AMBIENTE

 
 
 
Comunicato 15/04/09
Giù le mani dai maiali
25/03/09
Appello di “No Patents on Seeds”: presto a Monaco la manifestazione “No ai brevetti sulla selezione dei suini! No ai brevetti sulla vita!”
COMUNICATO 20/03/09
IL PAPA IN DIFESA DEI POPOLI POVERI CONTRO LE MULTINAZIONALI
03.03.2009 LA CATASTROFE DELLA SOIA TRANSGENICA IN ARGENTINA
03/03/09
Voci dall’Africa: il futuro della nostra agricoltura si chiama “Sovranità alimentare”
02/03/09
Divieti di Austria e Ungheria sul MON810: vittoria al Consiglio dei ministri UE!

COMUNICATO LAC: il Ministero della salute finalmente ha comunicato il nome della marca delle crocchette alla melanina 28.02.2009

Mangimi per cani contaminati da melamina : avviso a cittadini e allevatori 27.02.2009

26/02/09
Autorizzazione dei mais Bt11 e 1507: nulla di fatto alla riunione del Comitato di esperti
20/02/09
Lussemburgo, capitale europea, dichiarata "Città libera dagli Ogm"
17/02/2009
Sentenza della Corte di giustizia europea: i cittadini hanno il diritto di sapere dove si trovano i campi coltivati con Ogm
13/02/09
Nuovo mais gm contiene proteine ricavate da misteriose creature marine

8 luglio 2008 G8 E CRISI ALIMENTARE MONDIALE

 
Russia: si spezza petroliera
Uccelli "al petrolio"
 
 
 
 

PINNE DI SQUALO SUI PIATTI CINESI

Si chiama Shark Fin Soup ovvero zuppa fatta con le pinne degli squali. Un piatto considerato preibato che, nei ristoranti di Honk Kong, di Singapore o di Taiwan può arrivare a costare anche 200 dollari a ciotola, ma che viene servito principalmente nei banchetti di nozze. In oltre 60 paesi la pesca allo squalo è vietata, ma in molte parti del mondo, ad esempio in Ecuador, questa viene ancora praticata e un ’set’ di pinne (dorsali e pettorali) può valere anche 100 dollari. In realtà la carne di squalo ha uno scarso valore economico così i pescatori per risparmiare spazio nelle imbarcazioni amputano i poveri animali e spesso li rigettano in acqua ancora vivi, ma privi della possibilità di sopravvivere e destinati a una morte crudele e piena di sofferenze. Inoltre la pinna di squalo è totalmente insapore e viene usata solo perché i cinesi la considerano afrodisiaca e curativa, mentre le zuppe vengono poi condite con pollo e altre spezie che le rendono più gradevoli al palato. Attualmente lo squalo è fortemente minacciato dalla pesca e secondo i biologi marini la popolazione di alcune specie, come lo squalo bianco e il pesce martello, è diminuita di oltre il 70% negli ultimi 15 anni.

L'Europa e le pinne di squalo

Ho già scritto, qua e là, della pratica, crudele e insensata, del finning. Finning significa pescare gli squali per tagliare loro le pinne, che poi vanno sul mercato orientale per la tradizionale zuppa di pinne di pescecane (shark fin soup). Questa pratica è tremenda perchè consente anche a piccole imbarcazioni di fare grandi bottini, non dovendo riempire la barca con tante carcasse di squalo, ma mantenendo appunto a bordo solo le pinne (e spesso ributtando in mare lo squalo ancora vivo, destinato a morire sul fondo). Il mercato delle pinne "tira" molto forte, gli interessi economici, soprattutto per paesi poveri, sono molto allettanti e quindi la strage continua.

La Comunità Europea ha proibito nel 2003 la pratica del finning per tutte le imbarcazioni nelle proprie acque e per le imbarcazioni europee in tutto il mondo.
Purtroppo questi regolamenti, così come sono scritti, non sono efficaci.
La legge europea prevede che il rapporto fra il peso delle pinne e quello degli squali interi pescati sia del 5%. Attenzione però, ecco dove sta la fregatura: mentre negli Stati Uniti e in Canada questo rapporto è sul peso dell'animale eviscerato, in Europa è sull'animale intero. La differenza sembra minima ma è fondamentale. Usare il peso dell'animale intero significa di fatto consentire un maggiore peso di pinne. Consentire il 5% di pinne sul peso dell'intero animale, significa permettere il 10% o più di pinne sull'animale eviscerato, cioè il doppio di quanto stabilito, con criteri scientifici, in USA e in Canada.

Tra l'altro, molte altre nazioni, sull'esempio (pessimo) dell'Unione Europea, non specificano nei loro regolamenti se il 5% sia sul peso intero o eviscerato. Questo vanifica l'efficienza delle leggi anti-finning su scala globale.
Ancora, sul mercato in genere si vendono soprattuto la prima pinna dorsale, le pettorali, e il lobo inferiore della coda (e quindi non il lobo superiore della coda, le pelviche e eventualmente la seconda dorsale). Se il 5% sul peso eviscerato è quanto si ritiene sia il peso di tutte le pinne, prendendone solo una parte posso in pratica aumentare il numero di squali uccisi. Questo fatto è favorito dal regolamento europeo che consente di poter sbarcare pinne e carcasse anche in porti diversi (evitando così la diretta comparazione fra pinne tagliate e squali effettivamente pescati). Se volete saperne di più potete scarivarvi il documento "Shark Alert".

 

Per le pinne di squalo, massacro nei mari | 10/09/2008

Argomento: Caccia e pesca

Milioni di squali uccisi ogni anno solo per vendere le loro pinne.

Molti giornali, anche italiani, hanno riportato la notizia di una ragazza inglese che si e' appesa a dei ganci da macellaio in un negozio londinese per protestare contro il traffico di pinne di squalo che sta portando all'estinzione questi maestosi animali. Questo evento si inserisce in una campagna promossa da Sea Sheperd in collaborazione con Lush (catena di negozi che vendono cosmetici cruelty-free).

La zuppa di pinne di squalo e' una "prelibatezza" della cucina tradizionale cinese fin dai tempi della dinastia Ming (cioe' da oltre 500 anni). Oggi, la domanda di questo ingrediente sta drammaticamente crescendo per soddisfare la voglia di esibire questo piatto ricercato da parte di schiere sempre piu' vaste di cinesi arricchiti (con una stima di crescita del 5% annuo).

Gli squali vengono issati sui pescherecci, vengono loro amputate le pinne, e poi vengono ributatti a mare. Il piu' delle volte sono ancora vivi: impossibilitati a nuotare, trovano una morte atroce andando a fondo o finendo sbranati da altri pesci. La carne di squalo ha infatti uno scarso valore commerciale che non ne giustifica il trasporto, ma le pinne invece valgono moltissimo: oltre 800 euro al kg.

Questa pesca, diffusa in tutti i mari e scarsamente monitorata e controllata, interessa tutti i tipi di squalo, senza nessuna distinzione di eta', sesso o dimensione.

