Vivisezione
Articoli di giornale

 
 
 
STRASBURGO SOPPRIME 14 MACACHI 19-09-08
TEST DOLOROSI E INUTILI 18-09-08
CLONAZIONE ANIMALI A SCOPO ALIMENTARE 03-09-08
LA LAV OTTIENE I DATI 2006-2007 DA MINISTERO SALUTE 08-08-08

DOSSIER LAV VIVISEZIONE 2006-2007

 
Replica LAV articolo intitolato "Nella clinica del topo mutante"15-07-08
ESTATE, LAV: PER PROTEGGERE LA VOSTRA PELLE            17-07-08

Richiesta urgente di risposta dalla COMMISSIONE EUROPEA 15/02/07

Verso la fine della sperimentazione animale 02/03/07
"Il dolore degli animali e la misteriosa indifferenza degli esseri umani" 06/12/2005
Giappone. Topi sterili divenuti papa' grazie alle staminali 26-12-03
 
 
 

Comunicato stampa LAV 19 settembre 2008

VIVISEZIONE, UNIVERSITA’ STRASBURGO SOPPRIME 14 MACACHI

LAV: PERSEGUIBILI ALTERNATIVE, DECISIONE TANTO PIU’ GRAVE PER UNA SPECIE A RISCHIO IN NATURA. DISAPPUNTO PER RITARDO COMMISSIONE UE SU PROPOSTE REVISIONE DIRETTIVA E GRANDI PRIMATI 

Pochi giorni fa, il 31 agosto, l’Università di Strasburgo ha deciso di sopprimere 14 macachi (di età compresa tra i 9 e i 38 anni) del Centro Primatologico, nonostante fossero perseguibili strade alternative all’uccisione. Le scimmie sono state uccise all'insaputa dei ricercatori, degli etologi e degli studenti, che per anni avevano lavorato con loro, contravvenendo alle responsabilità morali che ha l’Università di assicurare un futuro agli animali e trattandoli come oggetti scomodi anziché adottare comportamenti maggiormente responsabili e rispettosi. I macachi di Tonkeana erano portatori del virus Herpes B, dichiarato non rischioso per l’uomo. Questi animali hanno subito una doppia violenza, dovendo sopportare dapprima anni di isolamento, psicologico e fisico, e infine la non necessaria soppressione. “La scelta di sopprimere questi macachi è evidentemente basata sul discutibile principio dello sfruttamento di animali – dichiara Michela Kuan, biologa e responsabile vivisezione LAV - Si ricorda la complessità biologica e comportamentale delle scimmie, che si limita però al mero valore materiale, ma alla prima difficoltà, peraltro superabile, si sceglie di gettarli via sopprimendoli. Fatto reso ancora più grave considerando che la specie è dichiarata a rischio in natura.” La LAV esprime disappunto, inoltre, per il ritardo della pubblicazione da parte della Commissione UE delle sue proposte per la revisione dell’ormai più che ventennale Direttiva 86/609/CEE in materia di sperimentazione animale, occasione importante e attesa per migliorare la protezione di più di 12 milioni di animali utilizzati in Europa ogni anno a questo scopo. "La direttiva 86/609/CEE ha il potere di vita e di morte su milioni di animali utilizzati nei laboratori europei. La sua revisione è una necessità – prosegue Kuan - per far avanzare concretamente la ricerca verso alternative etiche più affidabili e più umane, nell’interesse dei malati e naturalmente degli animali”. Altrettanto sconfortante la notizia del mancato via libera della Commissione Europea al progetto messo a punto dal Commissario all'Ambiente Stavros Dimas di vietare la sperimentazione sui grandi Primati non umani, come scimpanzé e gorilla, che hanno la capacità di soffrire più simile a quella umana. Dimas continuerà sostenere il suo progetto di normativa, ma al momento il testo è bloccato e non è stata fissata la data per una nuova discussione. “La Commissione UE non perda l’occasione di far fare un salto di qualità alla ricerca, salvando i grandi Primati da esperimenti tanto crudeli quanto inutili – conclude Michela Kuan – infatti  la ‘somiglianza’ genetica tra questi animali e l’uomo, è una grossolanità che poco ha a che fare con il rigore scientifico”.

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Comunicato stampa LAV  18.09.2008

RICERCA: SPERIMENTATA SU ANIMALI ENNESIMA TERAPIA CHIRUGICO-ORTOPEDICA.

LAV: TEST DOLOROSI E INUTILI. STUDIO IN CORSO DA SEI ANNI E PROMESSE ILLUSORIE.

