ARTICOLI DEL 2005-2006

IN AGGIORNAMENTO

 

STAMPA

 

Carne e Latte Riprodotti in Laboratorio 29-12-06

Cambiamenti Climatici e Inquinamento 28-10-06

Arrostisce Randagi 27-12-06

I disturbi dei cani costano una multa

Protesta «Le troppe

Migrazione dei rospi Salvati 126 esemplari

Mafia, in pieno centro la corsa ippica dei boss

«Embrioni umani negli animali» Proposta choc al

 

IL GIORNALE DI VICENZA

Venerdì 29 Dicembre 2006 nazionale Pagina 4
 
ALIMENTAZIONE. Stop dalla Coldiretti: «Nessuno spazio per simili alimenti. Difendiamo le nostre tipicità»
In vendita i prodotti clonati: Negli Usa via libera a carne e latte di animali riprodotti in laboratorio

Roma. Via libera negli Usa alla vendita nei negozi di carne e latte di animali clonati. Ieri la Food and Drug Administration, l’autorità che negli Stati Uniti controlla alimenti e farmaci, ha stabilito che le carni e i latticini derivati dal bestiame clonato sono «indistinguibili» da quelli prodotti in modo convenzionale, e perciò non dovranno essere indicati con etichette particolari.
Il, come prevede il regolamento federale, sarà sottoposto per tre mesi al giudizio della clientela, ma segna un fondamentale punto a favore delle aziende americane che hanno investito miliardi di dollari sulle biotecnologie. Società a cui nel 2001 la Fda aveva assestato un duro colpo, sospendendo la vendita di alimenti derivati da animali clonati in attesa di verificarne le possibili conseguenze per i consumatori.
Cinque anni dopo, l’invasione dei prodotti biotecnologici sembra ormai imminente, anche se gli a mericani restano scettici. In un sondaggio di due mesi fa, il 63% degli intervistati ha detto di sentirsi «a disagio» all’idea di consumare carne e latte di bestiame clonato.

La Fda assicura che approfondite ricerche hanno comprovato che non sono nocivi, e che fermarne la vendita non è più necessario. Ricerche peraltro contestate dal Centro per la sicurezza alimentare, che ha presentato una petizione con cui chiede che le carni di animali clonati vengano controllate con criteri molto rigidi, simili a quelli per i medicinali.
«I dati disponibili dimostrano che la clonazione presenta gravi rischi per la sicurezza degli alimenti, e comporta gravi problemi ambientali ed etici» sostengono dal centro. Ma la Fda ha tirato dritto. E, almeno per ora, i prodotti biotecnologici verranno commercializzati senza restrizioni particolari. Per la soddisfazione delle (potenti) aziende del settore, e di decine di migliaia di agricoltori statunitensi, che da anni hanno abbandonato i metodi tradizionali, convertendosi ai prodotti clonati.
Cosa potrà succedere ora in Europa e in Italia in particolare dopo questa «novtà»?. «Da noi», replica la Coldiretti, «non c’è mercato per carne e latte provenienti da animali clonati come la pecora Dolly». Per evitare che nei piatti degli europei e degli italiani a rrivino prodotti clonati provenienti dagli Usa «occorre introdurre immediatamente l’obbligo di indicare nell’etichetta la provenienza di tutti gli alimenti così come già avviene con la carne bovina e di pollo».
A spiegare la situazione è Alberto Giombetti, coordinatore della giunta nazionale della Cia (Confederazione italiana agricoltori): «Noi siamo nettamente contrari ai cibi clonati, come lo siamo agli organismi geneticamente modificati (Ogm). L’agricoltura italiana non ha certo bisogno di questi prodotti, nei cui confronti bisognerebbe quanto meno usare principi di precauzione. La notizia che verranno venduti senza etichette particolari mi stupisce».
Giombetti non vuole neppure pensare a un arrivo in Italia degli alimenti clonati: «Sarebbe uno scenario a dir poco tremendo. La nostra agricoltura ne avrebbe un danno enorme, anche perchè verrebbero annullate la tipicità e la tradizione dei prodotti italiani. Noi non siamo contro la scienza, ma di sicuro non potremmo accettare una prospettiva di questo tipo».