Gli squali mettono al mondo molti meno piccoli rispetto ad altre specie di pesci, e sono pochi quelli che sopravvivono all'anno di eta'. Alcune specie impiegano oltre vent'anni prima di raggiungere la maturita' sessuale, e quindi possono essere uccisi prima ancora di potersi riprodurre. Questa scarso tasso di natalita' e l'enorme incremento della pesca stanno portando all'estinzione molte di queste specie: uno studio recente stima che la popolazione di un tipo di squalo nel Golfo del Messico si sia ridotta del 99% e molte altre siano in analoghe drammatiche condizioni. Questa repentina sparizione degli squali dagli oceani apre scenari inquietanti: aumenteranno le malattie tra i pesci e alcune specie cresceranno in numero spropositato mettendo a repantaglio l'equilibrio dell'ecosistema marino.

Si stima che ogni anno vengano ammazzati in questo modo tra i 38 e 100 milioni di squali. Il tutto solo lo sfizio di un piatto "ricercato" e l'esibizione di uno status symbol: la stessa cosa che portare una pelliccia, e lo stesso enorme business, spesso illegale. Ad esempio nei mari dell'America Centrale i pescatori vengono costretti a questo lavoro per una paga irrisoria (un dollaro a libbra, meno di un trecentesimo del valore) da vere e proprie organizzazioni criminali.

Ad oggi solo 17 paesi (tra cui gli USA) hanno bandito questo tipo di pesca, anche se cio' non toglie che questo lucrosissimo traffico si effettui ugualmente, magari attraverso triangolazioni con Hong Kong che e' la maggior piazza mondiale per questo commercio. I paesi dell'Unione Europea, che pure si sono dati delle blande ed inadeguate forme di regolamentazione, sono pesantemente coinvolte in questo business (in primis la Spagna ma anche l'Italia): un terzo di tutte le pinne di squalo che arrivano ad Hong Kong sono infatti trasportate da navi europee.

Una caccia estremamente crudele sta mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di molte specie di squali, altera in modo grave l'equilibrio degli ecosistemi marini, alimenta la criminalita' organizzata per consentire a poche persone di esibire un piatto ricercato in qualche occasione mondana.

Fonti
Sharkwater: Shark Finning Facts
The High Price of Shark Fin Soup
Illegal Shark Fin Fishing

Comunicato 15/04/09

Giù le mani dai maiali
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No ai brevetti sugli animali da allevamento!
No ai brevetti sul vivente!


Il Comitato Scientifico EQUIVITA aderisce alla manifestazione attualmente in corso a Monaco di Baviera davanti all’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO), organizzata da Misereor, Greenpeace Germania, No Patents on Life e dalle associazioni dei produttori caseari (BDM), dei selezionatori di suini (BESH) e dei piccoli agricoltori tedeschi (ABL).
 
EQUIVITA ha aderito al ricorso presentato all’EPO dalle suddette associazioni contro il brevetto EP1651777, concesso nel 2008 alla Monsanto e oggi di proprietà della Newsham Choice Genetics, che rivendica  la selezione convenzionale dei maiali come un’invenzione!

Secondo la legge europea, il brevetto - che copre non solo il metodo di produzione delle piante ma anche le piante e gli animali che ne derivano, generazione dopo generazione - non può essere concesso per “metodi  essenzialmente biologici”, ovvero “che consistono in fenomeni naturali quali l’incrocio o la selezione”.
 
L’Ufficio Europeo dei Brevetti, che ha sempre cercato di andare oltre i limiti imposti dalla legge (vedi modifica del Regolamento applicativo della Convenzione Europea dei Brevetti del 16/6/99, per iniziare a rilasciare brevetti sulla materia vivente prima ancora che fosse recepita la Direttiva 98/44), vuole da lungo tempo spostare i confini della brevettabilità fino ad includervi anche le piante e gli animali ottenuti senza fare ricorso alle manipolazioni genetiche. Esso vuole, in altre parole, che siano brevettabili anche piante e animali convenzionali, non ogm. Infatti, il brevetto EP1651777 sui maiali è soltanto uno dei numerosi brevetti richiesti con il solo fine di consentire, a chi detiene i brevetti, il controllo di ogni forma di produzione di cibo, vegetale o animale, attraverso la proprietà privata del più prezioso bene del pianeta: le sue risorse genetiche.
 
E’ tra l’altro ancora in discussione presso l’Alta Corte dell’EPO il caso del brevetto EP1069819, riguardante un broccolo (Brassica) prodotto con metodo convenzionale!
 
Con l’occasione il Comitato Scientifico EQUIVITA esprime la sua viva soddisfazione per la decisione presa dal ministro dell’Agricoltura tedesco Ilse Aigner, con l’approvazione del ministro dell’Ambiente, di bandire da tutta la Germania la coltivazione del mais MON810 a causa dei pericoli che esso presenta per l’ambiente. Salgono in tal modo a sei le nazioni europee che si sono espresse per un divieto contro questa varietà di mais, introdotta in Europa nel 1998: Austria, Francia, Ungheria, Grecia e Lussemburgo e Germania.
 
Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. + 39. 06.3220720, + 39. 335.8444949
E-mail: equivita@equivita.it
Sito internet: www.equivita.org
 

EQUIVITA Comitato Scientifico Antivivisezionista
Via P. A. Micheli, 62
00197 Roma (Italia)
Tel  +39063220720
Fax +39063220720
c/cp 88922000
E-mail: equivita@equivita.it
http://www.equivita.org


25/03/09
Appello di “No Patents on Seeds”: presto a Monaco la manifestazione “No ai brevetti sulla selezione dei suini! No ai brevetti sulla vita!”
Fonte: No Patents on Seeds

Il prossimo 15 aprile, una rete di ONG tedesche e di organizzazioni di agricoltori - tra cui Misereor, Greenpeace Germania, No Patents on Life (No ai brevetti sulla vita) e le associazione dei produttori caseari (BDM), dei selezionatori di suini (BESH) e dei piccoli agricoltori tedeschi (ABL) - terrà una manifestazione davanti all’Ufficio Europeo dei Brevetti di Monaco. In questa data, infatti, scade il termine per presentare ricorso contro un brevetto originariamente richiesto dalla Monsanto nel 2005.
Il brevetto EP 165 1777 rivendica la selezione convenzionale dei suini come un’invenzione ed è stato concesso nel 2008, dopo che la Monsanto l’ha venduto a un’altra società. Nonostante l’enunciazione del brevetto abbia subito alcune modifiche formali, esso copre ancora la selezione convenzionale dei maiali, basata su caratteristiche genetiche presenti in tutte le razze della specie. Il brevetto non serve, quindi, a proteggere un’invenzione, ma è soltanto uno strumento per acquisire il controllo delle risorse genetiche in campo agricolo e nel campo della produzione alimentare. Esso potrà essere usato per estorcere ingiustificati diritti di proprietà agli agricoltori, ai selezionatori e ai produttori di cibo, ma anche per ostacolare la competizione e la scelta nella selezione degli animali.
Il prossimo 15 aprile, la Coalizione delle ONG manifesterà insieme agli agricoltori e ai selezionatori per inviare un segnale chiaro ai decisori e agli Uffici Brevetto di tutto il mondo.  La partenza è fissata per le ore 12 da Marienplatz – l’arrivo per le ore 14 davanti all’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO),  Erhardtstr. 27.
Contatti: info@no-patents-on-seeds.org
 

COMUNICATO 20/03/09

IL PAPA IN DIFESA DEI POPOLI POVERI CONTRO LE MULTINAZIONALI

 
Ringraziamo vivamente sua Santità il
Papa Benedetto XVI, per avere, con il Documento Vaticano di preparazione al Sinodo speciale africano, “Instrumentum laboris”, da Lui consegnato a Yaoundè, fatto la seguente denuncia:

“Le multinazionali
continuano a invadere gradualmente il Continente africano per appropriarsi delle risorse naturali. Schiacciano le compagnie locali, acquistano migliaia di ettari espropriando le popolazioni dalle loro terre con la complicità dei dirigenti africani ”. Lasciando i piccoli agricoltori senza terra, senza acqua, senza energia, senza crediti, ridotti in miseria, esse “recano danno all’ambiente e deturpano il Creato”.

