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Minacce per la sopravvivenza
L'orso bruno è un animale la
cui presenza può entrare in
conflitto con l'uomo e con le
sue attività economiche,
soprattutto nelle regioni
densamente popolate e dove gli
ambienti scelti da questo
animale vanno a sovrapporsi con
le aree utilizzate per
l'allevamento, l'agricoltura e
l'apicoltura poiché, essendo un
opportunista a livello
alimentare, trova comodo
utilizzare queste risorse
alternative di cibo. L'orso
bruno non è da considerarsi un
animale aggressivo e pericoloso,
poiché ha solitamente un
comportamento schivo e tende ad
evitare il più possibile gli
incontri con l'uomo. Tuttavia
può capitare che alcuni
esemplari di orso prendano
confidenza con l'uomo e le sue
attività antropiche diventando
«confidenti», ma tuttavia non
sono da considerarsi pericolosi
in quanto generalmente non
sviluppano comportamenti
aggressivi. I casi di
aggressione accertati sono
sempre descritti come situazioni
limite, spesso causati dall'uomo
con l'avvicinamento ad animali
feriti o intrappolati, a femmine
accompagnate da piccoli, oppure
disturbando orsi presso i siti
di svernamento o di
alimentazione, ovvero
circostanze in cui l'orso vede
nell'uomo un pericolo o un
competitore all'accesso ad una
fonte di cibo. Generalmente il
comportamento scelto in caso di
incontro accidentale con l'uomo
è la fuga.
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Rapporti con l'uomo
Gli orsi vengono attratti dalle fonti di cibo
create dall'uomo, come le discariche di rifiuti,
i bidoni della spazzatura ed i cassonetti, e si
avventurano in cerca di cibo nelle abitazioni
umane o nelle stalle, se queste sono situate nei
pressi del loro habitat. Negli U.S.A., gli orsi
talvolta uccidono e divorano animali da
fattoria. Quando gli orsi cominciano ad
associare le attività umane con una «fonte di
cibo» si fanno più coraggiosi ed allora crescono
le probabilità di incontri con l'uomo e se
questi animali vengono allontanati possono di
nuovo farsi vivi nello stesso luogo. Il detto
«un orso nutrito è un orso morto» è entrato
nell'uso quotidiano per diffondere l'idea che
permettere agli orsi di rovistare tra i rifiuti
umani, così come nei bidoni dell'immondizia e
negli zaini dei campeggiatori, nei mangimi per
animali e in altre fonti di cibo che portano
l'orso ad un contatto con l'uomo, può causare la
morte all'orso stesso.
Per tenere lontani gli orsi dagli ambienti
umani gli animali sono stati spostati in altre
zone, ma questo non ha affrontato il problema
che per l'orso l'uomo equivale ad una fonte di
cibo, né ha risolto le situazioni ambientali che
hanno portato l'orso ad abituarsi all'uomo.
«Porre un orso in un ambiente usato da altri
orsi può portare ad una competizione e a
conflitti sociali, con il risultato del
ferimento o della morte dell'orso meno
dominante»[22].
Il
parco nazionale di Yellowstone, un'enorme
riserva situata negli Stati Uniti occidentali,
costituisce un ambiente importantissimo per
l'orso grizzly (Ursus arctos horribilis),
ma a causa dell'enorme numero di visitatori gli
incontri uomo-orso sono comuni. La bellezza
paesaggistica dell'area ha portato ad un
influsso di persone in essa. Inoltre, poiché in
alcune remote aree di Yellowstone vi sono così
tanti orsi ricollocati lì da altre zone, e
poiché i maschi tendono a dominare il centro
della zona di ricollocamento, le orse tendono ad
essere spinte ai margini dei confini ed oltre.
Il risultato è che una grossa percentuale degli
orsi che sono stati uccisi per motivi di
sicurezza pubblica sono femmine. Questo crea un
problema ulteriore per una specie già
minacciata. Negli U.S.A. l'orso grizzly viene
ufficialmente classificato come «minacciato».
Sebbene questo problema sia più significativo
dei grizzly, affligge anche altri tipi di orso
bruno.
In Europa, parte del problema è costituito
dai
pastori; nel corso degli ultimi due secoli,
molti allevatori di pecore e capre hanno
gradualmente abbandonato la pratica più
tradizionale di utilizzare
cani da pastore per fare la guardia ai loro
animali, che nel frattempo sono diventati più
numerosi. Generalmente i pastori seguono le
mandrie al pascolo attraverso notevoli
estensioni di terreno. Dal momento che gli orsi
ritengono queste greggi appartenenti al proprio
territorio, possono nutrirsi di bestiame.
Purtroppo, alcuni pastori si sentono legittimati
a sparare agli orsi per salvaguardare il proprio
bestiame.