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IL GIORNALE DI VICENZA
 
Sabato 28 Ottobre 2006 inserti Pagina 65
 
L’allarme è lanciato da due ricerche indipendenti pubblicate su "Science"

Cambiamenti climatici e inquinamento:
uccelli e farfalle a rischio estinzione

Uccelli e farfalle sempre più rari nelle campagne inglesi fanno temere agli esperti i primi segnali di una nuova estinzione di massa, sarebbe la sesta finora avvenuta sulla Terra. A lanciare l'allarme sono due ricerche pubblicate recentemente sulla prestigiosa rivista Science. Entrambi gli studi rilevano che la diversità delle specie nella flora e nella fauna britanniche è decisamente in declino. Non è la prima volta che viene avanzata l'ipotesi dell'estinzione di massa, ma finora si basava sui dati relativi a una piccola porzione di animali e piante. Adesso gli scienziati tornano alla carica, forti dei dati relativi agli insetti, che rappresentano circa il 50% delle specie conosciute. Tutte le informazioni utilizzate nei due studi sono infatti state raccolte dai ricercatori e da centinaia di volontari che hanno condotto un vero e proprio censimento delle specie presenti nelle campagne britanniche.
Il primo studio, condotto da Jeremy Thomas, del Natural Environment Research Council (Nerc), presso il Centro britannico di ecologia e idrologia di Dorchester , ha analizzato i dati raccolti negli ultimi 40 anni nel corso di 6 indagini sulle piante, gli uccelli e le farfalle della Gran Bretagna. Nello studio il territorio britannico è stato diviso in aree di 10 chilometri quadrati, in ciascuna delle quali è stata misurata la densità di popolazioni di insetti. È emerso così che in tutte le specie analizzate si osserva un declino e che a diminuire sono soprattutto le farfalle. Un terzo di tutte le specie è infatti scomparso da almeno una delle aree che occupava 20 o 40 anni fa. Degli insetti scomparsi fanno parte il 70% di specie di farfalle, così come il 28% delle piante e il 54% delle specie di uccelli. Se le farfalle possono essere un campione rappresentativo dell'intero mondo degli insetti, allora secondo Thomas è possibile affermare che «nel mondo sta avvenendo l'estinzione della quale molti parlano da anni».
A completare il quadro interviene il secondo studio, condotto da Carly Stevens, studente del Nerc presso il Centro di ecologia di Huntingdon, ha individuato nell'inquinamento da azoto la più verosimile causa della riduzione delle numerose specie di insetti che vivono nei prati britannici ed europei. Secondo quanto è emerso nella ricerca, l'eccesso di azoto che si deposita dall'atmosfera in conseguenza dell'uso di fertilizzanti e di combustibili fossili impedisce a molte specie di aumentare il numero dei propri individui. Dunque, se le precedenti estinzioni di specie furono causate da eventi extra terrestri, le origini di quest'ultima estinzione è invece da attribuire all'uomo. «Non sappiamo - ha osservato Steven - quanto siano grandi le implicazioni della perdita di altre specie, ma a 40 anni di distanza molti cambiamenti potrebbero essere irreversibili».