In particolare ringraziamo il Papa per avere, accogliendo il nostro appello, denunciato la campagna di semina degli Ogm operata dalle stesse multinazionali che “pretende di garantire la sicurezza alimentare” ma “finisce per sopprimere le semine tradizionali rendendo i contadini dipendenti dalle società produttrici di Ogm”.

Dice Fabrizia Pratesi, coordinatrice del Comitato Scientifico EQUIVITA (già CSA):
 
“Da oltre 15 anni abbiamo sperato di ricevere il sostegno del Vaticano nella nostra azione di opposizione all’uso improprio delle biotecnologie, di opposizione alla privatizzazione – attraverso i nuovi brevetti - del bene comune più prezioso che possiede l’umanità, ovvero le risorse genetiche del pianeta (o Creato). Da anni abbiamo sperato che le menzogne con le quali sono stati diffusi gli Ogm in agricoltura (maggiore produttività, minore inquinamento) venissero smascherate e che fossero denunciati i danni che gli Ogm causano non solo alla salute e all’ambiente, ma anche all’economia dei Paesi poveri.
 
Oggi il sostegno della Chiesa Cattolica è infine venuto. E’ un momento di enorme soddisfazione per noi, che rinforza le nostre speranze per l’avvento di un mondo migliore”.

Comitato Scientifico EQUIVITA
Via P. A. Micheli, 62
00197 - Roma
Tel. + 39.06.3220720, + 39.335.8444949 -
E-mail: equivita@equivita.it
www.equivita.org


03/03/09
Voci dall’Africa: il futuro della nostra agricoltura si chiama “Sovranità alimentare”
Fonte: Oakland Institute – Comunicato stampa

Il nuovo rapporto dell’Oakland Institute, “Voices from African Farmers and Environmentalists Speak Out Against A New Green Revolution in Africa”, lancia un attacco frontale ai progetti occidentali che promuovono per l’Africa una nuova Rivoluzione Verde basata sull’ingegneria genetica. Il rapporto dà voce alla resistenza africana e delinea soluzioni radicate nella conoscenza diretta delle necessità del continente. Spiega Diamantino Nhampossa: “L’Africa non ha bisogno del dumping degli aiuti alimentari dai paesi ricchi che distruggono la produzione interna, ne’ che le sia imposta un’agricoltura di tipo industriale basata sull’uso di sostanze chimiche e di sementi a resa elevata, con il risultato paradossale di una maggiore produzione di poche colture alimentari a fronte di fame e deterioramento ambientale ancora peggiori”. L’aggravarsi del problema della fame, causato dal forte incremento del prezzo degli alimenti, è stato usato per sostenere la necessità di accrescere la produzione agricola mediante soluzioni tecniche come l’ingegneria genetica. Tuttavia, l’idea che per risolvere il problema della fame o del cambiamento climatico, sia necessario ricorrere alla tecnologia è falsa. “Voices from Africa” chiarisce che per affrontare il problema della fame e del deterioramento ambientale occorre invece adottare un nuovo paradigma, che valorizzi le soluzioni locali e tradizionali e lasci spazio a politiche commerciali capaci di proteggere i mercati locali, a beneficio dei piccoli agricoltori, dei pastori e dei pescatori. “Per combattere la povertà in Africa, dobbiamo abbracciare la proposta della Sovranità alimentare elaborata dai movimenti delle popolazioni indigene, dei migranti, delle donne e delle comunità rurali”, afferma Nhampossa. “La sovranità alimentare mette chi produce, distribuisce e consuma il cibo al centro del sistema e delle politiche alimentari, al posto delle esigenze del mercato e delle multinazionali”.

02/03/09
Divieti di Austria e Ungheria sul MON810: vittoria al Consiglio dei ministri UE!
Fonte: Rete delle regioni libere da Ogm
 
22 stati membri su 27 hanno respinto, con una maggioranza netta e qualificata di 282 voti, la proposta della Commissione europea per l’abolizione dei divieti di Austria e Ungheria sul mais MON810.
Solo Gran Bretagna, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia ed Estonia hanno sostenuto la proposta della Commissione al Consiglio dei ministri UE. Contro la Commissione, e a fianco dell’Ungheria e dell’Austria: Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna
(282 voti, 22 paesi).
Un esordio eccellente per la campagna promossa dalla Rete delle Regioni Libere da Ogm, che proseguirà per assicurare il mantenimento dei divieti di Francia e Grecia sul MON810 (il voto è atteso per fine marzo) e il rigetto dei mais gm Bt11 e 1507. Intanto, la lettera ai ministri diffusa dalle organizzazioni della società civile, è stata sottoscritta da oltre 17.000 persone nella sola prima giornata. Continuate a firmare e a far firmare:
http://www.gmo-free-regions.org/stop-the-crop-action/it.html <http://www.gmo-free-regions.org/stop-the-crop-action/it.html>
 
ARTICOLI PUBBLICATI OGGI SULLA PAGINA REGIONALE DI: La Tribuna di Treviso - La Nuova Venezia - Il Mattino di Padova
Ci voleva l'intervento di Striscia per far ritirale le crocchette al veleno!
Povera Italia!
Ciao
Andrea Zanoni

IL GIORNALE DI OGGI, MERCOLEDÌ 4 MARZO 2009 > REGIONE

Pagina 7 - Regione Stampa questo articolo

L'inviato del tg satirico Edo Stoppa si è fatto promettere piena collaborazione nelle indagini dall'azienda produttrice

Veleni nel mangime, blitz di «Striscia»

La ditta di Pavia si difende: «Una contaminazione per noi inspiegabile»

