RACCONTI PER BAMBINI

 

L'amore dei cani

La libertà e l'amicizia

 

Sabato
2 Febbraio 2008
Edizione Vicenza       IL GAZZETTINO

 

DIARIO

La gatta Cannella e i bimbi di San Giuseppe di  Cassola

2 febbraio

Reincarnazione di una sepolta viva dei romanzi da non chiudere occhio. O di una prigioniera politica cacciata a marcire nelle segrete del Palazzo. Fatto sta che la notte del 31 dicembre, mentre nei dintorni esplodono i primi bengala del 2008,Cannella, tenera gatta tartaruga di 4 anni, deve avvertire un qualche irresistibile "richiamo" delle sue vite precedenti. Qualcosa che la fa saltare giù da quel primo piano di via Gagliardotti, per svanire nel nulla.

Sovente scompaiono, ma a volte ritornano i nostri amici animali . Hanno storie da raccontarci attraverso ringhi, strusci, fusa, arfi, balzi, spaventi, fughe, scondinzolii, misteriosi "poteri". Cannella, la cui foto compare tuttora sui lampioni del quartiere, aveva da far provare la propria perdita fino ai limiti della speranza aIlenia e Marica Costa, giovanissime sorelle che l'hanno presa piccina e orfanella, per crescerla assieme a un'altra micia di nome Piper. «Passati i giorni e le settimane, non pensavamo più di trovarla viva - confida Ilenia - finché il moroso di Marica una notte l'ha vista schizzare via verso le cantine. Allora siamo scesi, e l'abbiamo trovata pesta e terrorizzata, sotto una grata, dentro un buco pieno d'acqua. Era tutta pelle e ossa, e avrà pesato la metà di quando era sparita, faceva impressione».

Per la gioia di mamma Betty e papà Mario, Cannella si sta lentamente riprendendo. Miagola, si stira, sbadiglia, si acciambella, lecca dove capita, fa la gatta normale pur senza esserlo. Come i bambini, che imparano faticosamente la normalità, pronti però a rimettere in campo la loro spasimante ribellione non appena liberi di attorcigliarsi, stravaccarsi, sovrapporsi e venetamente "tontonarsi" in assiemi continuamente composti e scomposti dalle "sregole" del loro divertimento. Lo si vede chiaramente allaludoteca Gioco 6, gestita dalla cooperativa sociale Job Mosaico dal lunedì al giovedì (ore 16 - 19) nei locali del patronato di San Giuseppe, al Mercato Nuovo. Aule dove gli animatori Francesco Corato e Giorgia Marchetti sono abili a intrufolarsi nelle azioni create senza pausa da una ventina di bambini. Gli stessi che alle 16 del 5 febbraio, giorno di Martedì Grasso, invaderanno il teatro di San Giuseppe indossando le loro semplici, festosissime maschere di cartoncino. Cannella è invitata, ci si diverte più che a Capodanno.

Stefano Ferrio

 

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L'AMORE DEI CANI...

 

Quando venisti a prendermi ero così piccolo,entrai nella tua mano.
Dicesti che ero il più bello della cucciolata.
Mi portasti a casa.
Un bimbo, tuo figlio, mi accettò con gioia.
Divenimmo amici.
Cresciuto mi insegnasti il gioco della caccia.
Mi dicevi: Bravo!
Qualcuno ti chiedeva : Lo vendi?
Rispondevi "NO" e il mio cuore di cane ne gioiva, io ti amavo,anche se mai mi facevi una carezza.
Gli anni sono passati; son diventato cieco, sordo,malandato, dimenticato, solo; con poco pane e acqua.
Quando ti sento passare il mio cuore di cane freme di gioia.
Vorrei venirti incontro ma son legato e la catena è corta.
Stasera hai detto al figlio, ormai divenuto uomo: " Domani uccido il cane o lo abbandono, non serve più, è un peso morto".
Signore Iddio, fai che stanotte io muoia sotto il suo tetto, che egli non debba sentire il rimorso del suo gesto