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Alimentazione
Questi animali sono
onnivori e si nutrono di una vasta gamma di prodotti
vegetali, come bacche,
radici, germogli e
funghi, così come di animali, come
pesci,
insetti e piccoli
mammiferi. Nonostante la loro reputazione, la maggior parte
degli orsi bruni non è particolarmente carnivora e fino al 90%
della loro alimentazione è composta da materia vegetale
[1]. La struttura delle mascelle si è evoluta per adattarsi
a queste abitudini alimentari, ma nonostante questo questi
animali possiedono sempre i denti canini robusti ed affilati
tipici dei predatori veri e propri. La loro dieta varia
enormemente a seconda dell'areale. Per esempio, gli orsi di
Yellowstone mangiano durante l'estate un numero enorme di
falene, più di 40.000 al giorno
[2], le quali costituiscono un terzo dell'alimentazione
[3]. Localmente, in alcune aree della Russia e dell'Alaska,
gli orsi bruni si nutrono soprattutto di salmoni carichi di uova
e questa nutrizione e l'abbondanza di questo cibo permettono
agli orsi di queste aree di raggiungere dimensioni enormi. Gli
orsi bruni predano occasionalmente anche
cervi (Odocoeilus spp.; Dama spp.,
Capreolus spp.),
cervi rossi (Cervus elaphus o wapiti americano),
alci (Alces alces),
caribù (Rangifer tarandus) e
bisonti (Bison bison spp., Bison bonasus).
Quando gli orsi bruni attaccano questi animali, tendono a
scegliere i giovani, dal momento che sono più facili da
catturare. Quando caccia, l'orso bruno usa i suoi canini
affilati per mordere al collo la sua preda. Si nutrono anche di
carogne e sfruttano le proprie dimensioni per intimidire
altri predatori, come
lupi,
puma, orsi più piccoli e
tigri, allontanandoli dalle loro prede. Gli orsi bruni sono
molto forti, perfino se considerati sotto diversi aspetti; un
grosso esemplare può spezzare il collo o la spina dorsale di un
bisonte adulto con una singola zampata. |
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L'orso bruno (Ursus
arctos):
http://it.wikipedia.org/wiki/Ursus_arctos#Orsi_famosi
Secondo l'assessore regionale Stival, l'orso Dino va
catturato e allontanato dal Vicentino. Siete d'accordo?
No 61.5%
Sì 38.5%
Numero votanti: 340
Ovviamente noi siamo per il NO. L'orso deve seguire
l'istinto della natura, se lasciato in pace troverà la sua
strada, andrà in cerca dei suoi simili di una femmina.
Dobbiamo ricordarci che siamo noi uomini che abbiamo invaso
i territori degli animali selvatici con le nostre case e i
nostri allevamenti. Dobbiamo solo proteggere i nostri
animali con le strutture adeguate.
VOTA A
FAVORE DELL'ORSO
http://corrieredelveneto.corriere.it/appsSondaggi/pages/corveneto/d_7315.jsp
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IL GAZZETTINO
Mercoledì 22 Aprile 2009,
Asiago
Un concorso per le scuole elementari e medie,
corsi intensivi con i tecnici del Progetto Life ma anche
interventi per tutelare le altre specie
animali.
Si accentua sull’Altopiano di Asiago l’impegno del Corpo
Forestale dello Stato per convivere con la presenza
dell’orso bruno, catalogato scientificamente come
"KJ2G2" e soprannomimato "Nuvoletta" per la sua
capacità di muoversi velocemente tra un luogo e l’altro
della montagna, che ha trascorso il suo secondo inverno
consecutivo in Altopiano e ora è uscito dal letargo.
I forestali altopianesi (verrà formato un gruppo
formato da una decina di persone), guidati dal
comandante Isidoro Furlan, parteciperanno sabato 24
aprile a un corso previsto in una sezione locale della
Cfs della Provincia Autonoma di Trento, che sarà tenuto
da Carlo Fraporti, coordinatore del Progetto Life.
«Sarà un corso pratico - spiega Furlan - in cui ci
verrà insegnato come procedere con il rilievo delle
impronte, come allontanare l’animale nel caso in cui ci
si trovasse a distanza ravvicinata, ma anche come
isolare i greggi, gli allevamenti delle api e i recinti
con altri
animali».
Proprio quest’ultimo punto è anche il più atteso,
visto che i forestali altopianesi sono già al lavoro per
mettere in sicurezza il territorio dei Sette Comuni.
«Tutte le aree che possono diventare un obiettivo
del plantigrado - aggiunge Furlan - verranno delimitate
con un nastro color azzurro, collegato con la corrente,
che al tocco provocherà una leggera scossa elettrica.
Ebbene sarà sufficiente che l’orso due-tre volte incappi
in questa scossa, che a quel punto il nastro color
azzurro diventerà per lui un pericolo. A quel punto noi
potremo, soprattutto in quota, installare il nastro
azzurro, anche privo di elettricità, per tenerlo
lontano».
Tuttavia l’iniziativa più interessante, ormai
entrata nel vivo, riguarda la collaborazione con il
Museo di scienze naturali di Asiago, che prevede un
bando di concorso rivolto a tutti gli studenti delle
scuole elementari e medie: ogni ragazzo, oltre a un
disegno, proporrà un nome da dare all’orso KJ2G2. Entro
la fine dell’anno scolastico (quindi entro maggio) una
commissione sceglierà il nome e lo studente sarà
premiato nel corso di una cerimonia.
