,
sono pesantemente coinvolte in questo business (in primis la
Spagna ma anche l'Italia): un terzo di tutte le pinne di squalo
che arrivano ad Hong Kong sono infatti trasportate da navi
europee.
Una caccia estremamente crudele sta mettendo in serio pericolo
la sopravvivenza di molte specie di squali, altera in modo grave
l'equilibrio degli ecosistemi marini, alimenta la criminalita'
organizzata per consentire a poche persone di esibire un piatto
ricercato in qualche occasione mondana.
Fonti
Sharkwater: Shark Finning Facts
The High Price of Shark Fin Soup
Illegal Shark Fin Fishing
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Comunicato 15/04/09
Giù le mani dai maiali
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No ai brevetti sugli animali da allevamento!
No ai brevetti sul vivente!
Il Comitato Scientifico EQUIVITA aderisce alla
manifestazione attualmente in corso a Monaco di Baviera davanti
all’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO), organizzata da Misereor,
Greenpeace Germania, No Patents on Life e dalle associazioni dei
produttori caseari (BDM), dei selezionatori di suini (BESH) e
dei piccoli agricoltori tedeschi (ABL).
EQUIVITA ha aderito al ricorso presentato all’EPO dalle suddette
associazioni contro il brevetto EP1651777, concesso nel
2008 alla Monsanto e oggi di proprietà della Newsham Choice
Genetics, che rivendica la selezione convenzionale dei
maiali come un’invenzione!
Secondo la legge europea, il brevetto - che copre non solo il
metodo di produzione delle piante ma anche le piante e gli
animali che ne derivano, generazione dopo generazione - non può
essere concesso per “metodi essenzialmente biologici”, ovvero
“che consistono in fenomeni naturali quali l’incrocio o la
selezione”.
L’Ufficio Europeo dei Brevetti, che ha sempre cercato di
andare oltre i limiti imposti dalla legge (vedi modifica del
Regolamento applicativo della Convenzione Europea dei Brevetti
del 16/6/99, per iniziare a rilasciare brevetti sulla materia
vivente prima ancora che fosse recepita la Direttiva 98/44),
vuole da lungo tempo spostare i confini della brevettabilità
fino ad includervi anche le piante e gli animali ottenuti senza
fare ricorso alle manipolazioni genetiche. Esso vuole, in
altre parole, che siano brevettabili anche piante e animali
convenzionali, non ogm. Infatti, il brevetto EP1651777 sui
maiali è soltanto uno dei numerosi brevetti richiesti con il
solo fine di consentire, a chi detiene i brevetti, il controllo
di ogni forma di produzione di cibo, vegetale o animale,
attraverso la proprietà privata del più prezioso bene del
pianeta: le sue risorse genetiche.
E’ tra l’altro ancora in discussione presso l’Alta Corte
dell’EPO il caso del brevetto EP1069819, riguardante un broccolo
(Brassica) prodotto con metodo convenzionale!
Con l’occasione il Comitato Scientifico EQUIVITA esprime la
sua viva soddisfazione per la decisione presa dal ministro
dell’Agricoltura tedesco Ilse Aigner, con l’approvazione del
ministro dell’Ambiente, di bandire da tutta la Germania la
coltivazione del mais MON810 a causa dei pericoli che
esso presenta per l’ambiente. Salgono in tal modo a sei le
nazioni europee che si sono espresse per un divieto contro
questa varietà di mais, introdotta in Europa nel 1998: Austria,
Francia, Ungheria, Grecia e Lussemburgo e Germania.
Comitato Scientifico
EQUIVITA
Tel. + 39. 06.3220720, +
39. 335.8444949
E-mail: equivita@equivita.it
Sito internet: www.equivita.org
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EQUIVITA Comitato Scientifico
Antivivisezionista
Via P. A. Micheli, 62
00197 Roma (Italia)
Tel +39063220720
Fax +39063220720
c/cp 88922000
E-mail: equivita@equivita.it
http://www.equivita.org
25/03/09
Appello di “No Patents on Seeds”: presto a Monaco la
manifestazione “No ai brevetti sulla selezione dei suini! No
ai brevetti sulla vita!”
Fonte: No Patents on Seeds
Il prossimo 15 aprile, una rete di ONG tedesche e di
organizzazioni di agricoltori - tra cui Misereor, Greenpeace
Germania, No Patents on Life (No ai brevetti sulla vita) e le
associazione dei produttori caseari (BDM), dei selezionatori di
suini (BESH) e dei piccoli agricoltori tedeschi (ABL) - terrà
una manifestazione davanti all’Ufficio Europeo dei Brevetti di
Monaco. In questa data, infatti, scade il termine per presentare
ricorso contro un brevetto originariamente richiesto dalla
Monsanto nel 2005.
Il brevetto EP 165 1777 rivendica la selezione convenzionale dei
suini come un’invenzione ed è stato concesso nel 2008, dopo che
la Monsanto l’ha venduto a un’altra società. Nonostante
l’enunciazione del brevetto abbia subito alcune modifiche
formali, esso copre ancora la selezione convenzionale dei
maiali, basata su caratteristiche genetiche presenti in tutte le
razze della specie. Il brevetto non serve, quindi, a proteggere
un’invenzione, ma è soltanto uno strumento per acquisire il
controllo delle risorse genetiche in campo agricolo e nel campo
della produzione alimentare. Esso potrà essere usato per
estorcere ingiustificati diritti di proprietà agli agricoltori,
ai selezionatori e ai produttori di cibo, ma anche per
ostacolare la competizione e la scelta nella selezione degli
animali.
Il prossimo 15 aprile, la Coalizione delle ONG manifesterà
insieme agli agricoltori e ai selezionatori per inviare un
segnale chiaro ai decisori e agli Uffici Brevetto di tutto il
mondo. La partenza è fissata per le ore 12 da Marienplatz –
l’arrivo per le ore 14 davanti all’Ufficio Europeo dei Brevetti
(EPO), Erhardtstr. 27.
