AL CINEMA

ANIMALS IN LOVE
LUI, LEI E BABYDOG
 
 
 

ATTENTI AL SEMAFORO

IL GIORNALE DI VICENZA

Giovedì 28 Agosto 2008 spettacoli Pagina 54

PRIMA VISIONE/2. IL FILM DI SARMIENTO

Lui, lei e Babydog
Triangolo eccentrico

LUI, LEI E BABYDOG
(Heavy Petting, Usa, 2007) di Marcel Sarmiento con Malin Akerman, Brendan Hines, Kevin Sussman. Multisala Roma, Warner Village Le Piramidi.
Il giovane Charlie (Brendan Hines) divide con l'amico Ras (Kevin Sussman: Hitch) l'appartamento, la diffidenza per i cani e l'interesse, non sempre coronato da successo, per le ragazze.
Ras, attratto dalle cose bislacche, adotta incoerentemente uno stile sicuro di sé e sentenzioso.
Charlie è invece più candido e gentile. A una festa incontra la bionda Daphne (Malin Akerman: Lo spaccacuori, 27 volte in bianco), in "lutto" per la perdita di un cagnolino (ne conserva le ceneri) e cerca di rendersi simpatico con ciò che sa fare: gestisce con un socio una c affetteria e subito inventa una miscela dedicata a Daphne.
Il palleggio è un po' esitante ma poi la ragazza si scioglie, adotta una nuova cagnetta, Babydog, e… Charlie se la trova sempre tra i piedi - talvolta in modo molto fastidioso - quando vorrebbe corroborare il crescente affetto per l'amata. Scende a patti con la bestiola, finisce per ammettere i cani nella caffetteria ma smarrisce un p o' le proporzioni nei rapporti tra umani e animali.
Il debuttante regista-sceneggiatore Marcel Sarmiento in Lui, lei e Babydog, triangolo eccentrico sul lato canino, esibisce un approccio paradossale ai sentimenti giovanili su cui convoglia la simpatia che sanno suscitare gli ormai noti Akerman e Sussman nonché il misurato Hines (per non parlar del cane).
Vista in concomitanza con Animals in love, si può dire che nella pellicola di Sarmiento il divertimento non manca ma l'autore deve ancora conquistare l'equilibro nel combinare i reagenti psicologici (cani, caffè), il contesto ambientale (cinofili rigorosi, anziani socievoli), le carinerie affettuose e gli schizzi di programmato cattivo gusto. E. P.

Uccelli di ogni specie, leoni, scimmie e canguri ripresi nell'arte della seduzione, nell'accoppiamento e nella riproduzione.

L'osservazione degli animali in amore è sorprendente: il comportamento che maschi e femmine assumono per riprodursi è simile al gioco di seduzione tra uomini e donne. Il documentario di Laurent Charbonnier - al suo esordio in lungo dopo una serie di progetti per la televisione e dopo aver prestato servizio come direttore della fotografia nel celebre Il popolo migratore - segue passo dopo passo il rituale dell'accoppiamento che vede i maschi corteggiare la femmina, chi sfoggiando piumaggi dai colori maestosi, chi intonando veri e propri canti d'amore, chi improvvisando una danza iniziatica. L'attesa è talvolta segnata da combattimenti volti a sconfiggere eventuali rivali, o da quello che appare come l'allestimento del giaciglio d'amore.
Per realizzare Animals in Love il regista francese e il suo staff hanno seguito centosettanta specie animali nel rituale dell'accoppiamento in sedici diverse nazioni, per un totale di cinquecento giorni di riprese e ottanta ore di materiale girato. Il risultato è un film "strumentale" dove la voce off è utilizzata ai margini - a differenza de La marcia dei pinguini in cui il commento fuori campo accompagna lo spettatore lungo tutto il viaggio dei pennuti imperatori - lasciando che siano i canti e i rumori riprodotti dagli animali e dalla natura a emergere.
Le musiche di Philip Glass sottolineano le varie fasi della selezione sessuale, si intrecciano ai suoni emessi dai protagonisti, offrono toni romantici al gioco di seduzione e mettono in evidenza i momenti più comici. Sebbene delle centosettanta specie filmate, solo ottanta compaiano nel montaggio finale, l'ambizione di Charbonnier appare un po' troppo ardita e il suo finisce per sembrare un prodotto un po' troppo confuso, privo di valore pedagogico-didattico e che peraltro non rappresenta neanche una novità per gli appassionati del genere. L'ottima fotografia e gli sforzi, seppur dispendiosi, in fase di studi e di riprese non riescono a fare di Animals in Love un film che possa competere con la recente produzione di documentari di successo.