A proposito di incontri questa mattina, con inizio
alle 9.30, nella sede della Comunità Montana Altopiano 7
Comuni di Asiago, si terrà un incontro di aggiornamento
con i tecnici della Regione Veneto, alla presenza, oltre
che dei forestali, anche dei guardacaccia e della
polizia provinciale. Tra i temi in discussione anche la
presenza dell’orso in Altopiano.
Luca Pozza
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RIGUARDO ALL'ANNUNCIATA CATTURA DELL'ORSO DINO
Egregi Signori,
siamo estremamente contrari al fatto che l'orso Dino venga
catturato e riportato in Slovenia e con noi molte Associazioni
animaliste a livello nazionale e molte persone che amano gli
animali. Se quest'orso è arrivato fino da noi è un evento unico!
Si è speso molto denaro pubblico, per importare artificialmente
gli orsi, proprio dalla Slovenia, nel Trentino, con il Progetto
Life Ursus e ora che ne è arrivato uno spontaneamente, lo
vogliamo riportare indietro? Questa si che ci sembra
schizofrenia, non quella di Dino. Ci sembra che quest'orso sia
scomodo non solo per gli allevatori e per interessi economici,
ma anche per i cacciatori, che ora hanno un rivale.
Se Dino venisse catturato e riportato in Slovenia, lì verrebbe
sicuramente ucciso. Se è arrivato fino da noi c'è sicuramente un
motivo e Dino deve venire protetto. A noi uomini è stata data la
ragione non per distruggere e uccidere, ma per modificarci in
positivo e per conservare e proteggere la natura che spesso è
proprio in difficoltà a causa dell'uomo. Forse Dino è solo uno
specchio per alcuni uomini che vedono in lui la propria
brutalità. Dino invece non è brutale! Sicuramente è affamato e
poi quando entra in un recinto nel quale ci sono parecchi
animali è chiaro che il suo istinto è quello di aggredire tutto
quello che si muove; purtroppo questi animali non hanno
possibilità di fuga proprio perchè l'uomo li ha rinchiusi in uno
spazio ristretto.
Faremo il possibile affinchè Dino non venga riportato indietro,
ma si cerchi una soluzione degna di persone che sanno riflettere
e non che agiscono d'istinto.
Cordiali saluti
Il Presidente del Movimento No alla Caccia
Marcello Dell'Eva
www.no-alla-caccia.org |
«Ora
basta con l'orso Dino se no lo uccidiamo noi»
L'INCUBO DI POSINA. Accesa assemblea pubblica
l'altra sera. Quasi un ultimatum quello lanciato
dagli abitanti a Regione e Provincia. «Non ne
possiamo più, o ci pensate voi a portarlo via o ce
ne occupiamo noi».
Vota il nostro sondaggio e
Guarda il video di Dino su Youtube
A Posina sono alle
prese con l'orso Dino
Posina. «Dovete prenderlo
e portarlo via da questo paese. O lo portate via
vivo voi o lo porterete via morto». Riunione
"calda" per l'orso, l'altra sera, a Posina
mentre Dino lasciava nuove tracce dei suoi
spostamenti verso Tonezza, in contrà Valle, dove
ha tentato di aprire, senza riuscirci, una
gabbia di conigli per sfamarsi.
ESPERTI.
Per gli esperti non è pericoloso ma la gente
non lo vuole. Ha minacciato di ucciderlo se non
verrà trovata una soluzione. Tra i presenti,
oltre
200 rappresentanti delle contrade frequentate in
questi giorni da Dino-M5,
numerosi
sono i cacciatori.
Gente spiccia che pare non intenzionata ad
attendere molto prima di tentare un'azione.
La
popolazione della vallata ha paura e vuole che
l'orso sia catturato e portato via, al più
presto. Altrimenti sarà ucciso. È questa
la sintesi delle reazioni dell'incontro con la
popolazione tenutosi in una palestra strapiena.
Una riunione programmata da Comune in
collaborazione con la Polizia provinciale, con i
tecnici regionali al termine di una settimana di
violente scorribande di M5 ai danni di animali
domestici, allevati nelle diverse contrade.
Due ore, in parte dedicate a meglio conoscere la
natura dell'orso bruno e i motivi per la sua
reintroduzione nel Trentino.
PROGETTO.
La
gente, abbastanza pazientemente, ha lasciato che
la dottoressa Sonia Calderola, dell'unità di
Progetto caccia e pesca della Regione,
illustrasse le caratteristiche del predatore:
animale solitario, un carnivoro che si ciba
anche di vegetali, la predilezione per i boschi
misti di latifoglie,
la non
pericolosità per l'uomo.
Mugugni del pubblico, però, hanno accompagnato
quest'ultimo dato e l'affermazione che l'orso
bruno è tornato e tornerà a ripopolare zone che,
con l'abbandono delle colture, si stanno
rimboschendo sempre più.
RITORNO.
Un ritorno alle origini che innesta il problema
delle difficile convivenza con l'uomo,
soprattutto se l'orso provenie dalla popolazione
slovena. Un animale che ha comportamenti
anomali, privilegiando la carne, assalendo
animali stanziati vicino alle case, sulle cui
carogne torna a cibarsi più volte.
