Rappresenta il 9,5% del valore totale del cibo prodotto dall’agricoltura.
Hanno fatto i calcoli - che sono riferiti al 2005 - scienziati francesi e tedeschi. Il risultato è un articolo pubblicato su Ecological Economics. Casomai qualcuno avesse dei dubbi, lo studio accerta che la produzione di cibo non manterrebbe il livello attuale dopo la perdita completa degli insetti impollinatori, in particolare delle api domestiche e selvatiche. Il declino degli impollinatori colpirebbe soprattutto la produzione di frutta e verdura (perdite di 50 miliardi l’euro ciascuna) e di oli vegetali commestibili (39 miliardi). Non ci sarebbe una catastrofica sparizione dell’agricoltura, dicono i ricercatori. Tuttavia si verificherebbero sostanziali perdite economiche. E in più ci sarebbero le perdite legate alla produzione di foraggio per il bestiame e alle coltivazioni non alimentari. Soprattutto, ne risentirebbero la flora spontanea e gli ecosistemi: e si tratta di beni talmente importanti che non hanno prezzo. In questo senso una buona notizia viene proprio dall’Italia con la sospensione, decisa dalla Commissione Fitofarmaci riunita presso il Ministero della Salute, dell’utilizzo in agricoltura di neonicotinoidi, i pesticidi responsabili della moria.
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