 

Grazie Elena F. per l'autorizzazione a pubblicarla

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LA LIBERTA’ E L’AMICIZIA  (storia vera)

 

Avevo dato ospitalità per due anni ad una famiglia extracomunitaria: papà, mamma ed una bambina di quattro anni molto vivace ed intelligente. Un giorno il papà di quella bambina portò a casa tre galline ed un gallo, comperati presso una fattoria di campagna che vendeva pollame vivo. In questa fattoria si potevano trovare animali a buon prezzo, scartati dai grandi allevamenti di pollame. I quattro pennuti comperati erano arrivati vivi nella mia casa, però malandati a causa  della dura vita   che avevano fatto negli allevamenti intensivi. Uno aveva un filo di ferro piantato nelle narici del becco e, attaccato al filo, c’erano i famosi occhiali rossi per mangiare giorno e notte. Ad un altro mancava metà becco. Passate due settimane, il papà ne mise in pentola due. Rimasero il gallo e una gallina. Stranamente, questi due poterono vivere in pace per molti mesi.  Erano liberi di andare intorno alla casa, a cercare erbe e vermetti. Erano diventati molto amici tra loro e andavano sempre insieme. A volte raspavano la terra soffice dell’orto per farla cadere tra le piume delle loro lucenti ali, che sbattevano gioiosamente nell’aria, per poi accoccolarsi con grandi mosse nella buca che avevano fatto. Era una coppia bella ed affiatata da fare invidia a tutti.  La gallina andava a fare l’uovo in una buca segreta dietro gli alberi ed il gallo la seguiva sempre. Mentre essa faceva l’uovo, il gallo si metteva di guardia lì vicino e guardava di qua e di là con occhio battagliero e agitando le creste infuocate, perché io avevo un cane lupo, libero di andare e di venire, che era sempre interessato alla gallina quando essa covava. Il cane, che si chiamava “Ston” veniva spesso colpito al naso dal becco del gallo, perché era troppo curioso. Ogni volta, dopo aver fatto l’uovo, la gallina usciva dalla buca e si metteva a urlare “coccodè, coccodè”; il gallo, subito eccitato, faceva “chiricchichì, chiricchichì” e poi correva  in giro a cercare vermetti.  Quando ne trovava uno, faceva gesti alla sua amica, perché essa andasse a prendere il vermetto. Il cane aspettava paziente e quando la coppia si allontanava abbastanza, andava a curiosare nel nido della gallina. Se trovava un uovo lo mangiava in un solo boccone. Purtroppo il gallo era così impetuoso e presuntuoso che, quando vedeva la bambina passargli  intorno, le correva dietro per beccarla sul sedere. La bambina scappava terrorizzata, però lei diceva sempre che quel gallo le era simpatico. Ma certo, era simpatico a tutti! Il papà era però  pensieroso;  non era contento di quel gallo, perché poteva colpire  gli occhi della bambina con il becco: i galli fanno così per loro natura!  A causa di questo timore, successe che il gallo finì in pentola. Quel giorno fu  triste per tutti. La bambina  si rifiutò di mangiare e pianse, ma   la gallina, da quel giorno,  non cantò più e non fece più l’uovo. Ogni giorno che passava, la gallina  diventava sempre più triste. Si vedeva che la sua vita non aveva più senso. Passato un  mese in quella maniera, il, papà pensò di mettere in pentola anche la gallina per non farla più penare, ma quando la mamma incominciò a sezionare la gallina  per metterla in cottura, si accorse che la sua carne era ammalata. Così la gallina fu buttata via. Il gallo e la gallina non c’erano più, ma rimasero nel nostro ricordo per molto tempo, perché ci avevano mostrato che, nonostante la terribile esperienza di vita che avevano fatto nelle gabbie intensive, dove erano nati, erano riusciti a ritrovare un po’ di  gioia e di vita nella libertà e nell’amicizia.

 

Bassiano Moro  via Golini 18 – 36061 – Bassano delGrappa