 La ricerca medica diffonde l’ennesima promessa, che crea aspettative e false speranze in chi confida nel progresso scientifico, alimentando un business di interessi economici fatto di pubblicazioni e medicinali che non superano la fase di sperimentazione clinica sull’uomo”, commenta Michela Kuan, biologa responsabile LAV settore vivisezione, alla notizia della ricerca condotta dal Policlinico Gemelli di Roma che ha sperimentato su animali tre possibili tipi di intervento chirurgico ortopedico  per verificare lo sviluppo di tessuto osseo a partire dall’impianto di cellule modificate geneticamente, promettendo in un futuro prossimo, applicazioni sull’uomo.Questa ricerca, condotta con esperimenti estremamente dolorosi sugli animali, dura da più di sei anni senza aver finora prodotto risultati validi, e la sua applicazione sull’uomo viene rimandata di anno in anno, allontanando, di fatto, il traguardo annunciato. “Oltre alle implicazioni di tipo etico prosegue la Kuan dal punto di vista scientifico è noto come fibre muscolari e apparato scheletrico differiscano notevolmente tra l’uomo e le altre specie, tra cui la formazione, degenerazione e densità ossea, e le risposte immunitarie del tessuto”. Senza dimenticare, inoltre, come le differenze nel codice genetico tra le specie si riflettano in innegabili diversità micro e macroscopiche che rendono i risultati della sperimentazione su animali, inattendibili e fuorvianti per l’uomo. Oggi la ricerca può contare su tecnologie avanzate ed è possibile, con metodi che non utilizzino animali, eseguire ricerche e test impensabili fino a pochi anni fa. Le cellule staminali umane ottenute da cellule uovo non fecondate, ad esempio, che proprio nel campo della rigenerazione ossea hanno dato ottimi risultati. “Il modello animale è ampiamente criticato negli ambienti  scientifici e moralmente condannato da sempre più parte della società  civile, ma nonostante questo continuano ad essere finanziati, anche con soldi pubblici, progetti basati su una scienza obsoleta e superata, escludendo, così, la possibilità di un progresso etico nel vero rispetto del valore della vita umana”, conclude Michela Kuan

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Comunicato stampa LAV 3 settembre 2008 

CLONAZIONE ANIMALI A SCOPO ALIMENTARE: RISOLUZIONE PARLAMENTO UE CHIEDE DIVIETO 

LAV: BENE, COMMISSIONE UE E STATI MEMBRI SI OPPONGANO A QUESTO ORRORE. RISPETTARE TRATTATO DI LISBONA 

“Un atto importante, saggio e atteso dopo i numerosi appelli, rivolti anche dalla LAV, alle autorità UE e agli Stati Membri affinché si oppongano con fermezza a qualsiasi ipotesi di commercializzazione di carne, latte o altri prodotti derivati da animali clonati, vietandone anche l’ allevamento e l’ importazione”. Con queste parole  il vicepresidente della LAV Roberto Bennati commenta la notizia della Risoluzione approvata oggi a larga maggioranza dal Parlamento UE (622 voti favorevoli, 32 contrari e 25 astensioni), che invita la Commissione UE a presentare proposte volte a vietare a scopi di approvvigionamento alimentare la clonazione di animali, l'allevamento di animali clonati o della loro progenie, l’importazione e l'immissione in commercio di carne o prodotti lattieri ottenuti da animali clonati o dalla loro progenie. Si tratta di una materia sulla quale esistono enormi criticità sia dal punto di vista scientifico che etico: tutte ottime ragioni per opporsi a un simile orrore – prosegue Roberto Bennati - Ricordiamo che ogni ipotesi in questo campo è contro lo spirito del Trattato di Lisbona, il nuovo Trattato dell’UE siglato il 13 dicembre 2007 e in vigore dal prossimo 1° gennaio, che finalmente riconosce giuridicamente gli animali come esseri senzienti e impegna l’UE e gli Stati Membri a tenere pienamente conto delle esigenze del loro benessere, formulando e migliorando le relative politiche. Questo impegno non è una semplice dichiarazione di principio, ma deve concretizzarsi in ogni campo, anche in quello zootecnico e scientifico”. Sul piano scientifico, inoltre, la LAV definisce allarmanti i risultati resi noti in materia di clonazione animale: sia quelli  recenti dell’Efsa (“ogni 100 animali clonati, 40 presentano problemi di salute, una percentuale che può essere ancora superiore per i cuccioli di meno di sei mesi”), che il precedente studio basato su dati INFIGEN (una delle multinazionali clonatrici) e su studi di Atsuo Ogura del National Institute of Infectious Diseases di Tokyo, secondo cui il 75% degli embrioni animali clonati muore entro i primi due mesi di gravidanza e il 25% nasce morto o con deformità incompatibili con la vita; da 100 cellule di partenza, mediamente una sola diverrà un animale “adulto e sano”. 

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Comunicato stampa LAV venerdì 8 agosto 2008 

VIVISEZIONE,  LA LAV OTTIENE I DATI 2006-2007 DA MINISTERO SALUTE: ALLARMANTE AUMENTO DELLA SPERIMENTAZIONE PIÙ DOLOROSA SUGLI ANIMALI (CANI, GATTI, PRIMATI NON UMANI, SENZA ANESTESIA, DIDATTICA), IN CRESCITA STABILIMENTI CHE PRATICANO VIVISEZIONE. IN TESTA: LOMBARDIA, LAZIO, VENETO, EMILIA ROMAGNA, TOSCANA.  DOSSIER LAV SU WWW.LAV.IT 

In aumento i numeri legati alla sperimentazione animale in Italia nel biennio 2006-2007: lo rivela la LAV-Lega Anti Vivisezione (www.lav.it), sulla base dei dati ottenuti nuovamente dal Ministero della Salute, grazie ad una sentenza del TAR che ha cancellato il segreto su questo tema. Un aumento preoccupante e in controtendenza rispetto allo scenario scientifico nazionale ed europeo sempre più rivolti alla promozione di metodi sostitutivi all’impiego di animali, e nonostante l’impegno scritto in tal senso nel programma della precedente Coalizione del Governo. Infatti le autorizzazioni per gli esperimenti “in deroga” - ovvero l’impiego di cani, gatti e primati non umani, o l’utilizzo a fini didattici o il non ricorso ad anestesia - sono passate da una media di 128 per il biennio 2004-2005  a 141 per il 2006-2007, con in testa il Lazio (ben 81), seguito da Veneto (38) e Toscana (37).