Contatti: info@no-patents-on-seeds.org
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COMUNICATO 20/03/09
IL PAPA IN DIFESA DEI POPOLI POVERI CONTRO LE
MULTINAZIONALI
Ringraziamo vivamente sua Santità il Papa
Benedetto XVI, per avere, con il Documento Vaticano
di preparazione al Sinodo speciale africano, “Instrumentum
laboris”, da Lui consegnato a Yaoundè, fatto la
seguente denuncia:
“Le multinazionali continuano a invadere
gradualmente il Continente africano per appropriarsi
delle risorse naturali. Schiacciano le compagnie locali,
acquistano migliaia di ettari espropriando le
popolazioni dalle loro terre con la complicità dei
dirigenti africani ”. Lasciando i piccoli agricoltori
senza terra, senza acqua, senza energia, senza crediti,
ridotti in miseria, esse “recano danno all’ambiente e
deturpano il Creato”.
In particolare ringraziamo il Papa per avere,
accogliendo il nostro appello, denunciato la campagna
di semina degli Ogm operata dalle stesse multinazionali
che “pretende di garantire la sicurezza alimentare” ma
“finisce per sopprimere le semine tradizionali rendendo
i contadini dipendenti dalle società produttrici di
Ogm”.
Dice Fabrizia Pratesi, coordinatrice del
Comitato Scientifico EQUIVITA (già CSA):
“Da oltre 15 anni abbiamo sperato di ricevere il
sostegno del Vaticano nella nostra azione di opposizione
all’uso improprio delle biotecnologie, di opposizione
alla privatizzazione – attraverso i nuovi brevetti - del
bene comune più prezioso che possiede l’umanità, ovvero
le risorse genetiche del pianeta (o Creato). Da anni
abbiamo sperato che le menzogne con le quali sono stati
diffusi gli Ogm in agricoltura (maggiore produttività,
minore inquinamento) venissero smascherate e che fossero
denunciati i danni che gli Ogm causano non solo alla
salute e all’ambiente, ma anche all’economia dei Paesi
poveri.
Oggi il sostegno della Chiesa Cattolica è infine venuto.
E’ un momento di enorme soddisfazione per noi, che
rinforza le nostre speranze per l’avvento di un mondo
migliore”.
Comitato Scientifico EQUIVITA
Via P. A. Micheli, 62
00197 - Roma
Tel. + 39.06.3220720, + 39.335.8444949 -
E-mail: equivita@equivita.it
www.equivita.org |
03/03/09
Voci dall’Africa: il futuro
della nostra agricoltura si chiama “Sovranità alimentare”
Fonte: Oakland Institute – Comunicato stampa
Il nuovo rapporto dell’Oakland Institute, “Voices from
African Farmers and Environmentalists Speak Out Against A New
Green Revolution in Africa”, lancia un attacco frontale ai
progetti occidentali che promuovono per l’Africa una nuova
Rivoluzione Verde basata sull’ingegneria genetica. Il rapporto
dà voce alla resistenza africana e delinea soluzioni radicate
nella conoscenza diretta delle necessità del continente.
Spiega Diamantino Nhampossa: “L’Africa non ha bisogno del
dumping degli aiuti alimentari dai paesi ricchi che distruggono
la produzione interna, ne’ che le sia imposta un’agricoltura di
tipo industriale basata sull’uso di sostanze chimiche e di
sementi a resa elevata, con il risultato paradossale di una
maggiore produzione di poche colture alimentari a fronte di fame
e deterioramento ambientale ancora peggiori”.
L’aggravarsi del problema della fame, causato dal forte
incremento del prezzo degli alimenti, è stato usato per
sostenere la necessità di accrescere la produzione agricola
mediante soluzioni tecniche come l’ingegneria genetica.
Tuttavia, l’idea che per risolvere il problema della fame o del
cambiamento climatico, sia necessario ricorrere alla tecnologia
è falsa.
“Voices from Africa” chiarisce che per affrontare il problema
della fame e del deterioramento ambientale occorre invece
adottare un nuovo paradigma, che valorizzi le soluzioni locali e
tradizionali e lasci spazio a politiche commerciali capaci di
proteggere i mercati locali, a beneficio dei piccoli
agricoltori, dei pastori e dei pescatori. “Per combattere la
povertà in Africa, dobbiamo abbracciare la proposta della
Sovranità alimentare elaborata dai movimenti delle popolazioni
indigene, dei migranti, delle donne e delle comunità rurali”,
afferma Nhampossa. “La sovranità alimentare mette chi produce,
distribuisce e consuma il cibo al centro del sistema e delle
politiche alimentari, al posto delle esigenze del mercato e
delle multinazionali”.
02/03/09
Divieti di Austria e Ungheria sul MON810: vittoria al Consiglio
dei ministri UE!
Fonte: Rete delle regioni libere da Ogm
22 stati membri su 27 hanno respinto, con una maggioranza netta
e qualificata di 282 voti, la proposta della Commissione europea
per l’abolizione dei divieti di Austria e Ungheria sul mais
MON810.
Solo Gran Bretagna, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia ed Estonia
hanno sostenuto la proposta della Commissione al Consiglio dei
ministri UE. Contro la Commissione, e a fianco dell’Ungheria e
dell’Austria: Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca,
Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia,
Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Polonia, Portogallo,
Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna
(282 voti, 22 paesi).
Un esordio eccellente per la campagna promossa dalla Rete delle
Regioni Libere da Ogm, che proseguirà per assicurare il
mantenimento dei divieti di Francia e Grecia sul MON810 (il voto
è atteso per fine marzo) e il rigetto dei mais gm Bt11 e 1507.
Intanto, la lettera ai ministri diffusa dalle organizzazioni
della società civile, è stata sottoscritta da oltre 17.000
persone nella sola prima giornata. Continuate a firmare e a far
firmare:
http://www.gmo-free-regions.org/stop-the-crop-action/it.html
<http://www.gmo-free-regions.org/stop-the-crop-action/it.html>
ARTICOLI PUBBLICATI OGGI SULLA PAGINA REGIONALE DI:
La Tribuna di Treviso -
La Nuova Venezia -
Il Mattino di Padova
Ci voleva l'intervento di Striscia per far ritirale le
crocchette al veleno!
Povera Italia!