DIEGO BORTOLOTTO

  SAN FIOR. «E' stata riscontrata una concentrazione di melamina indubbiamente molto elevata, tossica, che è stata la causa la morte dei due cani della signora». Così si è espresso Antonio Brino, responsabile del dipartimento di prevenzione dell'Usl 7 ai microfoni di «Striscia la Notizia». Nei giorni scorsi Edo Stoppa, l'inviato del tg satirico di
Canale 5 esperto di animali, è arrivato nel Trevigiano per un'inchiesta sul caso del mangime alla melamina. «Sono stati trovati 766 milligrammi della sostanza a fronte di un dato ammesso dalla Comunità europea che è di 2,5 milligrammi - ha spiegato Antonio Brino - quindi valori 300 volte superiori». In seguito a questo caso, su indicazione della Regione, le aziende sanitarie eseguiranno annualmente ulteriori controlli specifici, con una trentina di campionature per verificare eventuali contaminazioni nei mangimi destinati agli animali. Quelli finiti nell'occhio del ciclone, sono stati prodotti dalla ditta Diusa Pet srl di Marzano (Pavia). Si tratta in particolare del lotto 094 «Cuccioli C1» e del lotto 099 «Duck & Barley». Lo stesso inviato di Striscia la Notizia si è recato nel Pavese per chiarire la vicenda con l'azienda produttrice delle crocchette. «Tuttora siamo qui a lavorare con l'Asl per capire l'origine della contaminazione - ha dichiarato Giorgio Ceresa, direttore generale della Diusa Pet che non si è sottratto ai microfoni della trasmissione satirica - noi ci riteniamo vittime di tutta la vicenda in quanto operiamo con la massima professionalità per il benessere dei nostri animali». All'incalzare delle domande di Edo Stoppa, sull'utilizzo della melanina per aumentare i valori proteici e conseguentemente il valore del prodotto, l'azienda si è difesa respinegendo ogni accusa: «Questa melamina non sappiamo da dove arriva. Per le materie prime per le quali c'era un ipotetico rischio di sofisticazione per un vantaggio economico noi abbiamo già fatto della analisi insieme all'Asl e sono risultate negative». Le telecamere di Canale 5 sono arrivate anche a San Fior per intervistare Adelaide Ponzè, la donna che grazie alla sua denuncia ha potuto salvare la vita a molti altri cani. Infatti quei due prodotti, in seguito all'intervento del Ministero della Salute e su appello adesso dell'azienda produttrice, sono stati ritirati dal mercato. Avrebbero potuto uccidere altre bestiole. L'allevatrice di San Fior la scorsa estate aveva iniziato a dare quelle sue crocchette per migliorare l'alimentazione dei cani, ma poi è capitata la tragedia. «Mi avevano consigliato di cambiare mangime, ma è stata una scelta terribile»: così la donna ha raccontato la sua esperienza a Striscia la Notizia, mentre coccolava i suoi amati
cagnolini. Adesso verrà sporta una denuncia ai carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sarà perciò avviata un'inchiesta per verificare le cause per cui in quel mangime era presente un valore così elevato di melamina. L'inchiesta sulle crocchette quindi continua.

IL GIORNALE DI OGGI, MERCOLEDÌ 4 MARZO 2009 > REGIONE

Pagina 7 - Regione Stampa questo articolo

I parlamentari Donatella Poretti e Marco Perduca del Pd chiedono al ministro Sacconi più controlli sui mangimi per animali e le importazioni dalla Cina

Le crocchette killer arrivano in Senato

Cani uccisi dalla melamina a San Fior, scatta l'interrogazione parlamentare

«Servono controlli a campione in tutta la filiera»

  SAN FIOR. Il caso dei cani di San Fior uccisi dal mangime contaminato dalla melamina, contenuto in due lotti distribuiti dalla ditta Diusa Pet di Pavia, arriva in Parlamento con un'interrogazione presentata dai senatori Donatella Poretti e Marco Perduca del Partito Democratico. Si chiede al ministro Maurizio Sacconi l'avvio di verifiche a campione sui
mangimi e sulle importazioni di alimenti «made in China».  Prima di diffondere il nome della ditta responsabile della vendita delle crocchette contaminate, nei giorni scorsi il Ministero della Salute ha atteso i risultati ufficiali delle analisi sul mangime che, a luglio, ha causato la morte di due cani a San Fior, un lhasa e un maltese, di proprietà dell'allevatrice sanfiorese Adelaide Ponzè. «Le analisi hanno confermato la presenza di melamina nel mangime Duck & Barley, lotto 099, e nel mangime C1, lotto 094, prodotti dalla ditta Diusa Pet di Marzano (Pavia)». ha chiarito il Ministero in una nota. Il Ministero ha altresì invitato gli allevatori che fossero in possesso di mangime di questi lotti di sospenderne precauzionalmente la somministrazione ai cani. Contestualmente, è stato disposto il ritiro dal mercato dei mangimi di questi lotti che ancora si trovavano in
commercio. I due senatori del Partito Democratico, ritenendo particolarmente grave questo episodio di avvelenamento, chiedono nella loro interrogazione che «ci sia l'avvio o l'intensificazione di verifiche a campione sugli ingredienti e sul contenuto dei mangimi e alimenti per animali, anche in considerazione dell'allarme suscitato dalla recente immissione sul mercato internazionale, in particolare in Cina, di partite di alimenti destinate all'uomo sofisticate con la melamina, che si teme possano ora essere smerciate nella filiera di
produzione di cibo per animali». «I due cani morti a San Fior - denuncia la senatrice Donatella Poretti - erano regolarmente alimentati con un prodotto che conteneva elevatissime quantità di melamina, fino a 560 volte il limite consentito dalle norme sanitarie vigenti. L'estate scorsa in Cina, cinque bambini sono morti e circa sessantamila sono rimasti intossicati dal latte in polvere contaminato con la medesima sostanza. Si teme che le partite di cibo adulterate alla melamina, originariamente destinate agli uomini benché tossiche, trovino maglie più larghe nei controlli delle filiere di produzione di alimenti per animali. Quanto accaduto a Treviso suscita grave allarme, perché è impossibile sapere se e quanti altri animali possano aver assunto mangime contaminato, dato che non è comune che un padrone di cani, come invece avvenuto a San Fior, disponga un'autopsia sul proprio amico deceduto e analisi sul cibo che questi aveva consumato». In queste settimane i centralini delle Ulss della provincia di Treviso, e non solo, sono stati letteralmente presi d'assalto da allevatori e proprietari di cani spaventati dai rischi delle «crocchette killer». Una psicosi che si è solo parzialmente ridimensionata dopo la comunicazione della ditta responsabile e dei lotti contaminati. Intanto le associazioni animaliste, dopo aver chiesto e ottenuto come i due senatori del Pd che fosse reso noto il nome della ditta responsabile, hanno annunciato azioni legali. Andrea Zanoni, presidente della Lac (Lega Abolizione Caccia) del Veneto ha dichiarato: «Abbiamo comunicato alla signora la nostra disponibilità di costituirci parte civile nel prevedibile processo contro l'azienda che ha posto in commercio queste crocchette al veleno. Giova ricordare che solo all'interruzione della somministrazione di queste crocchette la signora di San Fior è riuscita a salvare gli altri suoi nove cani». La sanfiorese si era infatti rivolta ad un veterinario ed era stata interessata l'Ulss 7. L'autopsia effettuata all'Istituto Zooprofilattico di Padova aveva rilevato nei cadaveri dei cani una nefrite, compatibile con varie patologie, tra cui appunto l'intossicazione alimentare. Il veterinario aveva così prelevato anche il mangime, poi spedito all'istituto Zooprofilattico di Torino, dove sono state riscontrate percentuali di melamina in eccesso. Il mangime utilizzato dalla signora Ponzè era stato comprato, tramite un intermediario in un mangimificio di Brescia. I carabinieri del Nas si erano poi sono recati a casa di Adelaide Ponzè, sequestrando 8 chili di mangime.