Per quanto riguarda l’apertura di nuovi stabilimenti utilizzatori, nel biennio 2006-2007, sono state rilasciate dal Ministero della Salute 60 autorizzazioni, di cui nuovi effettivi risultano essere ben 18: una media di circa 9 l’anno, quasi uno ogni mese e mezzo. Salgono così a 599 in totale gli stabulari in funzione in tutta Italia. In testa sono Lombardia, Emilia Romagna e Lazio con un numero di stabilimenti utilizzatori presenti sul territorio regionale compreso tra 61 e i 133. “E’ incredibile che vi sia un aumento del ricorso a test invasivi e dolorosi e una crescita degli impianti autorizzati alla vivisezione; cifre che contraddicono l’andamento lievemente decrescente complessivo del numero degli animali utilizzati negli ultimi dieci anni che arriva comunque alla spaventosa cifra di oltre 900mila l’anno - dichiara Michela Kuan, biologa, responsabile LAV e autrice del Dossier di denuncia disponibile su www.lav.it - Infatti, per legge, questo tipo di sperimentazione in deroga dovrebbe costituire l’eccezione e non la regola e inoltre, negli ultimi anni, la ricerca per lo sviluppo di metodi alternativi alla sperimentazione animale sta facendo molti passi in avanti e gli sforzi a livello internazionale stanno dando buoni frutti, rendendo l’uso degli animali anche sotto questo aspetto una pratica sempre più obsoleta ed ingiustificabile”. “In Italia, invece, il principio per il quale il metodo alternativo debba essere preferito all’impiego di animali viene del tutto ignorato sia dall’utilizzatore di animali che dal Ministero della Salute, peraltro in nuovo ritardo sugli obblighi di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle statistiche, e dal servizio dell’Istituto Superiore di Sanitàconclude Michela Kuan - una situazione che va peraltro a tutto danno della ricerca biomedica italiana e che speriamo possa essere presto cambiata. Il problema non riguarda unicamente milioni di animali torturati per scopi scientifici vani, ma inevitabilmente anche i milioni di malati che nella ricerca e nei farmaci ripongono speranze di cura e di vita”. 

Nel merito dei test in deroga autorizzati dal Ministero della Salute nel biennio 2006-2007, continuano a perpetrarsi anacronistici e fallimentari studi relativi all’uso di droghe, alcol e fumo, che tolgono fondi per ricerche incruente: perché il Ministro della Salute continua ad autorizzarli? 

Persiste poi il “pentagono universitario” Verona-Trieste-Parma-Ferrara-Roma che continua a contraddistinguersi, negativamente, per l’utilizzo di scimmie nelle quali viene sondato il cervello e dove l’errore metodologico risulta doppio vista la mancanza del linguaggio, capacità indispensabile per comprendere le dinamiche psichiche e avanzare una diagnosi.

Anche nella didattica la situazione si presenta tragica, eppure la legge in questo caso è particolarmente restrittiva, autorizzando il ricorso ad animali vivi solo in caso di inderogabile necessità, quando sono già disponibili sia in campo chirurgico che non, svariati metodi che non prevedono l’uso di animali: nonostante ciò migliaia di suini, ratti, topi, cavie, conigli e uccelli continuano ad essere torturati. 

Guardando al prossimo futuro, la Direttiva Europea 86/609, che regolamenta la sperimentazione animale, sta attraversando attualmente un processo di revisione che porterà alla proposta di nuovo testo nei prossimi mesi da parte della Commissione di Bruxelles.

Per cogliere la possibilità di rendere migliore la Direttiva, nell’ottica della necessaria fuoriuscita dalla vivisezione, la LAV in questi mesi sta raccogliendo firme su una petizione (disponibile su http://www.lav.it/index.php?id=963) rivolta al Governo per chiedere:

·       un Decreto per rendere obbligatorio l’impiego dei metodi alternativi disponibili;

·       un Decreto per vietare la dissezione nelle scuole primarie e secondarie

·       il finanziamento della Legge sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale (L. 413/93) e per la riconversione dei laboratori che utilizzano animali in laboratori che fanno ricorso a metodi alternativi.

La LAV auspica che questa occasione non venga sprecata dal Ministero della Salute nell’ottica di tutelare gli animali, i pazienti umani e il progresso della scienza.

   VIVISEZIONE REGIONE PER REGIONE

Uso consentito citando la fonte: elaborazione LAV su dati Ministero della Salute 2006-2007

-   Piemonte: sono 27 gli stabilimenti utilizzatori di animali, solo nel biennio 2006- 2007 le richieste di esperimenti condotti senza anestesia arrivano a 13, le specie utilizzate comprendono anche cani e primati non umani, utilizzati in studi altamente invasivi come quelli di tossicologia.