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IL GIORNALE DI VICENZA

Mercoledì 27 Dicembre 2006 provincia Pagina 24
 
In tribunale: “Arrostisce” i gatti randagi Condannato all’ammenda

(m. sar.) Una specie di sedia elettrica per gatti randagi, vittime innocenti di un sistema di sterminio che non è passato inosservato. Lo scledense G.V. è stato condannato dal tribunale di Schio ad un’ammenda di 344 euro per aver messo in atto, secondo quanto sostenuto dall’accusa, un metodo di eliminazione dei gatti tanto sofisticato quanto crudele.
Dopo aver cinto la proprietà con una rete metallica alta oltre due metri e mezzo, G.V. avrebbe lasciato un passaggio obbligato per gli animali randagi, lungo il quale aveva però piazzato dei fili di rame collegati alla corrente elettrica. Un chiaro tentativo, secondo la Procura, di folgorare i gatti di una colonia presente in zona, compresi quelli non randagi del vicino di casa che, essendosi accorto dello stratagemma, si è rivolto alle guardie zoofile. Da loro, dopo un opportuno sopralluogo documentato da immagini, è partita la denuncia per maltrattamento. La condanna non conclude tuttavia l’iter: l’Enpa si è costituita parte civile e chiederà un consistente risarcimento danni a G.V. che rischia di pagare caro i l suo congegno sterminatore.

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IL GIORNALE DI VICENZA

Lunedì 21 Marzo 2005 Pagina 4

«Embrioni umani negli animali» Proposta choc al ...

«Embrioni umani negli animali»
Proposta choc al Parlamento inglese
Londra.
Un controverso rapporto sulla clonazione di embrioni umani che ha spaccato in due la stessa commissione parlamentare che lo ha redatto, verrà discusso dal parlamento britannico questa settimana. Nel documento, i membri della commissione per la Scienza e la Tecnologia suggeriscono che embrioni umani possano essere impiantati negli animali a scopo di ricerca e che ai genitori venga permesso di selezionare i geni dei loro figli, decidendone il sesso per «ragioni sociali». Nel rapporto, il cui contenuto è stato anticipato da «The Observer» che ne ha ricevuto una copia, si afferma che i cosiddetti «esperimenti chimerici», nell’ambito dei quali i geni umani vengono fusi con i geni animali, possono aprire la strada a «ricerche preziose ed altamente etiche in futuro» e viene sottolineato che l’attuale divieto in materia da parte dell’autorità britannica per la fertilizzazione umana è «largamente simbolico». «Tali ricerche potrebbero gettare luce sulle cause dell’infertilità e dell’ aborto spontaneo», ha dichiarato nel rapporto l’embriologo Henry Leese secondo il quale il modo in cui un embrione umano si sviluppa in un organismo vivente potrebbe essere diverso dallo sviluppo in provetta.

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IL GIORNALE DI VICENZA

Lunedì 21 Marzo 2005 nazionale Pagina 5

PALERMO. Bloccata dai carabinieri all’alba

Mafia, in pieno centro la corsa ippica dei boss

Palermo. Uno sbarramento di automobili e di scooter blocca il traffico: può partire la gara tra due cavalli che trainano il fantino sul calesse, tra un tifo infernale di appassionati e, soprattutto, di scommettitori. È cominciata così la corsa clandestina sul tratto iniziale della circonvallazione, in viale Regione Siciliana, di Palermo bloccata all’alba dai carabinieri. I militari hanno identificato e denunciato 50 persone, tra le quali tre minorenni, e sequestrato 2.500 euro, ritenuti parte delle scommesse, e i due puledri, «Vincente Mi» e «Uliano», che sono stati affidati in custodia giudiziale ai rispettivi proprietari.
Sugli animali i veterinari della Asl di Palermo, su disposizione della Procura, dovranno compiere esami ematici per vedere se erano stati «dopati».
La corsa si è svolta alle 7 su una strada trafficata a sei corsie, nei pressi della rotonda di via Oreto: due chilometri di circonvallazione che è stata «chiusa» per l’occasione da staffette dell’organizzazione. A interrompere la gara sono stati i carabinieri d i Palermo che hanno formato una doppia barriera con auto e pullman. Alcuni dei partecipanti, soprattutto quelli sugli scooter, hanno tentato la fuga in controsenso, ma si sono trovati davanti altri militari dall’Arma.
Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Antonio Ingroia, da giorni seguivano i promotori della corsa e hanno preparato con cura l’intervento, ripreso con due telecamere, che ha portato alla denuncia di 50 persone per maltrattamento di animali e scommesse clandestine. Tra di loro ci sono anche uomini ritenuti dai carabinieri collegati alla famiglia mafiosa di Palermo Centro.
«Il più vivo ringraziamento ai carabinieri per la professionalità e il tempismo nel bloccare una corsa il cui circuito ricade nel pieno mandamento mafioso della famiglia di Santa Maria di Gesù» è stato espresso da Ciro Troiano, responsabile nazionale dell’Osservatorio zoomafia della Lav. Secondo la Lega antivivisezione «il giro di soldi che gravita sulle corse di cavalli, grazie alle scommesse clandestine, è enorme».