IL GIORNALE DI OGGI, MERCOLEDÌ 4 MARZO 2009 > REGIONE

Pagina 7 - Regione Stampa questo articolo

Adelaide Ponzè porterà in tribunale certificati e referti: «Molti cani stanno ancora male»

L'allevatrice degli animali morti dai Nas «Sono pronta a denunciare i produttori»

  SAN FIOR. Domani l'allevatrice di San Fior Adelaide Ponzè formalizzerà la denuncia ai carabinieri del Nas per la scomparsa di due suoi cagnolini, un maltese di tre anni e un lasha di uno, stroncati da un prodotto che aveva valore di melamina superiore di 300 volte rispetto al consentito. «Intanto presenterò la denuncia - annuncia l'allevatrice - poi prenderò in considerazioni quali altre azioni intraprendere con la consulenza del mio avvocato. Voglio giustizia in tutta questa faccenda». Adelaide Ponzè accudisce una decina di bestiole che continuano a essere sottoposte a cure con antibiotici perché anche loro hanno subito gravi disfunzioni ai reni in seguito all'intossicazione. La donna potrebbe chiedere i danni alla ditta produttrice del mangime non solo per le sue due bestiole morte, ma anche per tutti gli esami veterinari e i costi sostenuti per curare in questi mesi e salvare i suoi amici a quattro zampe. «Tutti i miei cani hanno avuto problemi», fa presente l'allevatrice. Fino ad ora infatti, con l'amore che la lega ai suoi animali, ha effettuato a sue spese accertamenti e conseguenti cure sulle bestiole, scoprendo un caso che poi ha avuto una risonanza nazionale. Adelaide Ponzè intende illustrerà in maniera dettagliata i fatti ai
carabinieri, fornendo certificati veterinari relativi alle autopsie effettuate sugli animali morti e agli accertamenti sugli altri che fortunatamente sono riusciti a sopravvivere, ma hanno avuto e continuano ad avere dei problemi fisici. Sarà così aperta un'indagine, e alcune associazioni animaliste hanno già annunciato che si presenteranno in tribunale al fianco dell'allevatrice per costituirsi parte civile nel processo eventualmente aperto a carico della ditta di Pavia. (di.b.)
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Visita il ns. sito: www.lacveneto.it

 

COMUNICATO: il Ministero della salute finalmente ha comunicato il nome della marca delle crocchette alla melanina 

Comunicato del 28 febbraio 2009 

Il Ministero della salute con un comunicato ha finalmente reso noto il nome della marca delle crocchette per cani alla melamina invitando i cittadini a sospenderne l’uso. 

Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali con il comunicato n. 78 del 27  febbraio 2009, pubblicato oggi sul sito www.ministerosalute.it, ha finalmente reso nota la marca e l’azienda produttrice delle crocchette contenenti la sostanza tossica conosciuta con il nome di melamina.

Nel comunicato viene riportato testualmente: “Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, a seguito della conferma ufficiale ricevuta in data odierna, della presenza di melamina nel mangime Duck & Barley con lotto 099, e nel Mangime C1 con lotto 094, prodotti dalla ditta Diusapet Srl sita in Marzano (PV), informa i cittadini e in particolare gli allevatori di cani, eventualmente in possesso di tali mangimi nei lotti indicati, di sospenderne o evitarne, a titolo precauzionale, la somministrazione ai propri animali. Si precisa inoltre che si sta provvedendo al ritiro dei quantitativi di tali mangimi eventualmente ancora presenti sul circuito commerciale.”

Andrea Zanoni presidente della LAC Lega Abolizione della caccia del Veneto ha cosi’ commentato l’iniziativa del Ministero: “Finalmente, dopo ben 10 giorni dalle nostre richieste di rendere nota la marca delle crocchette alla melamina, il ministero della Salute ha provveduto ad allertare i cittadini facendo finalmente il nome. Considerata la pericolosità che detto cibo costituiva per i nostri amici a quattro zampe resta incomprensibile il motivo per il quale le Autorità non abbiano allertato da subito i cittadini. Riteniamo pertanto questo ritardo molto grave e causa anche di possibili danni ai cani che nel frattempo sono stati nutriti con queste crocchette. Comunque siamo soddisfatti perché il nostro impegno affinché venisse fatto il nome dell’azienda è stato premiato. Di questa vicenda avevamo interessato anche Striscia la notizia che giovedì 26 febbraio è venuta a Treviso per indagare sulla morte dei cani di una signora. Ora informeremo le circa 400 persone che in questi giorni giustamente ed insistentemente ci avevano chiesto di scovare il nome della marca delle crocchette.” 

LAC Lega Abolizione Caccia – Sez. Veneto – Via Cadore, n.15/C int.1 31100 TREVISO - E-mail: lacveneto@ecorete.it, Web: www.lacveneto.it, Cell.347 9385856.

Comunicato  n. 78                           27  febbraio 2009                                                                                         

Ministero del  Lavoro,  della Salute   e delle Politiche Sociali 

           UFFICIO STAMPA 

Mangimi per cani contaminati da melamina : avviso a cittadini e allevatori 

Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, a seguito della conferma ufficiale ricevuta in data odierna, della presenza di melamina nel mangime Duck  & Barley con lotto 099, e nel Mangime C1 con lotto 094, prodotti dalla ditta Diusapet Srl sita in Marzano (PV), informa i cittadini e in particolare gli allevatori di cani, eventualmente in possesso di tali mangimi nei lotti indicati, di sospenderne o evitarne, a titolo precauzionale, la somministrazione ai propri animali.

Si precisa inoltre che si sta provvedendo al ritiro dei quantitativi di tali mangimi eventualmente ancora presenti sul circuito commerciale.


26/02/09
Autorizzazione dei mais Bt11 e 1507: nulla di fatto alla riunione del Comitato di esperti
Fonte: EU Observer, Andrew Willis

Gli esperti che compongono il Comitato permanente per la catena alimentare e il benessere animale degli stati membri non sono riusciti ad approvare o a respingere la proposta di autorizzazione di due mais gm presentata dalla Commissione europea. La coltivazione dei mais Bt11 e 1507 in UE è stata approvata dagli esperti di 6 stati membri (91 voti) e respinta da quelli di altri 12 (127). Gli scienziati di 6 stati membri si sono astenuti e quelli di Germania e Malta non hanno presenziato le votazioni. Poiché i 127 voti contrari non costituiscono una maggioranza qualificata, la richiesta di autorizzazione presentata da Pioneer e Syngenta passa ora all’esame del Consiglio dei ministri dell’Ambiente. Anche questa volta, occorrerà una maggioranza qualificata; in sua assenza la Commissione potrà procedere ed emettere le autorizzazioni.