-   Liguria: sono 17 gli stabilimenti utilizzatori, in particolare continuano ad essere finanziati progetti che prevedono l’uso di animali da inviare nello spazio, come la recente collaborazione tra l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro e l’Agenzia spaziale Italiana, sebbene gli studi finora condotti mostrino come le cavie geneticamente modificate, inserite in contenitori metallici poco più grandi del corpo dell’animale, soffrano di gravi patologie quali obesità e diabete e siano praticamente incapaci di muoversi.

-   Lombardia: è in vetta nella classifica “nera” della sperimentazione, infatti, sono ben 133 gli stabilimenti utilizzatori di animali presenti sul territorio regionale, con 27 autorizzazioni in deroga e 3 nuovi stabulari. Confermata la sperimentazione all’Università degli Studi di Insubria, sebbene i responsabili dell’Ateneo avessero affermato mesi fa il contrario e ad aggravare i dati già di per sé allarmanti, la presenza di sperimentazioni anche su cani e scimmie.

-   Veneto: sono 39 gli stabilimenti utilizzatori di animali; nel biennio 2006-2007 le richieste di esperimenti condotti senza anestesia arrivano a 38, spiccano l’uso di primati per ambiti altamente invasivi come le neuroscienze e studi di indubbia inutilità e valenza scientifica come il comportamento sessuale e la depressione umana.

-   Friuli Venezia Giulia: nel 2007 arrivano a 16 gli stabilimenti utilizzatori di animali; in aumento gli studi con molluschi sulle biotossine, nonostante siano ampiamente disponibili metodi alternativi all’uso di animali, dimostratisi più attendibili e utili per la salute umana.

-   Emilia Romagna: sono 99 gli stabilimenti utilizzatori di animali, seconda solo alla Lombardia. Nel biennio 2006- 2007 le richieste di esperimenti condotti senza anestesia arrivano a 33, le specie utilizzate comprendono anche primati non umani utilizzati in studi altamente invasivi come quelli nell’area delle neuroscienze. Si distingue, negativamente, l’Università di Bologna per i suoi esperimenti su cavalli,  fatto per cui la LAV ha presentato una diffida contro il Responsabile dell'Unità di Ricerca del Dipartimento Clinico Veterinario dell'Università degli Studi di Bologna, e un’istanza di affidamento di tre cavalli, come previsto dalle norme in vigore (per maggiori informazioni http://www.comune.bologna.it/iperbole/lavbologna/): vicenda sulla quale l’associazione rinnova la sua richiesta.

-   Toscana: al quarto posto nella classifica “nera” del numero di stabilimenti presenti sul territorio regionale con ben 55 stabulari  e seconda solo al Lazio per l’uso di animali vivi nella didattica. Sono 37 le autorizzazioni per esperimenti in deroga, comprese quelle per i gatti, anche per ricerche molto invasive quali neuroscienze e tossicità. In aumento anche l’uso di pesci per i test di tossicità. Il quadro complessivo allarmante è in netto contrasto con la neonata associazione istituzionale Ancesa per i test alternativi, con sede a Pisa,

-   Marche: arrivano a 24 gli stabilimenti utilizzatori di animali nel 2007.

-   Umbria: sono 6 gli stabilimenti utilizzatori di animali con un numero alto, in proporzione, di deroghe autorizzate: ben 16.

-   Abruzzo: 17 gli stabilimenti utilizzatori di animali, di cui due nati solo nell’ultimo biennio.

-   Campania: il numero di stabilimenti utilizzatori di animali ammonta a 29; spiccano esperimenti sul dolore e di neuroscienze condotti senza anestesia.

-   Puglia: ben 13 gli stabilimenti utilizzatori di animali presenti, tra i tanti esperimenti spiccano quelli che prevedono l’uso di cani e le ricerche su vaccini con animali sebbene siano disponibili metodi sostitutivi efficaci basati su biologia molecolare, modelli informatici e produzione in vitro.

-   Sicilia: arrivano a 29 gli stabilimenti utilizzatori di animali sul territorio regionale siciliano, di cui 2 nati solo nell’ultimo biennio (2006-2007). Tra i tanti esperimenti, spiccano quelli sul dolore condotti senza anestesia e quelli in campo didattico con tecniche di chirurgia mini-invasiva su maiali vivi, sebbene siano disponibili metodi alternativi dimostratisi utili nel passaggio all’uomo, come simulatori virtuali, manichini e nuove tecniche di perfusione.

-   Sardegna: prima nella classifica “nera” per l’apertura di nuovi stabulari, infatti solo nel biennio 2006-2007 sono stati autorizzati 3 nuovi stabilimenti utilizzatori di animali, arrivando così ad un totale di 23. Tra gli esperimenti più invasivi e assurdi spiccano quelli condotti sull’astinenza da droghe e alcol e di neuroscienze condotti senza anestesia, la cui non trasferibilità dei dati e differenze nell’insorgenza di eventuali dipendenze nell’uomo è evidente.