Ciao
Andrea Zanoni
IL GIORNALE DI OGGI, MERCOLEDÌ 4 MARZO 2009 > REGIONE
Pagina 7 - Regione Stampa questo articolo
L'inviato del tg satirico Edo Stoppa si è fatto
promettere piena
collaborazione nelle indagini dall'azienda produttrice
Veleni nel mangime, blitz di «Striscia»
La ditta di Pavia si difende: «Una contaminazione per
noi inspiegabile»
DIEGO BORTOLOTTO
SAN FIOR. «E' stata riscontrata una concentrazione di
melamina
indubbiamente molto elevata, tossica, che è stata la
causa la morte dei
due cani della signora». Così si è espresso Antonio
Brino, responsabile
del dipartimento di prevenzione dell'Usl 7 ai microfoni
di «Striscia la
Notizia». Nei giorni scorsi Edo Stoppa, l'inviato del tg
satirico di
Canale 5 esperto di animali, è arrivato nel Trevigiano
per un'inchiesta
sul caso del mangime alla melamina. «Sono stati trovati
766 milligrammi
della sostanza a fronte di un dato ammesso dalla
Comunità europea che è
di 2,5 milligrammi - ha spiegato Antonio Brino - quindi
valori 300 volte
superiori». In seguito a questo caso, su indicazione
della Regione, le
aziende sanitarie eseguiranno annualmente ulteriori
controlli specifici,
con una trentina di campionature per verificare
eventuali contaminazioni
nei mangimi destinati agli animali. Quelli finiti
nell'occhio del
ciclone, sono stati prodotti dalla ditta Diusa Pet srl
di Marzano
(Pavia). Si tratta in particolare del lotto 094
«Cuccioli C1» e del
lotto 099 «Duck & Barley». Lo stesso inviato di Striscia
la Notizia si è
recato nel Pavese per chiarire la vicenda con l'azienda
produttrice
delle crocchette. «Tuttora siamo qui a lavorare con
l'Asl per capire
l'origine della contaminazione - ha dichiarato Giorgio
Ceresa, direttore
generale della Diusa Pet che non si è sottratto ai
microfoni della
trasmissione satirica - noi ci riteniamo vittime di
tutta la vicenda in
quanto operiamo con la massima professionalità per il
benessere dei
nostri animali». All'incalzare delle domande di Edo
Stoppa,
sull'utilizzo della melanina per aumentare i valori
proteici e
conseguentemente il valore del prodotto, l'azienda si è
difesa
respinegendo ogni accusa: «Questa melamina non sappiamo
da dove arriva.
Per le materie prime per le quali c'era un ipotetico
rischio di
sofisticazione per un vantaggio economico noi abbiamo
già fatto della
analisi insieme all'Asl e sono risultate negative». Le
telecamere di
Canale 5 sono arrivate anche a San Fior per intervistare
Adelaide Ponzè,
la donna che grazie alla sua denuncia ha potuto salvare
la vita a molti
altri cani. Infatti quei due prodotti, in seguito
all'intervento del
Ministero della Salute e su appello adesso dell'azienda
produttrice,
sono stati ritirati dal mercato. Avrebbero potuto
uccidere altre
bestiole. L'allevatrice di San Fior la scorsa estate
aveva iniziato a
dare quelle sue crocchette per migliorare
l'alimentazione dei cani, ma
poi è capitata la tragedia. «Mi avevano consigliato di
cambiare mangime,
ma è stata una scelta terribile»: così la donna ha
raccontato la sua
esperienza a Striscia la Notizia, mentre coccolava i
suoi amati
cagnolini. Adesso verrà sporta una denuncia ai
carabinieri del Nucleo
antisofisticazioni e sarà perciò avviata un'inchiesta
per verificare le
cause per cui in quel mangime era presente un valore
così elevato di
melamina. L'inchiesta sulle crocchette quindi continua.
IL GIORNALE DI OGGI, MERCOLEDÌ 4 MARZO 2009 > REGIONE
Pagina 7 - Regione Stampa questo articolo
I parlamentari Donatella Poretti e Marco Perduca del Pd
chiedono al
ministro Sacconi più controlli sui mangimi per animali e
le importazioni
dalla Cina
Le crocchette killer arrivano in Senato
Cani uccisi dalla melamina a San Fior, scatta
l'interrogazione parlamentare
«Servono controlli a campione in tutta la filiera»
SAN FIOR. Il caso dei cani di San Fior uccisi dal
mangime contaminato
dalla melamina, contenuto in due lotti distribuiti dalla
ditta Diusa Pet
di Pavia, arriva in Parlamento con un'interrogazione
presentata dai
senatori Donatella Poretti e Marco Perduca del Partito
Democratico. Si
chiede al ministro Maurizio Sacconi l'avvio di verifiche
a campione sui
mangimi e sulle importazioni di alimenti «made in
China». Prima di diffondere il nome della ditta
responsabile della vendita
delle crocchette contaminate, nei giorni scorsi il
Ministero della
Salute ha atteso i risultati ufficiali delle analisi sul
mangime che, a
luglio, ha causato la morte di due cani a San Fior, un
lhasa e un
maltese, di proprietà dell'allevatrice sanfiorese
Adelaide Ponzè. «Le
analisi hanno confermato la presenza di melamina nel
mangime Duck &
Barley, lotto 099, e nel mangime C1, lotto 094, prodotti
dalla ditta
Diusa Pet di Marzano (Pavia)». ha chiarito il Ministero
in una nota. Il
Ministero ha altresì invitato gli allevatori che fossero
in possesso di
mangime di questi lotti di sospenderne precauzionalmente
la
somministrazione ai cani. Contestualmente, è stato
disposto il ritiro
dal mercato dei mangimi di questi lotti che ancora si
trovavano in
commercio. I due senatori del Partito Democratico,
ritenendo
particolarmente grave questo episodio di avvelenamento,
chiedono nella
loro interrogazione che «ci sia l'avvio o
l'intensificazione di
verifiche a campione sugli ingredienti e sul contenuto
dei mangimi e
alimenti per animali, anche in considerazione
dell'allarme suscitato
dalla recente immissione sul mercato internazionale, in
particolare in
Cina, di partite di alimenti destinate all'uomo
sofisticate con la
melamina, che si teme possano ora essere smerciate nella
filiera di
produzione di cibo per animali». «I due cani morti a San
Fior - denuncia
la senatrice Donatella Poretti - erano regolarmente
alimentati con un
prodotto che conteneva elevatissime quantità di melamina,
fino a 560
volte il limite consentito dalle norme sanitarie
vigenti. L'estate
scorsa in Cina, cinque bambini sono morti e circa
sessantamila sono
rimasti intossicati dal latte in polvere contaminato con
la medesima
sostanza. Si teme che le partite di cibo adulterate alla
melamina,
originariamente destinate agli uomini benché tossiche,
trovino maglie
più larghe nei controlli delle filiere di produzione di
alimenti per
animali. Quanto accaduto a Treviso suscita grave
allarme, perché è
impossibile sapere se e quanti altri animali possano
aver assunto
mangime contaminato, dato che non è comune che un
padrone di cani, come
invece avvenuto a San Fior, disponga un'autopsia sul
proprio amico
deceduto e analisi sul cibo che questi aveva consumato».