20/02/09
Lussemburgo, capitale europea, dichiarata "Città libera dagli Ogm"
Due terzi dei comuni del Lussemburgo rifiuta gli Ogm
Fonte: Yahoo France

Lussemburgo si è dichiarata “Città libera dagli Ogm” insieme a due terzi dei propri comuni, rifiutando l’uso degli Ogm sui propri campi e nei servizi di catering alimentare da essa finanziati.
L’iniziativa “Lussemburgo libera dagli Ogm” è una coalizione di 25 organizzazioni della società civile che nell’estate del 2006 ha fondato e lanciato una campagna per proibire la coltivazione e il consumo di Ogm a Lussemburgo. Da allora, due terzi dei comuni della città si sono dichiarati liberi da Ogm, adeguandosi alla volontà dei consumatori dello stato (secondo un sondaggio effettuato dall’Istituto ILRes nel 2005, l’83% dei lussemburghesi è contrario all’uso di Ogm in agricoltura).
"Questa decisione”, ha dichiarato il coordinatore della campagna Maurice Losch, “ha un notevole significato politico, se si considera che la Commissione europea sta cercando di imporre nuovi pericolosi Ogm contro la volontà di oltre il 60% dei consumatori europei”. Viviane Loschetter, vice Sindaco della città e responsabile per le questioni ambientali ha così commentato: “Gli Ogm sono un problema globale con conseguenze locali, perciò ci interessano tutti. Pertanto abbiamo tutti una responsabilità e la città del Lussemburgo ha fatto la sua parte. Nel rispetto del Principio di precauzione, abbiamo deciso di proteggere la salute dei consumatori e di proibire l’uso degli Ogm nelle mense e in altri servizi di catering. D’ora in avanti, coltivare Ogm sarà proibito. Esortiamo le altre capitali europee a seguire il nostro esempio e a dichiararsi “Capitali europee libere dagli Ogm”.
 
17/02/2009
Sentenza della Corte di giustizia europea: i cittadini hanno il diritto di sapere dove si trovano i campi coltivati con Ogm
Fonte: Zoë Casey

La Corte di giustizia europea ha deciso oggi che l’ubicazione esatta dei campi coltivati con colture geneticamente modificate deve essere resa pubblica su richiesta dei cittadini.
Il tribunale ha dichiarato che, in base alle norme sulla trasparenza contenute nella Direttiva europea che regola l’immissione nell’ambiente degli Ogm, l’identità dei siti su cui si coltivano colture gm “non può in nessun caso restare riservata”, in quanto i transgenici possono arrecare rischio alla salute e all’ambiente.
Il caso è nato da una richiesta di Pierre Azelvandre, cittadino francese che nel 2004 ha scritto al Sindaco dell’Alta Alsazia e alla Commissione sull’accesso ai documenti amministrativi, chiedendo di conoscere l’ubicazione dei siti gm della sua regione. Non avendo ricevuto risposta dal sindaco e avendo la Commissione emesso parere sfavorevole per motivi di privacy e sicurezza degli agricoltori, Pierre Azelvandre ha interpellato il Consiglio di Stato, che ha a sua volta richiesto il parere della Corte di giustizia europea.
 
13/02/09
Nuovo mais gm contiene proteine ricavate da misteriose creature marine
Gli esperti ammoniscono: se autorizzato, il cereale transgenico contaminerà la catena alimentare
Fonte: Union of Concerned Scientists
 
Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha annunciato, a novembre del 2008, l’intenzione di deregolamentare una varietà di mais geneticamente modificata dalla Syngenta per la produzione di etanolo, sollecitando l’invio di commenti pubblici sia sulla propria decisione preliminare, sia sulla bozza di valutazione ambientale che ne illustra le motivazioni. Se il “mais-etanolo” dovesse essere deregolamentato, il vegetale non sarebbe più soggetto al controllo dell’USDA e potrebbe essere coltivato negli Stati Uniti senza alcuna restrizione e su qualsiasi scala.
La Syngenta ha sviluppato questa varietà di mais per  ridurre i costi di produzione dell’etanolo e renderlo maggiormente competitivo. La società spera, infatti, che la proteina introdotta nella pianta mediante modifica genetica possa rompere la catena dell’amido del mais nella fase delle alte temperature, e che il nuovo metodo sostituisca quello più costoso attualmente in uso, basato su proteine ricavate da microbi. La proteina creata dalla Syngenta, tuttavia, deriva dall’assemblaggio di proteine provenienti da tre organismi insoliti e alquanto sconosciuti che proliferano in acque marine estremamente calde.
Nei commenti fatti pervenire all’USDA, il Sindacato degli Scienziati Responsabili, ha sottolineato che se l’Agenzia dovesse autorizzare la coltivazione del cereale nelle proporzioni richieste dalla Syngenta, la contaminazione del mais destinato ad uso alimentare e mangimistico sarebbe inevitabile. I cittadini si ritroverebbero così a consumare proteine non nate per il consumo alimentare ed esposti a grave rischio di allergie. Il Sindacato ha chiesto all’USDA di salvaguardare l’integrità della catena alimentare proibendo la produzione in campo aperto del nuovo cereale gm e di tutte le altre colture geneticamente modificate a scopo industriale o farmaceutico.

- Quello che succede nel terreno con la Coltivazione di OGM Bt
 
Ecco perchè bisogna revocare immediatamente in Tutta Europa l'autorizzazione alla semina del Mais GM Bt Mon 810 ed arrivare al Bando Mondiale degli OGM e dei Pesticidi Chimici ed una moratoria immediata delle importazioni di OGM in Italia ed in Europa
 
Accademia Mediterranea per l'Agroecologia e la Vita - Rassegna Scientifica a cura di Giuseppe Altieri
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LA CATASTROFE DELLA SOIA TRANSGENICA IN ARGENTINA
Gennaro Carotenuto
(03 marzo 2009)
Avevano presentato gli organismi geneticamente modificati come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Tra l’altro dicevano, c’è tutta una letteratura, che gli OGM non hanno bisogno di fertilizzanti chimici o di erbicidi. Non era così. Nell’Argentina dell’agroindustria della soia, secondo la ONG “Gruppo di Riflessione Rurale” (GRR) proprio l’agroindustria sta avvelenando una delle pianure più fertili del mondo dove per non morire di cancro si scappa via. Il principale colpevole è il glifosfato, un erbicida inventato dalla Monsanto ma oggi, essendo scaduto il brevetto, prodotto da più ditte.
Si starebbero così moltiplicando i casi di tumori infantili, le malformazioni congenite, i problemi renali, le dermatiti, i problemi respiratori. Secondo uno studio dell’Ospedale italiano “Giuseppe Garibaldi” di Rosario, nelle zone fumigate ci sarebbe un aumento di tre volte dei tumori gastrici e ai testicoli, di due volte per quelli al pancreas e ai polmoni e addirittura di dieci volte al fegato.
GRR ha intervistato decine di medici rurali e abitanti dell’interno argentino e questi sarebbero i risultati tanto che dalla ONG si afferma: “La prima cosa da fare è una moratoria delle fumigazioni”. Ma il governo argentino con molta difficoltà può prendere delle decisioni in un territorio sul quale, dalla notte neoliberale, ha una giurisdizione molto limitata.
Durante gli anni del neoliberismo, infatti, mezzo territorio agricolo dell’Argentina fu venduto pezzo per pezzo a multinazionali dell’agroindustria transgenica. Oggi la metà delle campagne argentine, vaste più volte il territorio italiano, è piantato a soia transgenica. Per far crescere i 48 milioni di tonnellate di soia, esportate verso Cina, India e Stati Uniti, e che sono una delle prime voci dell’export del paese, vengono utilizzati 200.000 litri l’anno di glifosfato. Sembrava facile piantare tutto a soia in un territorio pianeggiante e con un’agricoltura altamente meccanizzata. Fu così che dagli anni ’80 in avanti la soia rubò sistematicamente spazio ai boschi, all’allevamento e ad altre coltivazioni. Se la Monsanto nega che il glifosfato sia tossico, dalla GRR si risponde che il glifosfato è il principale agente usato per le fumigazioni dei campi di coca in Colombia ed Ecuador e anche in quei casi ci sono denunce per gravi conseguenze sull’uomo.
Secondo la denuncia di GRR, raccolta da IPS: “E’ necessario sospendere le fumigazioni almeno in base al principio di precauzione”. Ma accettare tale precauzione vorrebbe dire per l’Argentina mettere in crisi completamente il modello agro esportatore. La rivista “Latinoamerica”, in questi anni, lo ha più volte denunciato: il modello dell’agroexport produce altissimi guadagni per pochi, spazza via la piccola agricoltura, non produce lavoro a causa dell’altissimo livello tecnologico e desertifica le campagne.

