Latte e latticini e formaggi. Sono ricchi di grassi e
colesterolo, alimenti incompleti e poco digeribili. Il loro
uso provocano osteoporosi, aumentano la secrezione di muco
peggiorando sinusite. Dulcis in fundo favoriscono il
sovrappeso ed il diabete.Ma siamo proprio sicuri
che tanto latte ci faccia…tanto bene?
Il latte materno è stato il nostro primo alimento, se
abbiamo avuto la fortuna di essere stati allattati: dopo lo
svezzamento il mercato alimentare ha cominciato a far
sentire la sua presenza, proponendoci il latte,
prevalentemente bovino, e i suoi derivati (i latticini),
come uno dei pilastri dell’alimentazione.
Sarà pur vero che latte e latticini sono alimenti
completi, perché contengono zuccheri, grassi e proteine
complete di aminoacidi essenziali, ma anche minerali tra i
più importanti come calcio, magnesio, sodio, potassio e
fosforo: contengono anche molte vitamine (vitamina A, B3,
acido folico) ma di sicuro risultano carenti di altri
nutrienti, ad esempio di vitamina C e D.
Il mercato, con la complicità della cosiddetta ‘scienza
dell’alimentazione’, ha fatto del latte un vero mito, ci
spingono a berlo a colazione, a mangiare formaggi
quotidianamente, lo si ritrova come additivo nei cibi più
disparati.
Eppure sappiamo che molti di noi hanno difficoltà a
digerirlo, ci gonfia, provoca diarrea: per quale motivo?
Il latte: è un alimento digeribile?
L’uomo è l’unico mammifero a nutrirsi del latte di altri
animali (mucca, pecora, capra): nel corso della storia le
popolazioni dedite alla pastorizia hanno iniziato ad
utilizzarlo, adattando, seppur in parte, il proprio apparato
digerente ad elaborarlo anche in età adulta.
Il lattosio, principale zucchero disaccaride contenuto
nel latte, per essere digerito necessità di un enzima, detto
lattasi, che lo scinde in glucosio e galattosio (due
monosaccaridi): la lattasi è ben presente nell’infanzia ma
diminuisce nell’età adulta al punto che, in alcune
popolazioni, il 70% della popolazione adulta presenta
deficit di questo enzima.
In questo articolo partiamo dal presupposto che se un
alimento, come il latte e derivati, è presente
quotidianamente nell’alimentazione è necessario indagare con
maggior attenzione quale può essere la sua ricaduta sulla
salute umana, andando al di là degli slogan, delle false
interpretazioni e, ancor più, degli interessi economici.
Il latte e i latticini: fanno davvero così bene
alla salute?
Vediamo quindi ora nel dettaglio alcune problematiche
legate al consumo di latte
Il lattosio: abbiamo visto che una parte
considerevole della popolazione non tollera il lattosio per
carenza enzimatica, con conseguenti disturbi
gastrointestinali (diarrea, meteorismo). La soluzione
consiste nell’astensione totale dal latte e dai derivati: lo
yogurt e, in parte, altri prodotti caseari addizionati con
lattobacilli possono essere digeriti più facilmente anche
dai soggetti intolleranti. Varie specie di lattobacilli sono
presenti naturalmente anche nel nostro intestino tenue,
contribuendo con le loro lattasi alla digestione del latte:
in caso di disbiosi la popolazione di lattobacilli può
ridursi drasticamente, quindi la disbiosi può essere un
fattore aggravante l’intolleranza enzimatica al lattosio.
Il calcio: non ci sono dubbi
sull’importanza di un’adeguata quota giornaliera di calcio
nell’alimentazione (almeno 800 mg al dì), per le ossa e i
denti (che ne sono la maggior riserva) ma anche per il
sistema nervoso, cardiovascolare, per la coagulazione, ecc…
. Il latte e i latticini ne contengono in buona
concentrazione ma ciò non ci assicura che esso possa essere
utilizzato e biodisponibile: i dati epidemiologici indicano
che nei paesi in cui si consuma più latte ha una maggiore
incidenza di osteoporosi, patologia legata, tra l’altro, ad
una difficoltà a fissare il calcio nelle ossa.
La biodisponibilità (assorbimento e utilizzo) del calcio
dipende anche dall’apporto di altri nutrienti: fosfati,
magnesio, vitamina D. Ad esempio, per un adeguata
biodisponibilità del calcio, il rapporto calcio/fosforo di
un alimento dovrebbe essere pari a 2:1 mentre nel latte
vaccino questo rapporto è molto più vicino alla parità: al
contrario il magnesio e la vitamina D sono troppo carenti.
Ciò comportare anche una maggiore escrezione di calcio dai
reni e una maggior probabilità di formazione di calcoli
renali.
I grassi: il latte vaccino è un alimento
ad elevato contenuto di grassi saturi e colesterolo mentre i
grassi mono- e polinsaturi sono scarsi. Il quantità e il
rapporto tra i diversi tipi di grassi dipende molto
dall’alimentazione dell’animale oltre che dalla tipologia di
prodotto caseario che ne risulta: l’uso del latte scremato
ha dei vantaggi ma il prodotto rischia di essere impoverito
anche di altre componenti liposolubili (vitamina A e D).