In queste
settimane i centralini delle Ulss della provincia di
Treviso, e non
solo, sono stati letteralmente presi d'assalto da
allevatori e
proprietari di cani spaventati dai rischi delle
«crocchette killer». Una
psicosi che si è solo parzialmente ridimensionata dopo
la comunicazione
della ditta responsabile e dei lotti contaminati.
Intanto le
associazioni animaliste, dopo aver chiesto e ottenuto
come i due
senatori del Pd che fosse reso noto il nome della ditta
responsabile,
hanno annunciato azioni legali. Andrea Zanoni,
presidente della Lac
(Lega Abolizione Caccia) del Veneto ha dichiarato:
«Abbiamo comunicato
alla signora la nostra disponibilità di costituirci
parte civile nel
prevedibile processo contro l'azienda che ha posto in
commercio queste
crocchette al veleno. Giova ricordare che solo
all'interruzione della
somministrazione di queste crocchette la signora di San
Fior è riuscita
a salvare gli altri suoi nove cani». La sanfiorese si
era infatti
rivolta ad un veterinario ed era stata interessata l'Ulss
7. L'autopsia
effettuata all'Istituto Zooprofilattico di Padova aveva
rilevato nei
cadaveri dei cani una nefrite, compatibile con varie
patologie, tra cui
appunto l'intossicazione alimentare. Il veterinario
aveva così prelevato
anche il mangime, poi spedito all'istituto
Zooprofilattico di Torino, dove sono state riscontrate
percentuali di melamina in eccesso. Il
mangime utilizzato dalla signora Ponzè era stato
comprato, tramite un
intermediario in un mangimificio di Brescia. I
carabinieri del Nas si
erano poi sono recati a casa di Adelaide Ponzè,
sequestrando 8 chili di
mangime.
IL GIORNALE DI OGGI, MERCOLEDÌ 4 MARZO 2009 > REGIONE
Pagina 7 - Regione Stampa questo articolo
Adelaide Ponzè porterà in tribunale certificati e
referti: «Molti cani
stanno ancora male»
L'allevatrice degli animali morti dai Nas «Sono pronta a
denunciare i
produttori»
SAN FIOR. Domani l'allevatrice di San Fior Adelaide
Ponzè formalizzerà
la denuncia ai carabinieri del Nas per la scomparsa di
due suoi
cagnolini, un maltese di tre anni e un lasha di uno,
stroncati da un
prodotto che aveva valore di melamina superiore di 300
volte rispetto al
consentito. «Intanto presenterò la denuncia - annuncia
l'allevatrice -
poi prenderò in considerazioni quali altre azioni
intraprendere con la
consulenza del mio avvocato. Voglio giustizia in tutta
questa faccenda».
Adelaide Ponzè accudisce una decina di bestiole che
continuano a essere
sottoposte a cure con antibiotici perché anche loro
hanno subito gravi
disfunzioni ai reni in seguito all'intossicazione. La
donna potrebbe
chiedere i danni alla ditta produttrice del mangime non
solo per le sue
due bestiole morte, ma anche per tutti gli esami
veterinari e i costi
sostenuti per curare in questi mesi e salvare i suoi
amici a quattro
zampe. «Tutti i miei cani hanno avuto problemi», fa
presente
l'allevatrice. Fino ad ora infatti, con l'amore che la
lega ai suoi
animali, ha effettuato a sue spese accertamenti e
conseguenti cure sulle
bestiole, scoprendo un caso che poi ha avuto una
risonanza nazionale.
Adelaide Ponzè intende illustrerà in maniera dettagliata
i fatti ai
carabinieri, fornendo certificati veterinari relativi
alle autopsie
effettuate sugli animali morti e agli accertamenti sugli
altri che
fortunatamente sono riusciti a sopravvivere, ma hanno
avuto e continuano
ad avere dei problemi fisici. Sarà così aperta
un'indagine, e alcune
associazioni animaliste hanno già annunciato che si
presenteranno in
tribunale al fianco dell'allevatrice per costituirsi
parte civile nel
processo eventualmente aperto a carico della ditta di
Pavia. (di.b.)
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COMUNICATO: il Ministero della salute finalmente ha
comunicato il nome della marca delle crocchette alla
melanina
Comunicato del 28 febbraio
2009
Il Ministero della salute con
un comunicato ha finalmente reso noto il nome della
marca delle crocchette per cani alla melamina invitando
i cittadini a sospenderne l’uso.
Il Ministero del Lavoro, della Salute e
delle Politiche Sociali con
il comunicato n. 78 del 27 febbraio 2009, pubblicato
oggi sul sito
www.ministerosalute.it, ha finalmente reso nota la
marca e l’azienda produttrice delle crocchette
contenenti la sostanza tossica conosciuta con il nome di
melamina.
Nel comunicato
viene riportato testualmente:
“Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche
Sociali, a seguito della conferma ufficiale ricevuta in
data odierna, della presenza di melamina nel mangime
Duck & Barley con lotto 099, e nel Mangime C1 con lotto
094, prodotti dalla ditta Diusapet Srl sita in Marzano
(PV), informa i cittadini e in particolare gli
allevatori di cani, eventualmente in possesso di tali
mangimi nei lotti indicati, di sospenderne o evitarne, a
titolo precauzionale, la somministrazione ai propri
animali. Si precisa inoltre che si sta provvedendo al
ritiro dei quantitativi di tali mangimi eventualmente
ancora presenti sul circuito commerciale.”
Andrea Zanoni
presidente della LAC Lega Abolizione della caccia del
Veneto ha cosi’ commentato l’iniziativa del Ministero: “Finalmente,
dopo ben 10 giorni dalle nostre richieste di rendere
nota la marca delle crocchette alla melamina, il
ministero della Salute ha provveduto ad allertare i
cittadini facendo finalmente il nome. Considerata la
pericolosità che detto cibo costituiva per i nostri
amici a quattro zampe resta incomprensibile il motivo
per il quale le Autorità non abbiano allertato da subito
i cittadini. Riteniamo pertanto questo ritardo molto
grave e causa anche di possibili danni ai cani che nel
frattempo sono stati nutriti con queste crocchette.