Un orso
che dal risveglio dal letargo ha percorso in
lungo e in largo le Prealpi Veneto-Trentine, da
Lamon al Parco delle Dolomiti bellunesi, a Cesio
Maggiore, Vallarsa, Trento, Lessinia, Recoaro, e
che dallo scorso 11 aprile sembra aver
privilegiato Posina.
In
questo tragitto, Dino ha fatto danni per quasi 4
mila euro, più quelli per le tre ultime asine
sbranate. Perdite che la Regione rifonde per
intero.
Il comandante del corpo di Polizia provinciale,
Claudio
Meggiolaro, ha illustrato quanto si sta facendo
per Dino sul piano dissuasorio e della
sicurezza, col pattugliamento notturno delle
guardie, dotate di fucili con cartucce di gomma,
con cui hanno già sparato. Ma, a questo
punto, sono stati gli stessi proprietari degli
animali uccisi a protestare la loro rabbia. «O
lo portate via vivo voi o lo porterete via
morto. E un bandito. Non è un orsetto Yoghi. C'è
paura nelle contrade sparse nella vallata.
Questo animale è pericoloso, anche per i bambini
che a scuola a piedi».
PRESENZA.
I
cittadini hanno poi poi aggiunto ancor più
preoccupati: «Noi non siamo abitati a questa
presenza. È facile dire che se lo si incontra
bisogna stare calmi. Qui ha mangiato solo
carne. Non è normale. E sono ormai tre giorni
che non si nutre. Siamo certi che tornerà ad
uccidere». Queste sono solo alcune delle
affermazioni sentite per voce della popolazione,
a cui Meggiolaro ha promesso interventi
dissuasori, ma non la cattura immediata
dell'orso, dato che per farla servirebbe una
decisione dell'apposito ministero e tempo per
tendergli una trappola, considerato che, data la
mole, un narcotico non avrebbe effetto
immediato. Ogni giorno, alle 17, comunque, la
polizia farà conoscere ai sindaci di Tonezza e
Arsiero il punto di rilevazione della posizione
dell'orso, col segnale emesso dal suo
radiocollare e captato dal satellite.
Claudio
Meggiolaro ha poi invitato i posinati a
collaborare, telefonando alla Polizia
provinciale nei casi e di emergenza e di
avvistamento.
Giovanni Matteo Filosofo
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/144437_ora_basta_con_lorso_dino_se_no_lo_uccidiamo_noi/
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Una valanga di mail per Dino ma la cattura non sarà veloce
LESSINIA. Monta la protesta di associazioni ambientaliste e
cittadini che hanno inviato tantissime lettere al giornale.
L'ipotesi che ci sia più di un orso non trova conferme mentre è
certo che la procedura per il trasferimento del plantigrado in
Slovenia richiederà alcuni mesi. L’orso Dino preso in Val
Canali: ora la cattura non si annuncia facile Lessinia.
Invasione di mail per salvare l'orso Dino, arrivate a centinaia
in pochi giorni, quasi tutte ricalcando un identico schema,
ordine evidentemente partito su comando ai propri iscritti da
qualche associazione ambientalista. Ne sono state inondate
redazioni web e uffici provinciali e regionali, che dopo la
lettura della prima coppia di lettere hanno inevitabilmente
cestinato tutte le successive senza neppure aprirle. Strategia
fastidiosa ma inutile per salvare davvero la vita a M5, ammesso
che sia in pericolo. Perché al momento l'unica cosa che si sa è
che è stata attivata la procedura per la sua cattura in vista
del trasloco in Slovenia da dove pare sia arrivato. Da lì
sarebbe giunta la disponibilità, per ora solo verbale,
all'accoglienza, ma servirà un accordo scritto a livello
statale. Comunque l'espatriata non lascia per nulla tranquilli
gli amanti dell'orso: lo scorso aprile il ministero
dell'Ambiente sloveno aveva deliberato l'abbattimento di 75 orsi
e 10 lupi, suscitando le ire di ambientalisti e animalisti, fino
all'intervento della Corte costituzionale che ha richiamato al
rispetto della Direttiva europea «Habitat», che tutela le specie
rare e in via di estinzione. Il piano per la cattura dell'orso è
comunque cominciato dopo la riunione tecnica organizzata ad
Asiago da prefettura e assessorato provinciale. Le procedure
sono affidate alla Regione e prevedono la collaborazione diretta
con la Provincia di Trento, capofila dell'operazione, dal
momento che già da anni ha avviato un progetto di studio sugli
orsi. Fabio Venturi, vicepresidente della Provincia e assessore
all'ambiente torna sul tema per dire che: «Dino tornerà a casa
sano e salvo, e lo cattureremo con i sistemi previsti in questi
casi dal protocollo per la tutela della fauna selvatica. Giorno
dopo giorno ci siamo affezionati all'orso», ammette l'assessore
Venturi, «ma riteniamo che la soluzione migliore anche per lui
sia che ritorni a vivere nel suo habitat naturale in Slovenia.