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IL GIORNALE DI VICENZA

Giovedì 17 Marzo 2005 provincia Pagina 24

Brendola. Volontari del Cpv mobilitati

Migrazione dei rospi Salvati 126 esemplari

Il nuovo cartello salva-rospo posto sulla statale non è servito a molto. 92 gli esemplari trovati spiaccicati sull’asfalto nel giro di pochissime ore. 126 invece quelli che sono stati salvati l’altra sera dai volontari del Coordinamento protezionista che si sono organizzati in tutta fretta e, con guanti e secchiello, hanno trasportato da una parte all’altra della strada (quella che porta verso Grancona) i rospi in migrazione.
Questi animali selvatici si sono svegliati dal letargo grazie all’innalzamento delle temperature e l’altra sera e ieri sera hanno lasciato le loro sicure tane per deporre le uova negli stagni e nei corsi d’acqua. Nel tragitto moltissimi trovano la morte per colpa delle auto che corrono troppo veloce per riuscire a vederli in tempo ed evitarli.
Tra i principali luoghi interessati alla migrazione dei rospi ci sono, oltre a Brendola, anche Meledo, Grancona e il Tormento ad Arcugnano.
Lo scorso anno grazie ai volontari sono stati salvati migliaia di rospi. Quest’anno si tenterà di fare il bis. Ma la sfida è grande: in due - tre giorni si devono coprire diverse zone e servono tanti, tanti volontari.
Chi fosse intenzionato a vivere questa entusiasmante e impagabile esperienza nel dare una mano per agevolare la migrazione, può telefonare allo 329/4703160 o 335/6906450 oppure 3294703161.

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IL GIORNALE DI VICENZA

Mercoledì 16 Marzo 2005 necrologi Pagina 47

- Protesta «Le troppe ...

- Protesta
«Le troppe inesattezze parlando di caccia»
Ho letto con stupore l’articolo dal titolo "Falco pellegrino trovato morto. È opera del solito bracconiere". Sotto il titolo appare la foto del falco che, guarda caso, non è un pellegrino ma uno sparviere. La differenza non è così irrilevante come a prima vista potrebbe sembrare, anzi offre lo spunto per capire come alle volte certe notizie si possano costruire.
Lo sparviere è un rapace cosi detto di basso volo, che non ama librarsi libero tra il cielo azzurro ma preferisce nascondersi nel bosco all’intemo o ai bordi del quale caccia le sue prede, normalmente costituite da piccoli uccelli. La signora Barbieri lo ha riconosciuto dalla gola bianca, la parte inferiore color cenere e le sfumature a macchie scure: era proprio il "suo falco" che aveva incontrato più volte e osservato mentre volteggiava lento tra le nuvole per poi precipitarsi in picchiata. Quante fortune ha avuto questa signora, perché di fortuna si tratta, essendo per gli abituali frequentatori dei nostri colli già di per sé difficile scorgerne qualcuno per il fatto che il pellegrino ama cac ciare in zone brulle senza essere disturbato, ancora più difficile è vedere poi le sue picchiate, ma non si parli della gola bianca e tutto il resto perché quel falco la signora l’avrà visto si, ma in qualche fotografìa.
Come sia possibile che la carcassa dell’animale sia stata trovata imbottita di pallini, appare altrettanto inverosimile.
Non solo per la rintracciabilità dei medesimi, ma anche perché è evidente che ad un mese circa dalla chiusura della caccia, le carni non possono essere conservate per un’analisi cosi dettagliata. Da un esame fotografico il piumaggio appare tutto sommato in buono stato di conservazione e quindi indice di probabili altre cause di decesso, ma soprattutto il luogo del ritrovamento avrebbe potuto far riflettere la Barbieri, visto che la zona di San Pancrazio è da undici anni chiusa alla caccia.
Gli animali non possono per questa signora morire di morte naturale?
La colpa deve essere sempre del solito cacciatore bracconiere?
L’anima pura, a seconda dei punti di vista della Barbieri, si manifesta nell’ultima parte dell’articolo, quando proclama il suo no alla caccia e dove diventa palese che il tutto è stato creato ad arte per iniziare la campagna elettorale... contro la caccia.
Personalmente non intendo difendere i bracconieri e neppure sm entire che possano esserci stati episodi del genere. Costoro che danneggiano tutti, ripeto tutti, vanno denunciati e perseguiti. Punto e basta. Dispiace piuttosto, al di là del falco ritrovato morto, che articoli di questo tipo negli ultimi due/tre anni sul suo giornale ne abbiamo visti altri. Abbiano almeno il coraggio di dire che si sta conducendo una campagna propagandistica contro la caccia.
So che lei dirà che ci sono cacciatori incivili, ciò non significa però che quando delle persone acquistano il giornale abbiano il diritto di distinguere la cronaca dalla propaganda.
Eugenio Colbacchini