Comunque siamo soddisfatti perché il nostro impegno
affinché venisse fatto il nome dell’azienda è stato
premiato. Di questa vicenda avevamo interessato anche
Striscia la notizia che giovedì 26 febbraio è venuta a
Treviso per indagare sulla morte dei cani di una
signora. Ora informeremo le circa 400 persone che in
questi giorni giustamente ed insistentemente ci avevano
chiesto di scovare il nome della marca delle
crocchette.”
LAC Lega Abolizione
Caccia – Sez. Veneto – Via Cadore, n.15/C int.1 31100
TREVISO - E-mail:
lacveneto@ecorete.it, Web:
www.lacveneto.it, Cell.347 9385856. |
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Comunicato n. 78
27 febbraio 2009
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche
Sociali
UFFICIO STAMPA
Mangimi per cani contaminati da melamina : avviso a
cittadini e allevatori
Il Ministero del
Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, a
seguito della conferma ufficiale ricevuta in data
odierna, della presenza di melamina nel mangime Duck &
Barley con lotto 099, e nel Mangime C1 con lotto 094,
prodotti dalla ditta Diusapet Srl sita in Marzano (PV),
informa i cittadini e in particolare gli allevatori di
cani, eventualmente in possesso di tali mangimi nei
lotti indicati, di sospenderne o evitarne, a titolo
precauzionale, la somministrazione ai propri animali.
Si precisa inoltre
che si sta provvedendo al ritiro dei quantitativi di
tali mangimi eventualmente ancora presenti sul circuito
commerciale. |
26/02/09
Autorizzazione dei mais Bt11 e 1507: nulla di fatto alla
riunione del Comitato di esperti
Fonte: EU Observer, Andrew Willis
Gli esperti che compongono il Comitato permanente per la catena
alimentare e il benessere animale degli stati membri non sono
riusciti ad approvare o a respingere la proposta di
autorizzazione di due mais gm presentata dalla Commissione
europea. La coltivazione dei mais Bt11 e 1507 in UE è stata
approvata dagli esperti di 6 stati membri (91 voti) e respinta
da quelli di altri 12 (127). Gli scienziati di 6 stati membri si
sono astenuti e quelli di Germania e Malta non hanno presenziato
le votazioni. Poiché i 127 voti contrari non costituiscono una
maggioranza qualificata, la richiesta di autorizzazione
presentata da Pioneer e Syngenta passa ora all’esame del
Consiglio dei ministri dell’Ambiente. Anche questa volta,
occorrerà una maggioranza qualificata; in sua assenza la
Commissione potrà procedere ed emettere le autorizzazioni.
20/02/09
Lussemburgo, capitale europea, dichiarata "Città libera dagli
Ogm"
Due terzi dei comuni del Lussemburgo rifiuta gli Ogm
Fonte: Yahoo France
Lussemburgo si è dichiarata “Città libera dagli Ogm” insieme a
due terzi dei propri comuni, rifiutando l’uso degli Ogm sui
propri campi e nei servizi di catering alimentare da essa
finanziati.
L’iniziativa “Lussemburgo libera dagli Ogm” è una coalizione di
25 organizzazioni della società civile che nell’estate del 2006
ha fondato e lanciato una campagna per proibire la coltivazione
e il consumo di Ogm a Lussemburgo. Da allora, due terzi dei
comuni della città si sono dichiarati liberi da Ogm, adeguandosi
alla volontà dei consumatori dello stato (secondo un sondaggio
effettuato dall’Istituto ILRes nel 2005, l’83% dei
lussemburghesi è contrario all’uso di Ogm in agricoltura).
"Questa decisione”, ha dichiarato il coordinatore della campagna
Maurice Losch, “ha un notevole significato politico, se si
considera che la Commissione europea sta cercando di imporre
nuovi pericolosi Ogm contro la volontà di oltre il 60% dei
consumatori europei”. Viviane Loschetter, vice Sindaco della
città e responsabile per le questioni ambientali ha così
commentato: “Gli Ogm sono un problema globale con conseguenze
locali, perciò ci interessano tutti. Pertanto abbiamo tutti una
responsabilità e la città del Lussemburgo ha fatto la sua parte.
Nel rispetto del Principio di precauzione, abbiamo deciso di
proteggere la salute dei consumatori e di proibire l’uso degli
Ogm nelle mense e in altri servizi di catering. D’ora in avanti,
coltivare Ogm sarà proibito. Esortiamo le altre capitali europee
a seguire il nostro esempio e a dichiararsi “Capitali europee
libere dagli Ogm”.
17/02/2009
Sentenza
della Corte di giustizia europea: i cittadini hanno il
diritto di sapere dove si trovano i campi coltivati con Ogm
Fonte: Zoë Casey
La Corte di giustizia europea ha deciso oggi che
l’ubicazione esatta dei campi coltivati con colture
geneticamente modificate deve essere resa pubblica su richiesta
dei cittadini.
Il tribunale ha dichiarato che, in base alle norme sulla
trasparenza contenute nella Direttiva europea che regola
l’immissione nell’ambiente degli Ogm, l’identità dei siti su cui
si coltivano colture gm “non può in nessun caso restare
riservata”, in quanto i transgenici possono arrecare rischio
alla salute e all’ambiente.
Il caso è nato da una richiesta di Pierre Azelvandre, cittadino
francese che nel 2004 ha scritto al Sindaco dell’Alta Alsazia e
alla Commissione sull’accesso ai documenti amministrativi,
chiedendo di conoscere l’ubicazione dei siti gm della sua
regione. Non avendo ricevuto risposta dal sindaco e avendo la
Commissione emesso parere sfavorevole per motivi di privacy e
sicurezza degli agricoltori, Pierre Azelvandre ha interpellato
il Consiglio di Stato, che ha a sua volta richiesto il parere
della Corte di giustizia europea.
13/02/09
Nuovo mais gm contiene proteine ricavate da misteriose creature
marine
Gli esperti ammoniscono: se autorizzato, il cereale
transgenico contaminerà la catena alimentare
Fonte: Union of Concerned Scientists
Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha
annunciato, a novembre del 2008, l’intenzione di deregolamentare
una varietà di mais geneticamente modificata dalla Syngenta per
la produzione di etanolo, sollecitando l’invio di commenti
pubblici sia sulla propria decisione preliminare, sia sulla
bozza di valutazione ambientale che ne illustra le motivazioni.