In provincia di Vicenza ha creato qualche difficoltà in più
rispetto a quanto fatto qui, e non vogliamo che qualcuno si
azzardi a prendere iniziative estemporanee». Ad Asiago doveva
esserci un incontro tecnico, ma in realtà, sull'onda
dell'emozione delle predazioni di quei giorni, è prevalsa una
linea politica dettata dagli amministratori locali improntata
alla paura e al fastidio. Andrea Gios, sindaco di Asiago, ha
lamentato «la mancanza di rispetto per la gente dell'Altopiano,
che sa tenere bene i boschi tanto da farci venire anche l'orso.
Ma i boschi non sono né demaniali né provinciali: appartengono
ai cittadini e su un problema del genere non si possono non
sentire». Gios è convinto che gli orsi in Altopiano siano più di
uno almeno da un paio di anni, anche se nessuno li ha visti.
Anche nel Veronese, Bruno Malascorta, contitolare del parco
faunistico «Al Bosco» di Romagnano di Grezzana, aveva più volte
sottolineato di avere la
percezione che la presenza dell'orso fosse una costante nei vaj
più impenetrabili della Lessinia. L'ipotesi non trova conferma
da Ivano Confortini, responsabile del Servizio caccia e pesca
della Provincia, secondo il quale si può parlare di presenza
solo su motivati riscontri. Quanto alla cattura di Dino,
Confortini è convinto che i tempi saranno molto lunghi: «Serve
una relazione tecnica approfondita per fare una proposta al
ministero dell'Ambiente, il quale a sua volta chiederà parere
all'Istituto superiore per la protezione e la ricerca
ambientale. Potrebbero passare dei mesi e nel frattempo M5 aver
cambiato abitudini alimentari e luoghi frequentati. L'orso»,
aggiunge, «non ha gli stessi comportamenti standardizzati degli
ungulati. È un individualista che si muove come crede e prende
abitudini che possono non piacerci. L'ideale per lui e per tutti
noi è che si calmino le acque e si possa ragionare per il bene
di tutti da posizioni meno contrastanti», conclude il biologo
della Provincia.
Vittorio Zambaldo
http://www.larena.it/stories/Home/336673/ |
Secondo il Wwf
l'eventuale cattura dell'orso Dino, che si sta
muovendo nell'area del bellunese, sarebbe in
antitesi con il Piano per la conservazione dell'orso
bruno sulle Alpi centro-orientali.
Il Wwf dice no: no alla cattura
dell'ormai popolare orso Dino.
In sincronia con buona parte dell'opinione pubblica, che si
dimostra di simpatizzare con l'orso e non desidera che venga
catturato, l'associazione ambientalista si
schiera in "difesa" dell'animale, spiegando: "La decisione di
catturare l'orso Dino per metterlo in cattività
o trasferirlo all'estero non rispetta il Piano per la
conservazione dell'orso bruno sulle Alpi
centro-orientali. E' inaccettabile che mentre alla
Conferenza nazionale sulla biodiversità in corso a Roma
si sottolinea il valore della biodiversità e la necessità di
salvaguardare ogni singolo esemplare delle specie più a rischio,
si pensi anche solo lontanamente di catturare e togliere la
libertà a un animale selvatico così raro e prezioso come l'orso
bruno, specie simbolo dell'intero arco alpino che conta appena
una trentina di esemplari, reintrodotti da pochi anni. Il tutto
considerando che l'orso Dino non ha dimostrato finora seri segni
di pericolosità ma un atteggiamento normale per la specie".
L'affermazione del Wwf giunge come risposta all'ipotesi delle
autorità della Regione Veneto di traferire
l'orso in Slovenia.
Di recente l'orso Bruno è stato ritenuto il responsabile di
alcuni attacchi contro animali da allevamento
sull'altopiano di Asiago e questo aveva scatenato le polemiche
di alcuni contadini della zona.
La soluzione non è però, a detta dell'associazione, cacciare
l'orso Dino: "deve essere compiutamente rispettato l'impegno
assunto dalle amministrazioni locali con la condivisione e la
ratifica del Piano d'azione per l'orso,
attraverso la messa in atto di tutte le necessarie misure di
sensibilizzazione, informazione ed educazione per la
comunità locale e contemporaneamente con specifici
interventi, come l'installazione di recinti
elettrificati, che possano dissuadere l'orso dal
continuare a predare bestiame domestico o avvicinarsi alle zone
abitate, cosa peraltro raramente accaduta". |
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Il Veneto si arrende: se lo cattureremo, lo riporteremo in
Slovenia
GIOVANNI CERRUTI
Povero Dino, peggio di un clandestino. «Bisogna prenderelo in
tempi brevi - dice, con tono truce, l’assessore Marcello
Spigolon -. Trattenerlo in un luogo dove non possa nuocere e poi
rispedirlo subito al suo paese». Un po’ di galera e fuori di
qui, lontano dall’Altopiano e dal Veneto, foglio di via per la
Slovenia. Perchè Dino, l’orso che ammazza gli asini, spaventa i
cavalli e distrugge i pollai, da lì viene e lì dovrà tornare. La
caccia si è aperta ieri a mezzogiorno, come finirà è un bel
quiz. Riuniti nella sede della Comunità Montana, dopo due ore
gli esperti hanno concluso con tre parole che non danno
certezze: «Possibili tempi lunghi». Dino non lo può sapere, ma
ormai non è più soltanto un orso. Le cronache vicentine lo
accontano come fosse una persona. Furbissimo, «si è tolto il
collare con il trasmettitore e l’ha ben nascosto». Buongustaio,
«si sceglie le asine, che hanno la carne più tenera». Donnaiolo,
«Si è svegliato dal letargo e sta cercando un’orsa per
accoppiarsi». Se non persona è già personaggio, più di 2 mila
amici nella pagina di Facebook, dove si possono leggere i suoi
pensierini: «Ecco la mia proposta alla Comunità Montana,
trovatemi un’orsa e diventerò testimonial del turismo veneto.