-   Lazio: al vertice della lista “nera” della sperimentazione animale per il numero di autorizzazioni (81 in soli 2 anni) per specie, esperimenti condotti senza anestesia e didattica con animali vivi, nonché terza per il numero di stabulari presenti sul territorio regionale. Il Lazio deve questo gravoso primato soprattutto al C.N.R e all’Istituto Superiore di Sanità, tristemente noti per esperimenti di modificazione genetica di animali, l’uso di scimmie ed esperimenti didattici con maiali. 

ALLEGATO: Dossier LAV “La Vivisezione in Italia 2006-2007” (disponibile anche su www.lav.it) - Uso consentito citando la fonte: elaborazione LAV su dati Ministero della Salute 2006-2007- © Copyright LAV

 Roma, 8 agosto 2008

Ufficio Stampa LAV 06 4461325 – 339 1742586   www.lav.it

Replica LAV articolo intitolato "Nella clinica del topo mutante",

pubblicato sul numero di Panorama del 3 luglio c.m

Alla c.a. Chiara Palmerini

e p.c. Maurizio Belpietro Direttore “Panorama”

via posta elettronica 

Roma, 15 luglio 2008

 Gentile Chiara Palmerini, 

abbiamo seguito negli anni i suoi articoli relativi alla ricerca medica e alla sperimentazione dei farmaci (2001-2007), notando, con piacere, la sua posizione critica nei confronti della sperimentazione animale, non in merito alla scelta etica, ma esponendo valide argomentazioni scientifiche e svolgendo un importante lavoro di divulgazione riportando l’importanza dello sviluppo di metodi alternativi alla sperimentazione animale per compiere passi avanti nella ricerca per l’uomo. Le scrivo in relazione al suo articolo intitolato “Nella clinica del topo mutante”, pubblicato sul numero di Panorama del 3 luglio c.m., rispetto al quale, in considerazione anche del suo dimostrato interesse e competenza verso l’argomento, e in qualità di responsabile del settore Vivisezione della LAV, vorrei chiarire alcuni punti nella nostra posizione, sperando di sollevare riflessioni su studi che solo apparentemente sono utili ma che nascondono pubblicazioni rapide e facili finanziamenti. “L’uomo non è un ratto di 70 chili,” come diceva Thomas Hartung, professore di tossicologia all’Università di Costanza e direttore scientifico dell’ECVAM  (European Centre for the Validation of alternative methods). La falsa sicurezza che spesso danno i test su cavie ha fatto si che la storia della farmaceutica sia costellata di tragedie, provocate da medicinali innocui per gli animali da laboratorio, ma dannosi per l’uomo e viceversa. Tralasciando le motivazioni etiche che vedono lo sfruttamento di esseri senzienti e la totale deprivazione di ogni stimolo etologico ed ambientale, intendiamo sottolineare come la sperimentazione animale, che ricorre all’uso dei muridi, si avvalga della vicinanza genica tra le specie uomo e topo pari all’85-95%, ma non specifica che già la differenza intra-specifica genetica nell’uomo è dello 0.1% con espressioni macroscopiche evidenti (differenze quali colore di capelli, pelle, occhi, altezza etc..) e molteplici differenze microscopiche. Tanto che farmaci identici hanno effetti diversificati su individui di aree geografiche diverse o con abitudini diverse etc. Gli animali da laboratorio, inoltre, sono esseri viventi privati di normali simbiosi con micro-organismi con i quali si sono evoluti, isolati da suoni, odori, con dinamiche comportamentali artificiali e mutanti, per cui i dati ottenuti da ricerche su di essi non sono attendibili nemmeno per i loro con specifici. Le malattie complesse che affliggono la nostra specie non sono riconducibili ad un solo gene ma sono il prodotto di controlli multifattoriali e reazioni a catene interconnesse. I grandi passi avanti nella cura di malattie quali il cancro, l’AIDS e malattie genetiche sono da imputare a studi epidemiologici e clinici. Nello specifico dell’articolo di cui sopra sono citare le malattie che hanno usato come modello di studio i topi geneticamente modificati, con risultati utili per la ricerca. tra le quali l’osteogenesi ed anomalie cardiorespiratorie e metaboliche. Le pubblicazioni a riguardo, però, citano solo esperimenti predittivi a livello intra-specifico e non ci sono dati riferiti alla specie umana.( PMID: 12457328/ PMID: 15781897). Al momento attuale vi sono molte importanti scoperte mediche che non vengono accettate perché non possono essere “provate” da esperimenti animali, benché siano solidamente basate sull’evidenza clinica. Un esempio è la scoperta che un basso livello di radiazione su di un padre o una madre può causare la leucemia nei discendenti, anche se la radiazione avviene prima del concepimento. Questa scoperta non è confermata da esperimenti animali. Poiché gli animali da laboratorio danno i risultati più svariati, si può dimostrare o confermare qualsiasi ipotesi si desideri. Come Lei ben sa, quindi, la sperimentazione animale non è un male necessario ma un errore del passato da cui imparare, per assumere la coscienza che ogni specie è diversa dall’altra fisiologicamente ed anatomicamente, per cui qualsiasi sostanza verrà assorbita, metabolizzata ed eliminata differentemente. Le manipolazioni genetiche su animali creano false speranze che alimentano un business di interessi economici fatto di pubblicazioni e medicinali inutili. 