Se il “mais-etanolo” dovesse essere deregolamentato, il vegetale
non sarebbe più soggetto al controllo dell’USDA e potrebbe
essere coltivato negli Stati Uniti senza alcuna restrizione e su
qualsiasi scala.
La Syngenta ha sviluppato questa varietà di mais per
ridurre i costi di produzione dell’etanolo e renderlo
maggiormente competitivo. La società spera, infatti, che la
proteina introdotta nella pianta mediante modifica genetica
possa rompere la catena dell’amido del mais nella fase delle
alte temperature, e che il nuovo metodo sostituisca quello più
costoso attualmente in uso, basato su proteine ricavate da
microbi. La proteina creata dalla Syngenta, tuttavia, deriva
dall’assemblaggio di proteine provenienti da tre organismi
insoliti e alquanto sconosciuti che proliferano in acque marine
estremamente calde.
Nei commenti fatti pervenire all’USDA, il Sindacato degli
Scienziati Responsabili, ha sottolineato che se l’Agenzia
dovesse autorizzare la coltivazione del cereale nelle
proporzioni richieste dalla Syngenta, la contaminazione del mais
destinato ad uso alimentare e mangimistico sarebbe inevitabile.
I cittadini si ritroverebbero così a consumare proteine non nate
per il consumo alimentare ed esposti a grave rischio di
allergie. Il Sindacato ha chiesto all’USDA di salvaguardare
l’integrità della catena alimentare proibendo la produzione in
campo aperto del nuovo cereale gm e di tutte le altre colture
geneticamente modificate a scopo industriale o farmaceutico.
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- Quello che succede nel terreno con la Coltivazione di OGM Bt
Ecco perchè bisogna revocare immediatamente in Tutta Europa l'autorizzazione alla semina del Mais GM Bt Mon 810 ed arrivare al Bando Mondiale degli OGM e dei Pesticidi Chimici ed una moratoria immediata delle importazioni di OGM in Italia ed in Europa
Accademia Mediterranea per l'Agroecologia e la Vita - Rassegna Scientifica a cura di Giuseppe Altieri
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LA CATASTROFE DELLA SOIA TRANSGENICA IN ARGENTINA
Gennaro Carotenuto
(03 marzo 2009)
Avevano presentato gli organismi geneticamente modificati come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Tra l’altro dicevano, c’è tutta una letteratura, che gli OGM non hanno bisogno di fertilizzanti chimici o di erbicidi. Non era così. Nell’Argentina dell’agroindustria della soia, secondo la ONG “Gruppo di Riflessione Rurale” (GRR) proprio l’agroindustria sta avvelenando una delle pianure più fertili del mondo dove per non morire di cancro si scappa via. Il principale colpevole è il glifosfato, un erbicida inventato dalla Monsanto ma oggi, essendo scaduto il brevetto, prodotto da più ditte.
Si starebbero così moltiplicando i casi di tumori infantili, le malformazioni congenite, i problemi renali, le dermatiti, i problemi respiratori. Secondo uno studio dell’Ospedale italiano “Giuseppe Garibaldi” di Rosario, nelle zone fumigate ci sarebbe un aumento di tre volte dei tumori gastrici e ai testicoli, di due volte per quelli al pancreas e ai polmoni e addirittura di dieci volte al fegato.
GRR ha intervistato decine di medici rurali e abitanti dell’interno argentino e questi sarebbero i risultati tanto che dalla ONG si afferma: “La prima cosa da fare è una moratoria delle fumigazioni”. Ma il governo argentino con molta difficoltà può prendere delle decisioni in un territorio sul quale, dalla notte neoliberale, ha una giurisdizione molto limitata.
Durante gli anni del neoliberismo, infatti, mezzo territorio agricolo dell’Argentina fu venduto pezzo per pezzo a multinazionali dell’agroindustria transgenica. Oggi la metà delle campagne argentine, vaste più volte il territorio italiano, è piantato a soia transgenica. Per far crescere i 48 milioni di tonnellate di soia, esportate verso Cina, India e Stati Uniti, e che sono una delle prime voci dell’export del paese, vengono utilizzati 200.000 litri l’anno di glifosfato. Sembrava facile piantare tutto a soia in un territorio pianeggiante e con un’agricoltura altamente meccanizzata. Fu così che dagli anni ’80 in avanti la soia rubò sistematicamente spazio ai boschi, all’allevamento e ad altre coltivazioni. Se la Monsanto nega che il glifosfato sia tossico, dalla GRR si risponde che il glifosfato è il principale agente usato per le fumigazioni dei campi di coca in Colombia ed Ecuador e anche in quei casi ci sono denunce per gravi conseguenze sull’uomo.
Secondo la denuncia di GRR, raccolta da IPS: “E’ necessario sospendere le fumigazioni almeno in base al principio di precauzione”. Ma accettare tale precauzione vorrebbe dire per l’Argentina mettere in crisi completamente il modello agro esportatore. La rivista “Latinoamerica”, in questi anni, lo ha più volte denunciato: il modello dell’agroexport produce altissimi guadagni per pochi, spazza via la piccola agricoltura, non produce lavoro a causa dell’altissimo livello tecnologico e desertifica le campagne.fonte www.gennarocarotenuto.it
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The Devastating Effects of GMOs on the Future of Soil
Reference
Navdanya, 2009. Effect on Soil Biological Activities Due to Cultivation of Bt. Cotton. Online at www.navdanya.org/report1.pdf
in Vidharbha, India to determine the effect of Bt (Bacillius thuringiensis) cotton on the microbial population of various soil micro-organisms. The results indicated a significant decline in total microbial biomass in the Bt soil. If current trends continue, the researcher estimated that 6.7 million hectares of planted Bt transgenic crops in India were in danger of becoming sterile and unable to grown anything within the next 10 years.
Monsantos trangenic or genetically modified (GM) cotton is pervasive in India and is created using an insertion of three genes with only the soil bacteria, Bt, being used as a pesticide. Bt is a bacterium used for the biological control of alfalfa and redhumped caterpillars, cabbage looper and omnivorous and fruit tree leaf roller and is toxic to many types of moths and butterfly larvae. After two to three days of feeding on the Bt-cotton the insects die.