fonte www.gennarocarotenuto.it

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The Devastating Effects of GMOs on the Future of Soil
Reference
Navdanya, 2009. Effect on Soil Biological Activities Due to Cultivation of Bt. Cotton. Online at www.navdanya.org/report1.pdf

in Vidharbha, India to determine the effect of Bt (Bacillius thuringiensis) cotton on the microbial population of various soil micro-organisms. The results indicated a significant decline in total microbial biomass in the Bt soil. If current trends continue, the researcher estimated that 6.7 million hectares of planted Bt transgenic crops in India were in danger of becoming sterile and unable to grown anything within the next 10 years.

Monsantos trangenic or genetically modified (GM) cotton is pervasive in India  and is created using an insertion of three genes with only the soil bacteria, Bt, being used as a pesticide. Bt is a bacterium used for the biological control of alfalfa and redhumped caterpillars, cabbage looper and omnivorous and fruit tree leaf roller and is toxic to many types of moths and butterfly larvae. After two to three days of feeding on the Bt-cotton the insects die.

Only recently, however, have researchers begun to study the deleterious effects of this unnaturally inserted bacteria on the viability of soil micro-organisms. A study conducted in December of 2008 examined soil micro-organisms from GM Bt-cotton on 25 different plots that had been planted for three years as well as non-GMO cotton in Vidharbha. Vidharbha has been in the media recently due to the large increases in farmer suicides linked to the devastating losses and economic turmoil linked to GMOs.

Bt-Cotton Effects on Micro-Organisms and Soil Enzymes

The researchers found significant microflora disturbances; specifically, a 17 percent decrease in actinomycetes and a 14 percent reduction in beneficial bacteria in the Bt-cotton soil as compare to the control (non Bt-cotton soil). Actinomycetes are necessary for breaking down cellulose and humus and mineralizing and immobilizing nutrients. Without this vital breakdown, the soil begins to die which increases the probability of disease in the plant and decreases the overall vital nutrients of the soil.

Soil enzymes (i.e., dehydrogenase, nitrogenase and acid phosphatase) were found to be significantly reduced in the Bt-cotton soil as compared to the non Bt-cotton soil. Specifically, the researcher found a significant reduction of 10.3 percent in dehydrogenase, a 22.6 percent decrease in nitrogenase and a 26.6 percent decrease in acid phosphatase. Soil enzymes, which make nutrients available to plants, are an integral and necessary component of soil metabolism. For example, nitrogenase balances and regulates nitrogen within the soil.

According to the researcher, "At this rate, in a decade of planting with GM cotton, or any GM crop with Bt genes in it, could lead to total destruction of soil organisms, leaving dead soil unable to produce food".

Clearly, when mankind begins to destroy nature by means of transgenic modification, the ripple effect disrupts the thousands of millennia old delicate symbiotic balance among micro-organisms, plants and humans.  If this mindless and greed-driven control of the food chain does not stop, we have no one to blame but ourselves. It is our fellow man eroding the ecological fabric of nature right before our eyes, and therefore it is only man that has the capability to stop it.

Comunicato stampa LAV

8 luglio 2008 

G8 E CRISI ALIMENTARE MONDIALE, APPELLO AI LEADER DEI PAESI INDUSTRIALIZZATI: RIDURRE GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI DI ANIMALI, UTILIZZANDO LE PRODUZIONI AGRICOLE PER SFAMARE I PAESI POVERI.

LA LAV DIFFONDE IL RAPPORTO L’INDUSTRIA DELL’ALLEVAMENTO ANIMALE - PARTE DEL PROBLEMA POVERTA’, REALIZZATO DALL’ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE WSPA (SOCIETA’ MONDIALE PER LA PROTEZIONE ANIMALE).

 L’attuale crisi mondiale alimentare figura tra le priorità nell’agenda dei lavori del vertice del G8, riunito da ieri in Giappone, durante il quale il Primo Ministro giapponese auspica una decisione comune rispetto alla questione.

 All’interno del summit di quest’anno, infatti, i leader degli 8 maggiori Paesi industrializzati prevedono di concordare la formazione di una task force per affrontare la crisi mondiale alimentare. Tale gruppo avrà lo scopo di affrontare il problema immediato di carenza alimentare dei paesi più poveri, così come sfide a lungo termine, quali l’incremento della produzione alimentare.

 Per affrontare il problema dal punto di vista del benessere animale, l’associazione internazionale WSPA (Società mondiale per la Protezione degli Animali), ha realizzato un rapporto, diffuso in Italia dalla LAV,  intitolato “INDUSTRIAL ANIMAL AGRICULTURE – PART OF THE POVERTY PROBLEM” (L’INDUSTRIA DELL’ALLEVAMENTO ANIMALE - PARTE DEL PROBLEMA POVERTA’), nel quale mette in evidenza quanto l’allevamento intensivo di animali, destinati al consumo alimentare umano del 20% della popolazione mondiale che risiede nei Paesi industrializzati, incida considerevolmente sulla scarsità di risorse alimentari per i Paesi più poveri.

 L’esperto di alimentazione e agricoltura Colin Tudge, che ha scritto la prefazione al rapporto della WSPA ed è l’autore di “Sfamare le popolazioni è facile”, ponendo l’accento sull'impatto dell’allevamento industrializzato di animali sulla povertà a livello mondiale, ha dichiarato: "La relazione della WSPA va diritto al cuore della questione, praticamente, moralmente e politicamente, dimostrando che l’allevamento industrializzato di animali influisce negativamente sulla povertà globale in una dozzina di modi diversi. "

 Il rapporto della WSPA propone di esaminare il problema dalla radice, riconsiderando il sistema economico fin qui adottato, e suggerendo, tra le altre soluzioni al problema della carenza di cibo, la rinuncia o la riduzione del consumo di carne, per garantire che i raccolti mondiali di grano possano alimentare il maggior numero di persone possibile.

Il benessere degli animali, quindi, deve essere parte della soluzione del problema della fame e la povertà mondiali.