Certa della sua attenzione, resto a sua disposizione per ogni eventuale chiarimento, e Le porgo i miei più  

Cordiali saluti.

Michela Kuan

Biologa, responsabile LAV settore vivisezione

Barbara Paladini
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Comunicato stampa LAV  17.7.2008

ESTATE, LAV: PER PROTEGGERE LA VOSTRA PELLE SCEGLIETE SOLARI NON TESTATI SU ANIMALI: PENSATE ANCHE ALLA LORO PELLE! DISPONIBILE SU WWW.LAV.IT LA NUOVA “GUIDA AL NON TESTATO SU ANIMALI” 

Per l’estate 2008 la LAV invita a orientare i nostri consumi verso prodotti solari non testati su animali, scegliendo così di salvaguardare la propria pelle e quella degli animali. Anche i solari, come tutti cosmetici, possono essere sperimentati su animali. Ogni anno, infatti, migliaia di animali muoiono sfigurati, bruciati e intossicati a causa dei test, nonostante siano già disponibili circa 10.000 sostanze utilizzabili dall’industria cosmetica per formulare i propri prodotti e nonostante la possibilità di utilizzare efficaci e non cruenti metodi alternativi. “Acquistare prodotti non testati su animali è una scelta etica ed una garanzia in più per la pelle di adulti e bambini - dichiara Michela Kuan, responsabile LAV settore Vivisezione – Per orientarsi nella scelta, sul sito internet della LAV ( http://www.lav.it/index.php?id=715) è possibile consultare la nuova “Guida al non testato”, aggiornata con le nuove adesioni di aziende cosmetiche, tra le quali alcune che hanno in catalogo una linea di solari, già aggiornati con i nuovi filtri fotostabili.” Il 2009 sarà un anno cruciale per la sorte degli animali utilizzati a fini sperimentali: entrerà in vigore il bando per la maggior parte dei test su animali nella produzione e commercializzazione di cosmetici. Per il divieto totale dell’uso di animali in questa area di applicazione bisognerà aspettare il 2013. In attesa di questa data, si può scegliere consapevolmente attraverso la nuova Guida al non testato” della LAV (http://www.lav.it/index.php?id=715). Le aziende inserite nella Guida hanno aderito allo Standard Internazionale “Non Testato su Animali”: si tratta dell’unico disciplinare riconosciuto a livello internazionale in grado di indicare ai consumatori le aziende produttrici di cosmetici che hanno deciso di non contribuire alla sperimentazione animale, impegnandosi a non commissionare e a non effettuare test su animali sul proprio prodotto e sulle materie prime che lo compongono. Lo Standard Internazionale “Non testato su animali” è un'iniziativa unitaria delle 50 più importanti associazioni antivivisezioniste e animaliste nel mondo. La LAV, che lo gestisce in Italia, ha stilato un accordo con ICEA, Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale: unico ente riconosciuto per garantire la conformità delle aziende ai principi dello Standard. La sottoscrizione di un’azienda allo Standard impegna la stessa a non effettuare né commissionare test su animali per i suoi prodotti e materie prime a partire da una data precisa. Se tutte le aziende sottoscrivessero lo Standard, automaticamente cesserebbero i test cosmetici su animali poiché tutte le aziende utilizzerebbero le materie prime già esistenti per formulare i propri prodotti. 

 

Ufficio Stampa LAV  06 4461325 – 339 1742586 www.lav.it

COMUNICATO 15/02/07

VIVISEZIONE: RICHIESTA URGENTE di RISPOSTA dalla COMMISSIONE EUROPEA

Antidote Europe e Equivita, Comitato Scientifico, interpellano la Commissione Europea sui test di  tossicologia che verranno effettuati per l’applicazione del regolamento REACH, varato il 13 dicembre scorso. Il regolamento REACH, piuttosto che promuovere l’uso degli attuali moderni metodi scientifici di sperimentazione, propone ancora l’uso dei test su animali (le cui risposte sono valide per l’uomo quanto un “testa o croce”). Antidote Europe (Francia), e Equivita (Italia), illustrano l’estrema necessità di metodi affidabili come la tossicogenomica, già utilizzata negli Stati Uniti da svariati anni. Lo stesso Centro Comune di Ricerca (JRC, Joint Research Centre) della Commissione Europea, ad Ispra, si è dotato di un centro  di tossicogenomica.  La tossicogenomica - che osserva il modo in cui una sostanza altera le funzioni dei geni nella cellula umana - fornisce risultati validi per l’uomo ed è metodo anche di gran lunga più economico e più rapido rispetto ai test su animali oggi richiesti. E’ per noi incomprensibile che la Commissione continui a pretendere test su animali quando questi sono oggi ovunque messi in discussione per lo scarso valore scientifico, e sono stati definiti, anche in una intervista su “Nature” (10/11/05), “cattiva scienza” da Thomas Hartung, direttore di ricerca proprio nel JRC. Hartung aveva aggiunto nella stessa intervista che REACH sarebbe stato, con la sostituzione dei metodi di sperimentazione animale, una opportunità per la tossicologia di diventare “infine scienza rispettabile”. In allegato, la lettera inviata da Antidote Europe e Equivita al presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso, di cui riportiamo l’ultimo paragrafo: “Se, come è scritto in REACH, “la strategia dell’Unione Europea di promuovere  metodi sostitutivi alla sperimentazione animale costituisce una priorità, e la Commissione deve garantire il rispetto di tale statuto” il Vostro compito è di dimostrare che non si tratta di semplici parole. Le possibilità tecniche attuali permettono di sostituire gli arcaici test su animali con metodi realmente scientifici, affidabili e, per giunta, assai più rapidi e meno costosi. Dei circa 1.700.000 decessi per cancro che si verificano annualmente in Europa, si è calcolato che circa un milione (più di 2.740 al giorno) sono dovuti all’inquinamento chimico, il quale è anche causa della forte incidenza di malattie neurologiche, di sterilità ecc..
 Un numero crescente di studi testimonia il ruolo delle sostanze chimiche di sintesi in queste patologie e questi decessi. Il ritardo nella corretta valutazione tossicologica delle 100,000 sostanze chimiche oggi esistenti nel nostro ambiente fa in modo che ogni giorno vi siano nuove vittime.”