Only recently, however, have researchers begun to study the deleterious effects of this unnaturally inserted bacteria on the viability of soil micro-organisms. A study conducted in December of 2008 examined soil micro-organisms from GM Bt-cotton on 25 different plots that had been planted for three years as well as non-GMO cotton in Vidharbha. Vidharbha has been in the media recently due to the large increases in farmer suicides linked to the devastating losses and economic turmoil linked to GMOs.
Bt-Cotton Effects on Micro-Organisms and Soil Enzymes
The researchers found significant microflora disturbances; specifically, a 17 percent decrease in actinomycetes and a 14 percent reduction in beneficial bacteria in the Bt-cotton soil as compare to the control (non Bt-cotton soil). Actinomycetes are necessary for breaking down cellulose and humus and mineralizing and immobilizing nutrients. Without this vital breakdown, the soil begins to die which increases the probability of disease in the plant and decreases the overall vital nutrients of the soil.
Soil enzymes (i.e., dehydrogenase, nitrogenase and acid phosphatase) were found to be significantly reduced in the Bt-cotton soil as compared to the non Bt-cotton soil. Specifically, the researcher found a significant reduction of 10.3 percent in dehydrogenase, a 22.6 percent decrease in nitrogenase and a 26.6 percent decrease in acid phosphatase. Soil enzymes, which make nutrients available to plants, are an integral and necessary component of soil metabolism. For example, nitrogenase balances and regulates nitrogen within the soil.
According to the researcher, "At this rate, in a decade of planting with GM cotton, or any GM crop with Bt genes in it, could lead to total destruction of soil organisms, leaving dead soil unable to produce food".
Clearly, when mankind begins to destroy nature by means of transgenic modification, the ripple effect disrupts the thousands of millennia old delicate symbiotic balance among micro-organisms, plants and humans. If this mindless and greed-driven control of the food chain does not stop, we have no one to blame but ourselves. It is our fellow man eroding the ecological fabric of nature right before our eyes, and therefore it is only man that has the capability to stop it.
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Comunicato stampa LAV
8 luglio 2008
G8 E CRISI
ALIMENTARE MONDIALE, APPELLO AI LEADER DEI PAESI
INDUSTRIALIZZATI: RIDURRE GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI DI
ANIMALI, UTILIZZANDO LE PRODUZIONI AGRICOLE PER SFAMARE I
PAESI POVERI.
LA LAV
DIFFONDE IL RAPPORTO
L’INDUSTRIA DELL’ALLEVAMENTO ANIMALE - PARTE DEL PROBLEMA
POVERTA’, REALIZZATO DALL’ASSOCIAZIONE
INTERNAZIONALE WSPA (SOCIETA’ MONDIALE PER LA PROTEZIONE
ANIMALE).
L’attuale
crisi mondiale alimentare figura tra le priorità nell’agenda
dei lavori del vertice
del G8, riunito da ieri in Giappone, durante il
quale il Primo Ministro giapponese auspica una decisione
comune rispetto alla questione.
All’interno del summit di quest’anno, infatti, i leader
degli 8 maggiori Paesi industrializzati prevedono di
concordare la formazione di una task force per affrontare la
crisi mondiale alimentare. Tale gruppo avrà lo scopo di
affrontare il problema immediato di carenza alimentare dei
paesi più poveri, così come sfide a lungo termine, quali
l’incremento della produzione alimentare.
Per affrontare il problema dal punto di vista del benessere
animale, l’associazione
internazionale WSPA (Società mondiale per la
Protezione degli Animali),
ha realizzato un rapporto,
diffuso in Italia dalla LAV, intitolato “INDUSTRIAL
ANIMAL AGRICULTURE – PART OF THE POVERTY PROBLEM” (L’INDUSTRIA
DELL’ALLEVAMENTO ANIMALE - PARTE DEL PROBLEMA POVERTA’), nel
quale mette in evidenza quanto
l’allevamento intensivo di
animali, destinati al consumo alimentare umano
del 20% della popolazione mondiale che risiede nei Paesi
industrializzati, incida
considerevolmente sulla scarsità di risorse alimentari per i
Paesi più poveri.
L’esperto di alimentazione e agricoltura Colin Tudge, che
ha scritto la prefazione al rapporto della WSPA ed è
l’autore di “Sfamare le popolazioni è facile”, ponendo
l’accento sull'impatto dell’allevamento industrializzato di
animali sulla povertà a livello mondiale, ha dichiarato: "La
relazione della WSPA va diritto al cuore della questione,
praticamente, moralmente e politicamente, dimostrando che
l’allevamento industrializzato di animali influisce
negativamente sulla povertà globale in una dozzina di modi
diversi. "
Il rapporto della WSPA propone di esaminare il problema
dalla radice, riconsiderando il sistema economico fin qui
adottato, e suggerendo, tra le altre soluzioni al problema
della carenza di cibo, la rinuncia o la riduzione del
consumo di carne, per garantire che i raccolti mondiali di
grano possano alimentare il maggior numero di persone
possibile.
Il benessere degli animali, quindi, deve essere parte della
soluzione del problema della fame e la povertà mondiali.
“Il G8 ha la grande
opportunità di accogliere le proposte che ormai vengono da
organismi di tutto il mondo e indirizzare chiaramente a una
riduzione delle produzioni animali a livello mondiale,
liberando ingenti quantità di proteine vegetali impiegabili
da subito per contrastare la crisi alimentare mondiale.
– dichiara Roberto
Bennati Vicepresidente LAV –
Non sono più sostenibili
scelte alimentari che mirano ad incentivare consumi animali,
responsabili della distruzione di foreste, dei cambiamenti
climatici, dell’inquinamento e anche della diffusione delle
malattie, come testimoniato da rapporti della FAO. E’
necessario ridurre o eliminare i consumi di animali e
promuovere modelli di sviluppo capaci di dare cibo a tutti
gli abitanti del pianeta in un sistema di efficace e
democratica ripartizione delle risorse”.
Ufficio stampa LAV 06.4461325 –
328.0398535
www.lav.it
Punti
chiave della relazione WSPA
·
Ci sono ancora 854 milioni di
persone sottoalimentate in tutto il mondo, di cui 820
milioni nei paesi in via di sviluppo, 25 milioni nei paesi
in “transizione” e 9 milioni nei paesi industrializzati
(dati FAO 2001-2003).