 “Il G8 ha la grande opportunità di accogliere le proposte che ormai vengono da organismi di tutto il mondo e indirizzare chiaramente a una riduzione delle produzioni animali a livello mondiale, liberando ingenti quantità di proteine vegetali impiegabili da subito per contrastare la crisi alimentare mondiale.dichiara Roberto Bennati Vicepresidente LAV Non sono più sostenibili scelte alimentari che mirano ad incentivare consumi animali, responsabili della distruzione di foreste, dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e anche della diffusione delle malattie, come testimoniato da rapporti della FAO. E’ necessario ridurre o eliminare i consumi di animali e promuovere modelli di sviluppo capaci di dare cibo a tutti gli abitanti del pianeta in un sistema di efficace e democratica ripartizione delle risorse”.   

Ufficio stampa LAV 06.4461325 – 328.0398535                                       www.lav.it

 Punti chiave della relazione WSPA 

·         Ci sono ancora 854 milioni di persone sottoalimentate in tutto il mondo, di cui 820 milioni nei paesi in  via di sviluppo, 25 milioni nei paesi in “transizione” e 9 milioni nei paesi industrializzati (dati FAO 2001-2003).

·         La storia ha dimostrato che l'allevamento industriale degli animali ha un effetto devastante sugli allevamenti a conduzione familiare, i piccoli agricoltori e le comunità rurali.

·          La fame e la malnutrizione uccidono più di cinque milioni di bambini ogni anno, e il costo per i paesi in via di sviluppo corrisponde a miliardi di dollari in perdita di produttività.

·         La crescita dei sistemi intensivi di allevamento nei paesi in via di sviluppo minaccia la sostenibilità sia delle popolazioni rurali sia i tradizionali sistemi di produzione alimentare.

·         Le grandi aziende di allevamento intensivo di animali tendono alla riduzione dei costi, diminuendo il numero degli addetti, e modificando il patrimonio genetico degli animali.

·         Sarebbe più efficace coltivare vegetali commestibili che hanno una buona resa e che possano essere utilizzati direttamente per l’alimentazione umana.

·         Il Consiglio Mondiale Alimentare delle Nazioni Unite ha stimato che il trasferimento di  “una percentuale tra il 10% e il 15% dei cereali ora utilizzato per l’allevamento degli animali sarebbe sufficiente a garantire l’approvvigionamento alimentare per gli attuali livelli della popolazione umana".

(Disponibile  in formato elettronico il rapporto completo “INDUSTRIAL ANIMAL AGRICULTURE – PART OF THE POVERTY PROBLEM” - © WSPA 2007).

11 novembre 2007

Russia: si spezza petroliera
Duemila tonnellate di greggio in Mar Nero
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mondo/news/2007-11-11_111141686.html
(ANSA-AFP) - MOSCA,11 NOV -Duemila tonnellate di petrolio sono fuoriuscite da una petroliera russa che si e' spezzata in due oggi nel Mar Nero durante una tempesta.Lo hanno riferito le agenzie di stampa russe citando fonti del ministero dei Trasporti. 'La petroliera Volga-Neft, che trasporta circa 4.000 tonnellate di greggio, si e' spezzata in due durante una tempesta mentre era ferma al Port Kavkaz', ha detto un portavoce del ministero, senza precisare la sorte dei 13 membri dell'equipaggio.
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Uccelli "al petrolio", emergenza a S. Francisco
http://www.gazzettadelsud.it/index.asp?Pagina=edizioni.asp&Edizione=edz-cu.asp&ART=004&PAG=13
La maggior parte del greggio riversatosi nelle acque della baia di San Francisco - allorché una nave portacontainer ha urtato contro un ponte - non potrà essere asportato dai mezzi degli operatori ecologici e sarà probabilmente assorbito dall'ecosistema. Nella regione è stato dichiarato lo stato di emergenza. Nell'incidente si sono riversati in mare circa 220.000 litri di greggio. Le correnti hanno trascinato il carburante fuoruscito dalla petroliera sotto il Golden Gate Bridge e quindi nell'Oceano Pacifico, insozzando la costa per diverse miglia, causando la chiusura di spiagge, facendo disdire eventi all'aria aperta già programmati e minacciando la vita di migliaia di uccelli e di altra fauna marina. Gli uccelli sono recuperati e curati all'Oiled Wildlife Care Network
  

Diritti  : Yahoo! Investe nelle pinne di squalo     

Sea Shepherd fa sapere che Yahoo! contribuisce in maniera concreta alla pratica esecrabile della caccia agli squali per il mercato alimentare orientale.
Fonte: AgireOra Network

09/10/2007

Sea Shepherd Conservation Society è stata recentemente messa in guardia sul coinvolgimento di Yahoo! nella deplorevole industria delle pinne di squalo. Yahoo! È infatti proprietaria del 40% di Alibaba, una società cinese che commercia pinne di squalo e contribuisce alla morte, terribile e inutile, degli squali nel mondo.

Sea Shepherd ha ricevuto numerose richieste di informazioni nelle ultime settimane riguardo alla rimozione delle sue pagine dagli indici di GoodSearch e Freelanthropy Search, motori di ricerca che contribuiscono con una parte dei proventi derivati da ciascuna ricerca all'organizzazione non profit scelta dall'utente.
 Purtroppo, questi motori di ricerca sono sponsorizzati da Yahoo!, e nonostante Sea Shepherd sia del tutto favorevole alla loro attività, non può, in tutta coscienza, trarre benefici da una società come Yahoo! che investe nella disprezzabile industria delle pinne di squalo.

 Nel Settembre 2007, il fondatore e presidente della Sea Shepherd, il Capitano Paul Watson, ha scritto una lettera al Presidente di Yahoo! chiedendo, "È questa l'eredità che vuole che Yahoo lasci, e cioè lo sterminio degli squali del mondo per finire dentro una zuppa in Cina?". Nessuna risposta è stata fornita a questa domanda.

Sea Shepherd esorta i suoi sostenitori a dare voce ai loro sentimenti di protesta contro la crudele pratica del commercio delle pinne di squalo scrivendo una lettera a Yahoo! e ai suoi partner commerciali. Spiegate che non utilizzerete i loro servizi fino a che loro non metteranno fine al crudele sterminio di questi poveri squali innocenti.

Mandate le vostre lettere di protesta ai seguenti indirizzi:
Susan Decker, Presidente Yahoo!
CorporateSecretary@yahoo-inc.com

Per l'Italia, ufficio stampa:
ronchic@yahoo-inc.com
Fax 0236653472

Messaggio-tipo per l'Italia (è importante che ciascuno lo personalizzi con parole proprie)

Spett.le Ufficio stampa di Yahoo!Italia,

scrivo per unirmi alla protesta internazionale contro il coinvolgimento di Yahoo!Inc. nel commercio delle pinne di squalo attraverso la sua partenership con la societa' cinese AliBaba.
Non utilizzero' piu' i servizi di Yahoo fino a che Yahoo non chiudera' questa attivita' che comporta sofferenza e morte per gli animali.

Distinti saluti,
... nome cognome ...


Messaggio-tipo per Yahoo internazionale:

Dear Ms Decker,

I write you in order to protest against your involvment in the deplorable shark fin industry as a 40% owner of Alibaba. I won't use your services until you STOP condoning the violent murder of innocent sharks.

Best regards,
... nome cognome ...
Italy


Fonte: AgireOra Network

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