Voglio solo mangiare e trombare, che c’è di male? Non
sparatemi!».
Perchè adesso Dino rischia proprio questo, una fucilata e non se
ne parli più. E’ quel che teme Giancarlo Galan, il neoministro
dell’Agricoltura. E’ quel che si sente mormorare da queste
parti. E’ quel che vorrebbe evitare chi si è riunito ieri in
Comunità Montana, appuntamento a mezzogiorno, «un’oretta e
finiamo», e dopo un’altra ora erano ancora lì a perdersi in
mappe, grafici, fortografie, leggi regionali, convenzioni
europee, indecifrabili «protocolli», ramanzine dagli zoologi: «Perchè
privarci degli orsi, che possono portare nuova genetica nella
zona?». Semplice, perchè Dino da queste parti ha esagerato.
«Tutti si preoccupano per Dino, ma perchè nessuno pensa ai 12
asinelli che ha fatto fuori?», si domanda Daniele Stival,
l’assessore regionale alla caccia e protezione civile. Una
carica perfetta, la sua: evitare che abbattano Dino e proteggere
l’Altopiano dai danni e dalle paure. «Nelle nostre 80 malghe
stanno per arrivare 5 mila bovini e altre 5 mila tra pecore e
capre - dice Lucio Spagnolo, presidente della Comunità Montana
-. Gli allevatori sono preoccupati. Dino è anomalo rispetto agli
altri orsi, in Trentino ne hanno 35 e non succede mai niente.
Magari non è solo, ma i danni di sicuro li provoca solo lui».
Un’idea il presidente Spagnolo l’avrebbe. «Gli prepariamo un bel
pastone con dentro carne d’asina, galline e qualcosa di dannoso.
Dino la mangia, sta male, lo spaventiamo, così lui capisce che è
scoveniente attaccare le nostre bestie». Già, perchè anche per
il presidente Spagnolo l’orso Dino non è mica un mona, capisce.
E magari si diverte pure a prendere in giro gli esperti. Si
riuniscono venerdì a mezzogiorno? E lui l’altra notte si è fatto
un giro proprio ad Asiago, tra il cimitero e il piccolo
aeroporto: «Hanno trovato i suoi peli sulle staccionate...».
Oggi qui, domani là. «Può fare 50 chilometri al giorno». Contro
Dino, orso clandestino, ora si mobilitano Regione, Province,
Prefetture, Ministeri, Polizia Locale, Guardia Forestale, i
Volontari dell’Antincendio e perfino un’ente che si chiama «Pacobace»,
che vuol dire Piano di Azione e Conservazione dell’Orso Bruno
sulle Alpi Centro Orientali. «Qui c’è stata una piccola
carneficina e non possiamo permetterci questi comportamenti -
dice Stival -. Faremo di tutto per prenderlo e per fargli
trovare la sua tranquillità sessuale. Una volta catturato gli
metteremo dlle guardie del corpo e visto che viene dalla
Slovenia lo rimanderemo finalmente a casa». Lontano da qui
l’orso Dino farà anche o solo simpatia. Ma questa storia è
troppo seria, non è come quella di Loredano, «il feroce
caimano», che 20 anni fa aveva terrorizzato anatre e galline
alla foce del Po. L’aveva mai visto nessuno, Loredano.
Dino invece sì, ci sono le impronte, il Dna preso dagli
escrementi, è figlio di Jurka e aveva 9 fratelli, alla nascita
pesava 5 chili, adesso quasi 300. Ma non è Yoghi, non è Bubu.
«Portare le nostre bestie a pascolare nelle malghe - dice Dino
Panozzo, presidente degli allevatori dell’Altopiano - è come
invitare Dino in uno spaccio di carne fresca». Adesso la
provincia di Vicenza manderà una relazione alla Regione e da
questa al ministero. Poi si vedrà. «Gli orsi non hanno mai
attaccato l’uomo», giura l’assessore Stival, mentre sigla il
piano di battaglia «Prospettive per la cattura». Ci vorranno
«necessarie autorizzazioni, formazione e sicurezza degli
operatori per mancanza d’esperienza, squadre interprovinciali,
materiali e logistica». Dopo quest’inizio si capisce la fine:
«Possibili tempi lunghi». Così Dino può aspettare la stagione
dei mirtilli. E agli asini solo la speranza che venga cacciato.