 

IL GIORNALE DI VICENZA

Giovedì 28 Agosto 2008 spettacoli Pagina 54

PRIMA VISIONE/1. INTERESSANTE IL DOCUMENTARIO CON INTENZIONI NARRATIVE DI CHARBONNIER


Teneri animali in amore
tra zuffe e corteggiamenti

di Enzo Pancera


ANIMALS IN LOVE
(Les animaux amoureux, Francia, 2007) di Laurent Charbonnier. Documentario. Multisala Roma.
Da qualche anno sono distribuiti piuttosto regolarmente documentari, con qualche impostazione "narrativa", che si occupano del mondo animale: Microcosmos 1996, Il popolo migratore 2001, La marcia dei pinguini 2005.
Ora esce Animals in Love frutto del coordinamento registico di Laurent Charbonnier, già fotografo ne Il popolo migratore, al quale numerose troupe sparse in ogni continente, in un paio d'anni hanno procurato 80 ore di girato dedicato agli animali periodicamente assorbiti dal trasporto amoroso.
L'iter è seguito in tutta la parabola. S'inizia con richiami vocali che, commisurati alla taglia, sono comunque possenti, molto impegnativi, con grande fuoruscita di bolle-pappagorgia nei batraci e, in certi uccelli, con coreografica disposizione di penne in istantanea figurazione fantasmatica. Poi si passa alla lotta (assiduo il lavorio sonoro nella partitura di Philip Glass) e si scopre che non solo i cervi maschi riempiono le valli con il cozzare delle corna ma che i canguri si scambiano belle pappine, in comico pugilato, e le giraffe si sculacciano torcendo il collo ardimentosamente.
Dopo le zuffe possono iniziare i corteggiamenti. Per certe anatre è l'affilare ritmico dei becchi prima della corsa caricata a molla, in due, sul pelo dell'acqua.
Al "dunque" si hanno delle sorprese (i canguri sono tentati dal triolismo, una faccenda dall'equilibrio precario, tant'è che si sferrano certe pedate…) ma anche delle conferme con i maschi intenti a far prendere sul serio il loro attivismo e le femmine intente a far prendere sul serio il loro interesse per tutt'altro.
Poi, scontati alcuni momenti di tedio, è tutto uno svellere, conficcare, compattare, tessere per allestire nidi, tane, ricoveri. Dove puntualmente si ricovera la prole (non, ahimè, l'uovo carpito, appena scodellato, dal malandrino di turno) che è da proteggere e nutrire e magari un po' da scrollare per non allevar fannulloni…
Le immagini - piuttosto belle, mai imbarazzanti - e il flusso delle informazioni e suggestioni, spesso umoristiche, potrebbero far convergere darwiniani, adoratori del caso e fermi credenti nella Provvidenza sulla presa d'atto, anche con centellinate battute in fuori campo, che le specie sono meravigliosamente diversificate ma anche che, con l o zampino dell'uomo, tendono progressivamente a ridursi.
Un'operina così agile e piena d'interrogativi sugli animali e le loro consuetudini è anche un'occasione per far convergere davanti allo schermo piccoli e grandi uniti nella divertente impresa d'imparare.