Intolleranze alle proteine del latte: si
tratta di un tipo di reazione immunitaria mediata dai
linfociti che nulla ha a che vedere con l’intolleranza
enzimatica al lattosio. L’esposizione quotidiana protratta
nel tempo a proteine come la caseina e le lattoalbumine può
comportare l’attivazione di mediatori immunologici con
effetti sull’intero organismo. Sappiamo che, a differenza
delle allergie, che causano sintomi caratteristici (prurito,
edema, rinite, rush cutaneo, ecc…) immediatamente in seguito
all’esposizione agli allergeni, le intolleranze determinano
modificazioni neuro-endocrino-immunologiche che danno luogo
a sintomi anche a distanza di tempo, in particolare per
esposizione costante della mucosa gastroenterica. I sintomi
e le patologie possono variare molto da un soggetto ad un
altro, l’andamento spesso è cronico: stipsi, patologie
infiammatorie croniche (anche intestinali), cefalee,
sovrappeso, obesità, affezioni cutanee, asma cronica,
disturbi endocrini inclusa la resistenza insulinica (vedi
sotto).
Produzione di muco: la caseina,
irritando le mucose intestinali, stimola la produzione di
muco, anche da parte delle mucose dell’apparato
respiratorio. Quindi il latte può aggravare una
sovrapproduzione di muco come nelle malattie da
raffreddamento, nelle bronchiti, nelle sinusiti ed è
assolutamente da evitare nelle coliti mucose.
Resistenza insulinica: le proteine del
latte stimolano la produzione di insulina da parte del
pancreas. Sappiamo che l’eccesso protratto di insulina causa
resistenza dei recettori cellulari, che diventano così meno
sensibili, con il passare del tempo, agli stimoli
insulinici, ovvero resistenza insulinica: questo fenomeno è
ben conosciuto e provoca disturbi metabolici (diabete,
colesterolo alto, sovrappeso), incremento dei mediatori
proinfiammatori (l’insulina è un ormone proinfiammatorio),
disordini a carico di altre ghiandole endocrine (ad es.
policistosi ovarica).
Quindi, oltre che per il contenuto di grassi, i latticini
favoriscono l’aumento di colesterolo ematico e l’eccesso
ponderale modificando la funzione insulinica il cui effetto,
sugli adipociti, è un sempre maggiore accumulo di grasso.
Ormoni: le vacche da allevamento sono
spesso trattate con ormoni che stimolano la lattazione (BGH)
e della crescita (IGF-1) che possono quindi stimolare
eventuali cellule tumorali. Inoltre il latte contiene
naturalmente fattori di crescita finalizzati allo sviluppo
del vitello.
Gli studi epidemiologici segnalano sicure correlazioni
tra consumo di latte e tumori del seno e della prostata.
Contaminazioni da inquinanti: dipendono
molto dal luogo di allevamento, dal tipo di alimentazione a
cui sono state sottoposte le vacche e dai processi di
lavorazione. Sono note alla cronaca le contaminazioni da
PCB, da diossine e da melammina.
Latte pastorizzato e latte UHT: questi
trattamenti termici, finalizzati alla conservazione del
latte, riducono o annullano anche la flora batterica
benefica di lattobacilli, il latte fresco appena munto può
però essere bevuto solo se siamo certi essere privo di
batteri nocivi, incluso quello della TBC bovina.
Formaggi fermentati: i formaggi, a
seconda della tipologia, possono contenere una varietà di
microrganismi utili a determinare le proprietà
organolettiche del formaggio stesso. I formaggi sottoposti a
fermentazione possono contenere lieviti che, in soggetti
predisposti, possono determinare alterazioni della flora
batterica intestinale e intolleranza (mediata da IgA).
Spesso i formaggi sulla parte superficiale presentano
muffe che liberano sostanze tossiche per il nostro fegato.
Come comportarsi per non rinunciare del tutto a
latte e latticini?
- Consumarne al massimo 2-3 volte la settimana, se
tollerato
- Evitare di bere il latte al mattino, sostituirlo con
latte di soya, di mandorla, di riso ricordando che hanno
però caratteristiche nutrizionali differenti ma sono
comunque più ricchi di acidi grassi polinsaturi
- Tra i vari latticini preferire lo yogurt, che è un
latte parzialmente predigerito e sempre che sia ben
tollerato
- Variare il tipo di latte (vacca, pecora, capra),
tenendo conto che alcune componenti proteiche sono comuni,
quindi possono ugualmente dare intolleranza
- Preferire il latte biologico, meglio se di montagna
- Il tofu è l’equivalente del formaggio ma prodotto
dalla soya, anche il tofu contiene calcio
- Per il calcio tener conto delle fonti alternative:
- orzo, riso, segale integrali, soya,
- alghe laminaria e kombu,
- broccoli, cavoli, crescione,
- prezzemolo, sedano e carote
L’assorbimento dipende da vari fattori (minerali,
vitamine, acido fitico): in ogni caso una dieta ricca di
vegetali è associata a ridotta incidenza di osteoporosi.
Nelle diete vegetariane si producono meno acidi: quindi i
tessuti richiedono meno alcali (Calcio, Magnesio, Potassio)
e la matrice ossea non viene depauperata di minerali per
tamponare l’acidità tissutale.
Alessandro Soldano