O che gli trovino un’orsa, e se ne tornino in Slovenia assieme.
http://www.lastampa.it/lazampa/girata.asp?ID_blog=164&ID_articolo=1704&ID_sezione=339&sezione=News
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L'orso di Posina? Bistecche e una moglie, non pallettoni
Tanto can can per ricreare la fauna alpina e poi al primo
asino sbranato è panico? Parliamo anche di antrace (finta), di
mense scolastiche (vere ma sovrabbondanti) e di un dramma
autentico: le punte insostenibili del pronto soccorso di Vicenza
(g. ar.) - Panico diffuso per l'orso che ammazza (e mangia)
asini a Posina, ma panico diffuso anche a Vicenza per la
solita busta bollata e recapitata al Comune con dentro un
po' di bicarbonato. Ma quanto costano questi scherzi da
prete ogni volta affrontati con l'assetto di una squadra
antiterrorismo? Non si sa, ma dev'essere una cifra. Una
cifra costano anche i buoni pasto delle mense scolastiche.
Ora l'uovo di Colombo: nei piatti meno dosi, così si cala
anche la spesa. E poi l'autentico dramma -l'unico credibile
in mezzo a tanti se e ma- che riguarda il pronto soccorso di
Vicenza. Tirato come una bretella ormai esausta, sopporta
ogni giorno una pressione che non può continuare. Meno
parole e più provvedimenti: ogni due settimane il problema
si ripropone ed è ora di metterci una pezza seria. FAUNA
ALPINA- Questo can can sull'orso di Posina lo capiamo dalla
parte della gente che ha paura, dei cercatori di funghi, di
quelli dei pic nic, o dei ciclisti da fuori strada. Capiamo
molto meno la posizione contraddittoria di chi ha fatto
carte false per il cosiddetto ripopolamento della fauna
alpina autoctona e ora di fronte al primo asino sbranato (o
è il secondo?) per questioni puramente alimentari
dall'affamato plantigrado, ecco che gli ululati arrivano
fino in pianura. Dove sono i difensori della causa
naturalistica? Stanno ululando e naturalmente l'obiettivo
giurato è quello della Provincia che dovrebbe mettere in
campo le sue schiere di guardie zoofile per evitare fastidi.
Che belli gli orsi, basta che non facciano gli orsi. Non ci
sono molte scelte: o lasciamo che orsi e lupi tornino a noi,
e ne assorbiamo serenamente le possibili conseguenze, oppure
rinunciamo definitivamente alla retorica di "com'era bella
la natura quando..." e togliamo di mezzo i pericoli anche
presunti. A pallettoni. Come con le nutrie. Un po' di
solidarietà per questo orso che va su e giù dall'altopiano,
visita volentieri anche la zona di Recoaro e ci suggerisce
la soluzione più... umana: pasti assicurati in posto fisso
bel lontano dalla gente, sorveglianza in quella zona, e
infine una moglie per l'orso.
http://www.ladomenicadivicenza.it/a_ITA_1923_1.html
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Dino viene dalla Slovenia, è giovane, cerca l’anima gemella
e adora la carne di asina. Ha quasi diecimila fan su
Facebook ma non sono pochi neppure quelli che vorrebbero
tornasse da dove è venuto e c’è perfino chi, ma è una
deprecabile minoranza, vorrebbe farlo fuori a colpi di
fucile. Dino, nome in codice M5, è l’orso che da settimane
sta terrorizzando gli abitanti dei monti vicentini e
veronesi e che, per sfamarsi, ha dilaniato otto asine e
assaltato svariati pollai. Ultimo domicilio conosciuto,
grazie anche al radiocollare che una volta al giorno
comunica la sua posizione, i monti Lessini, nel Veronese,
dove, va da sé, ha già sbranato un’altra asina.
Ci sono state riunioni piuttosto concitate nei comuni
vicentini colpiti dal suo passaggio. A Posina, per esempio,
il messaggio della cittadinanza, a un certo punto, è stato
forte e chiaro: «O lo portate via con le buone, o lo
ammazziamo noi. Non possiamo vivere con l’incubo di vedere
sbranati i nostri animali o, peggio, rischiare noi stessi di
finire nelle sue grinfie». Per chi invece abita in città, a
distanza di sicurezza, per ora, predomina la simpatia e il
tifo per l’orso. Tanto che qualcuno ha organizzato
escursioni ad hoc per incontrarlo. Impresa molto difficile,
perché pare che l’animale che Dino tema di più sia proprio
l’uomo, dimostrando peraltro un discreto intuito.
Sul monte Corno, sempre nel Vicentino, l’impresa di arrivare
a tu per tu, o quasi, col plantigrado è riuscita, in maniera
del tutto involontaria, a un signore appena uscito da un
rifugio, di prima mattina. Se l’è trovato a una decina di
metri e, per un attimo, ha temuto il peggio. Ma a
spaventarsi ancora di più è stato l’orso, che si è infilato
nel bosco alla ricerca di qualche manicaretto più gustoso.