Antidote e Equivita hanno chiesto al Presidente Barroso di poter avere con lui un incontro tempestivo per potergli fornire la documentazione necessaria.

Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. +39.06.3220720, +39.335.8444949
email: equivita@equivita.it, www.equivita.org

Per leggere i nostri comunicati: http://www.equivita.it/comunicatistampa.htm

Comunicato 2/03/07

Comitato Scientifico EQUIVITA,
Animalisti Italiani
Movimento ecologico Nazionale UNA

La comunità scientifica si avvia verso la fine della sperimentazione animale.

Si è concluso questa mattina a Roma, alle ore 13:00, il seminario organizzato dal CNR insieme a CIRCE (Innovation Relay Centre) in collaborazione con Federchimica. Non vi era l’esultanza che per noi meritava il titolo del seminario. Non vi era neppure, salvo che nel Prof. Luigi Campanella, l’espressione di una forte volontà di segnare un taglio con il passato. Eppure il seminario del CNR, cui hanno partecipato svariati illustri rappresentanti del più importante Istituto di Ricerca Italiano, dal titolo “REACH: metodi alternativi di valutazione chimica della tossicità in prodotti industriali ai fini del superamento dei test su animali” ci ha dato ampia soddisfazione per i suoi contenuti ed ha segnato un momento importante per la storia del CNR.
Forse il timore di una smentita troppo forte delle teorie fino ad oggi largamente sostenute ha prodotto una certa moderazione nei discorsi dei relatori … ma tutte le notizie che essi hanno dato indicano che vi sarà una pronta sostituzione dei metodi di valutazione di tossicità basati su animali. I metodi scientifici oggi già disponibili sono di svariata natura: chimici, biologici, sensoristici (che usano i biosensori), genetici, metabonomici (che studiano le modificazioni del metabolismo). Essi  forniscono risposte assai precise in tempi molto rapidi e con costi spesso bassissimi rispetto alla sperimentazione animale. Essi consentono risultati straordinari soprattutto quando si integrano l’uno con l’altro creando coesione tra le varie branche della scienza. La sperimentazione animale (è stato detto da tutti i relatori) viene messa in discussione ogni giorno di più per la sua poca affidabilità scientifica Vi è un grande fermento nei laboratori di ricerca per ottenere l’approvazione dall’ECVAM, che attualmente ha 171 metodi in validazione. Moltissimi altri metodi verranno presentati nei prossimi mesi ed il lavoro ferve per consentire alle industrie di mettere in atto il regolamento REACH. Thomas Hartung, direttore dell’ECVAM (European Center for the Validation of Alternative Methods) ha chiuso il suo intervento citando Victor Hugo: “Niente è più forte di un’idea per cui il tempo giusto è arrivato”.

Comitato Scientifico EQUIVITA
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Di Dacia Maraini Corriere della Sera 06/12/2005 pag 42

"Il dolore degli animali e la misteriosa indifferenza degli esseri umani"