presidente F.I.D.C.

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IL GIORNALE DI VICENZA

Giovedì 10 Marzo 2005 provincia Pagina 27

Bolzano. La titolare dell’Oppis paga 400

I disturbi dei cani costano una multa

La “rivolta” contro i latrati dell’allevamento Oppis finisce con il pagamento di una multa di 400 euro pagata dalla titolare. Il legale Francesco Corrà lascia cadere l’opposizione al decreto penale di condanna firmato dal gip contro il centro cinofilo di Lisiera di Quinto Vicentino, ex “Von Casa Falco”, perché aveva disturbato il riposo degli abitanti della zona. Se si fosse  elebrato davanti al giudice onorario Enrico Pucci (Pm onorario Stefano Conte) sarebbero sfilate una quindicina di persone. Tanti erano i testimoni chiamati a deporre. Si è arrivati al processo perchè gli abitanti avevano sottoscritto una petizione inviata al Comune e quindi in procura. Avevano sottolineato che la situazione era insostenibile e avevano fatto intervenire anche i tecnici dell’Arpav che avevano eseguito le rilevazioni. L’esito era stato negativo per l’allevamento, così Monica Moretto, 44 anni, di Bassano, titolare dell’azienda la cui sede è nella città del Grappa mentre il canile è in via degli Eroi 66/a, era stata rinviata a giudizio per disturbo della quiete pubbl ica. La vicenda risaliva al 2002 quando un gruppo di cittadini dopo essersi rivolti al Comune e avere parlato con i gestori, avevano affidato a un esposto presentato dall’avv. Silvio Rigo le loro lamentele. Così Alessandro e Valentino Bregolato, Roberto Venturini, Rutilio e Ivo Campesan, Renato Giaretta, Severino Savio, Pietro e Giovanni Postal si erano rivolti alla procura per denunciarel’illecito comportamento. Il centro Oppis è noto come albergo, allevamento e scuola di addestramento per cani. Sono in tanti che si rivolgono alla struttura di Monica Moretto per migliorare la convivenza “cane e uomo”, tuttavia a non essere entusiasti erano gli abitanti della zona. Si erano stufati dei latrati degli animali a qualsiasi ora, soprattutto nella bella stagione quando il numero dei cani aumenta perché la gente va in ferie, oltrepassando la soglia della tollerabilità. E ciò lo rilevò un esame sul campo dei tecnici Arpav. Ieri in tribunale il folto gruppo di persone, a distanza di un mese dalla precedente udienza si è ripresentato in aula, ma di nuovo ha appreso che non sarebbe stato ascoltato. Dopo le scaramucce legali l’avv. Corrà ha dichiarato che la cliente pagava la multa. Così è stato. Dovrà anche risarcire 300 euro di spese di costituzione di parte civile, ma su questo punto la difesa pr eannuncia appello