·
La storia ha dimostrato che
l'allevamento industriale degli animali ha un effetto
devastante sugli allevamenti a conduzione familiare, i
piccoli agricoltori e le comunità rurali.
·
La fame e la malnutrizione
uccidono più di cinque milioni di bambini ogni anno, e il
costo per i paesi in via di sviluppo corrisponde a miliardi
di dollari in perdita di produttività.
·
La crescita dei sistemi
intensivi di allevamento nei paesi in via di sviluppo
minaccia la sostenibilità sia delle popolazioni rurali sia i
tradizionali sistemi di produzione alimentare.
·
Le grandi aziende di
allevamento intensivo di animali tendono alla riduzione dei
costi, diminuendo il numero degli addetti, e modificando il
patrimonio genetico degli animali.
·
Sarebbe più efficace coltivare
vegetali commestibili che hanno una buona resa e che possano
essere utilizzati direttamente per l’alimentazione umana.
·
Il Consiglio Mondiale
Alimentare delle Nazioni Unite ha stimato che il
trasferimento di “una percentuale tra il 10% e il 15% dei
cereali ora utilizzato per l’allevamento degli animali
sarebbe sufficiente a garantire l’approvvigionamento
alimentare per gli attuali livelli della popolazione umana".
(Disponibile in formato
elettronico il rapporto completo “INDUSTRIAL
ANIMAL AGRICULTURE – PART OF THE POVERTY PROBLEM”
- © WSPA 2007).
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| 11 novembre 2007
Russia: si spezza petroliera
Duemila tonnellate di greggio in Mar Nero
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mondo/news/2007-11-11_111141686.html
(ANSA-AFP) - MOSCA,11 NOV -Duemila tonnellate di petrolio sono
fuoriuscite da una petroliera russa che si e' spezzata in due
oggi nel Mar Nero durante una tempesta.Lo hanno riferito le
agenzie di stampa russe citando fonti del ministero dei
Trasporti. 'La petroliera Volga-Neft, che trasporta circa 4.000
tonnellate di greggio, si e' spezzata in due durante una
tempesta mentre era ferma al Port Kavkaz', ha detto un portavoce
del ministero, senza precisare la sorte dei 13 membri
dell'equipaggio.
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Uccelli "al petrolio", emergenza a S. Francisco
http://www.gazzettadelsud.it/index.asp?Pagina=edizioni.asp&Edizione=edz-cu.asp&ART=004&PAG=13
La maggior parte del greggio riversatosi nelle acque della baia
di San Francisco - allorché una nave portacontainer ha urtato
contro un ponte - non potrà essere asportato dai mezzi degli
operatori ecologici e sarà probabilmente assorbito
dall'ecosistema. Nella regione è stato dichiarato lo stato di
emergenza. Nell'incidente si sono riversati in mare circa
220.000 litri di greggio. Le correnti hanno trascinato il
carburante fuoruscito dalla petroliera sotto il Golden Gate
Bridge e quindi nell'Oceano Pacifico, insozzando la costa per
diverse miglia, causando la chiusura di spiagge, facendo disdire
eventi all'aria aperta già programmati e minacciando la vita di
migliaia di uccelli e di altra fauna marina. Gli uccelli sono
recuperati e curati all'Oiled Wildlife Care Network
|
Diritti : Yahoo! Investe nelle pinne di squalo

Sea Shepherd fa sapere che
Yahoo! contribuisce in maniera concreta alla pratica esecrabile
della caccia agli squali per il mercato alimentare orientale.
Fonte: AgireOra Network
09/10/2007
Sea Shepherd Conservation Society è stata recentemente messa in
guardia sul coinvolgimento di Yahoo! nella deplorevole industria
delle pinne di squalo. Yahoo! È infatti proprietaria del 40% di
Alibaba, una società cinese che commercia pinne di squalo e
contribuisce alla morte, terribile e inutile, degli squali nel
mondo.
Sea Shepherd ha ricevuto numerose richieste di
informazioni nelle ultime settimane riguardo alla rimozione
delle sue pagine dagli indici di GoodSearch e Freelanthropy
Search, motori di ricerca che contribuiscono con una parte dei
proventi derivati da ciascuna ricerca all'organizzazione non
profit scelta dall'utente.
Purtroppo, questi motori di ricerca sono sponsorizzati da
Yahoo!, e nonostante Sea Shepherd sia del tutto favorevole alla
loro attività, non può, in tutta coscienza, trarre benefici da
una società come Yahoo! che investe nella disprezzabile
industria delle pinne di squalo.
Nel Settembre 2007, il fondatore e presidente della Sea Shepherd, il
Capitano Paul Watson, ha scritto una lettera al Presidente di
Yahoo! chiedendo, "È questa l'eredità che vuole che Yahoo lasci,
e cioè lo sterminio degli squali del mondo per finire dentro una
zuppa in Cina?". Nessuna risposta è stata fornita a questa
domanda.
Sea Shepherd esorta i suoi sostenitori a dare voce ai loro
sentimenti di protesta contro la crudele pratica del commercio
delle pinne di squalo scrivendo una lettera a Yahoo! e ai suoi
partner commerciali. Spiegate che non utilizzerete i loro
servizi fino a che loro non metteranno fine al crudele sterminio
di questi poveri squali innocenti.
Mandate le vostre lettere di protesta ai seguenti indirizzi:
Susan Decker, Presidente Yahoo!
CorporateSecretary@yahoo-inc.com
Per l'Italia, ufficio stampa:
ronchic@yahoo-inc.com
Fax 0236653472
Messaggio-tipo per l'Italia (è importante che ciascuno lo
personalizzi con parole proprie)
Spett.le Ufficio stampa di
Yahoo!Italia,
scrivo per unirmi alla protesta internazionale contro il
coinvolgimento di Yahoo!Inc. nel commercio delle pinne di squalo
attraverso la sua partenership con la societa' cinese AliBaba.
Non utilizzero' piu' i servizi di Yahoo fino a che Yahoo non
chiudera' questa attivita' che comporta sofferenza e morte per
gli animali.
Distinti
saluti,
... nome cognome ...
Messaggio-tipo per Yahoo internazionale:
Dear Ms Decker,
I write you in order to protest against your involvment in the
deplorable shark fin industry as a 40% owner of Alibaba. I won't
use your services until you STOP condoning the violent murder of
innocent sharks.
Best
regards,
... nome cognome ...
Italy
Fonte:
AgireOra Network
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