Cos'e' che ci rende cosi' insensibili al dolore animale? Eppure ormai sappiamo, perche' ce l'hanno detto tanti scienziati, che gli uomini hanno quasi tutto in comune con gli animali, cominciando dalla capacita' di soffrire, di amare, di capire. Gli animali hanno memoria, gli animali conoscono l'affezione, la tenerezza, la protezione verso i piu' deboli, la solidarieta' di specie, ma anche l'odio, il sentimento di vendetta, la frustrazione, la paura, l'aggressivita', l'invidia, il coraggio e cosi' via. Di tutto questo e' composta un'anima nel senso antico della parola. Eppure continuiamo a comportarci come se fossero fatti di materia insensibile, come se la loro sopravvivenza fosse proporzionale solo alla nostra utilita'. Carne da macello, carne da tavola, carne da sperimentazione, carne da scambio. Carne e solo carne. Siamo capaci di tenerezze verso il gattino di casa che riempiamo di coccole, probabilmente viziandolo e rendendolo nevrotico. Ma quando si tratta di animali non domestici, di animali nel mondo, non riusciamo a vederli come esseri viventi, che come noi, hanno diritto a nascere e crescere su questo pianeta. Animali da esperimento: ecco una delle violenze piu' nascoste e taciute. L'idea di fondo e' che il sacrificio di topi, babbuini, cani, conigli, criceti, sia necessario al progresso della medicina. Nessuno si ferma a riflettere sulle sofferenze, insistite, vere e proprie torture che noi procuriamo ai piccoli animali da sperimentazione. Spesso assolutamente inutili, se non proprio dannosi, come dimostrano i casi del Lipobay e del Vioxx ritirati precipitosamente dal mercato. L'uso disinvolto della sperimentazione animale, come spiega Pietro Croce in un libro tutto dedicato alla vivisezione e come ribadiscono gli amici di Equivita, porta malattie e morte. Gli animali sono simili agli uomini ma sono anche diversi di fronte ai farmaci. Troppe volte si sono presi per buoni i risultati di esperimenti fatti sui ratti, alliti poi miseramente sull'uomo. Per esempio i 30.000 giapponesi accecati dal clioquinol nel 1978. O i bambini nati focomelici per l'uso del talinomide, testato sui criceti e considerato sicuro, tanto da sconsigliarlo alle gestanti negli anni 60. "Pochi leggono il Bollettino di informazione sui farmaci del Ministero della Sanita'", scrive Croce. "Il numero dell'8 agosto 1983 ci informa che dal 1972 al giugno 1983 e' stata revocata la registrazione (cioe' vietata la vendita) di 22.621 confezioni di specialita' medicinali, che, per lo stesso fatto di essere messe in vendita, avevano superato l'esame imposto dalla legge, della sperimentazione sull'animale. Un altro comunicato informa che le cose stanno cambiando, in peggio: dal 1984 al dicembre del 1987 gli effetti collaterali (solo quelli segnalati) procurati dai farmaci, sono stati 14.836, con 112 morti. Quanti anni ci vogliono per accorgersi che un farmaco e' dannoso e quanti morti"? Gli antivivisezionisti insistono che non si tratta di pieta' verso la sofferenza animale, probabilmente per non essere accusati di facile sentimentalismo. Per me invece ì, e non mi vergogno a dirlo, la pieta' e' un elemento determinante: non credo che si possa ottenere niente di buono dalla tortura e dalla morte procurata, anche se si tratta di animali. La vista, in questi giorni, di milioni di poveri pennuti chiusi nei sacchi della spazzatura starnazzanti e sepolti vivi sotto terra, mi sembra una cosa orribile, che fa disonore all'uomo. "Ma quali alternative?" chiedono a gran voce coloro che hanno fiducia cieca nella sperimentazione animale. Le alternative ci sono e stanno in una
ricerca alternativa "genetica, fatte di colture in vitro, con metodi statistico-epidemiologici, simulazioni al computer". Stiamo tutti pagando questa lunga crudelta' verso gli animali che si vendicano, senza neanche saperlo, portando nuove e terribili malattie.

Se volete commentarlo o leggerlo sul blog:
http://okara.blogspirit.com/archive/2005/12/06/il-dolore-degli-animali-e-la-misteriosa-indifferenza-degli-e.html

Giappone. Topi sterili divenuti papa' grazie alle staminali  del 26 dicembre 2003

Maschi di topolino sterili sono diventati papa' di cuccioli sani dopo un trapianto di staminali della linea capostipite degli spermatozoi. Le staminali erano state prelevate da topi sani e congelate, e' scritto sulla rivista Human Reproduction, ma l'esperimento condotto da Takashi Shinohara dell'universita' di Kyoto ha richiesto anni di prove prima di questo successo. Gli scienziati sperano comunque che cio' possa rappresentare un passo avanti nella cura di certi tipi di sterilita' maschile, in particolare di quelli in cui delle disfunzioni impediscono la produzione di spermatozoi sani. Ma non e' tutto, infatti secondo gli scienziati mettendo a punto una tecnica analoga sull'uomo si potrebbe anche aiutare quegli individui che si devono sottoporre a terapie contro il cancro, cicli di cure che possono danneggiare la riserva di cellule che nei testicoli permette di produrre spermatozoi. In questo caso, infatti, le cellule capostipiti degli spermatozoi potrebbero essere rimosse prima della terapia e congelate. Poi rimesse nei testicoli alla fine della terapia. Di questa tecnica potrebbero giovare soprattutto quegli uomini che non hanno uno sperma di buona qualita'. In questi casi, infatti, le procedure tradizionali, che consistono nel congelamento dello sperma e poi al momento dell'uso del 'decongelamento' per riportarlo alla temperatura fisiologica, potrebbero danneggiarlo al punto da renderlo non piu' utile per la fecondazione. Pero' tutte queste applicazioni non sono dietro l'angolo. Per ora ci sono solo i primi risultati sui roditori. Per la precisione, fa notare Shinohara, solo un topo adulto su 9 e' divenuto papa' con un normale accoppiamento dopo il trapianto e i primi tentativi risalgono al 1998. Il numero sale, 4 su 8, quando i topolini trapiantati erano giovani. In questi infatti, precisa lo scienziato, dopo il trapianto lo sperma e' prodotto piu' in fretta e in maggior quantita'. I motivi di cio', comunque, sono tuttora ignoti.
Insomma, molti i nodi tecnici da sciogliere prima di passare ad analoghi esperimenti sull'uomo.