La sua storia monitorata comincia nell’ottobre scorso,
quando viene catturato dal Servizio foreste e fauna
selvatica della Provincia di Trento in val Canali, nella
zona di Fiera di Primiero, dopo una strage di pecore.
Ribattezzato Dino in onore di Buzzati, l’animale è
originario dalla Slovenia e, al momento della cattura, aveva
un’età compresa tra i 4 e i 6 anni, con un peso di 175
chili. I forestali decidono di applicargli due chip
auricolari e una volta al giorno manda segnali utili per la
sua localizzazione. Solo che non sempre c’è campo, come sa
bene chi va per boschi e tenta di chiamare col cellulare, e
così la comunicazione, come dire, è intermittente. Al
risveglio dal letargo invernale, Dino si ritrova con una
fame da... orso e, quindi, comincia il suo peregrinare di
banchetto in banchetto. Gli esperti dicono che adesso, però,
il suo principale obiettivo sarebbe quello di trovare una
compagna e, quindi, starebbe cercando la via del ritorno per
andare nella zona del Trentino in cui erano state liberate
anche delle femmine. Il guaio è che i suoi movimenti ora
sono seguiti passo passo dal popolo del web, che fa il tifo
per lui ma gli toglie anche la necessaria privacy. Così come
fa il tifo per lui anche Daniele Zovi, comandante del corpo
forestale di Vicenza. «L’allarme su Dino è eccessivo - ha
dichiarato al Giornale di Vicenza -. Non fa male agli uomini
ed è una rivincita della natura, capace di affascinarci col
suo mistero. Le persone che ci chiedono preoccupate se
possono passeggiare o andare per funghi nei boschi non
devono temerlo. Anzi, se hanno il destino di incontrare
l’orso possono dirsi davvero fortunate».Non la pensano così
i proprietari della asine squartate, e risquartate il giorno
successivo, dal famelico orsacchiotto. Ma questa è la
natura. E se a qualcuno venisse in mente di dare la caccia a
Dino, magari col fucile a pallettoni, sappia che commette un
reato perseguito dalla legge. Però nel sondaggio sul sito
del Giornale di Vicenza, solo il 33 per cento sostiene che è
meglio lasciarlo libero. Il 54% vuole che sia catturato e
portato in un’altra zona, il 5% che sia spaventato e
costretto ad andarsene e l’8% propende per la sua uccisione.
Che fare? «Trattiamolo con rispetto - argomenta il
comandante della Forestale - è l’uomo che si è sempre
dimostrato nemico dell’orso, non viceversa. È l’uomo che lo
ha sterminato facendolo scomparire. È l’uomo l’essere
pericoloso, non l’orso».
http://www.ilgiornale.it/interni/tutti_hanno_paura_dellorso_dino_ma_web_e_diventato_star/04-05-2010/articolo-id=442554-page=0-comments=1
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Facebook, 1600 fan per l'orso Dino
Vicenza, rischia di essere abbattuto
Hanno superato i 1600 i fan di Dino,
l'orso avvistato in provincia di Vicenza e che rischia
di venire ucciso dopo aver sbranato tre asinelli.
Un gruppo su Facebook, che parteggia
per lui, raccoglie i timori dei ambientalisti ed
estimatori dei grandi animali, persone ispirate dal
rispetto della natura. A Posina però c'e' molta
preoccupazione soprattutto tra contadini
ed allevatori che temono nuove incursioni
dell'orso ai danni delle loro bestie.
Il maggior gruppo Facebook che parteggia per lui si
chiama semplicemente "Orso", ma sul social network c'è
anche "L'orso Dino deve vivere" con 513 membri. Tra i
vari commenti anche molte rassicurazioni sulla
pericolosità dell'animale e che la sua presenza sarebbe
positiva sia in termini ambientali che turistici. "In
Abruzzo - commenta un simpatizzante - gli orsi sono una
grande risorsa per il parco e convivono da decenni con
la popolazione. Io credo si tratti solo il caso di
saperlo gestire, di farlo allontanare dalle case".
Nel frattempo gli spostamenti di Dino vengono seguiti
attraverso il radiocollare di cui è dotato già dalla
scorsa estate. Il Giornale di Vicenza però,
riporta che nel corso di una riunione i cacciatori
hanno minacciato di trasformarsi in bracconieri e di
uccidere l'orso. Gli ambientalisti si sono allarmati e
sempre sul social network nel giro di poche ore sono
aumentate le adesioni e i pensieri degli utenti.
"Vorrei essere un orso per rifugiarmi nella mia
cavernaquando il tempo è avverso e risvegliarmi quando
la primaveratorna a scaldarmi l'animo", scrive una
navigatrice. "Oggi ho avuto molta paura nel leggere dei
commenti ad alcuni blog ed articoli che raccontavano la
situazione dell'orso Dino in Veneto - scrive un altro -
Gandhi diceva che La civiltà di un popolo si misura nel
modo in cui tratta i suoi animali, e qui invece gia' si
imbracciano i fucili".
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo479431.shtml?refresh_cens&fontsize=medium
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