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Fabbrica degli animali video
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Comunicato stampa LAV
19 ottobre 2010
560MILA GALLINE ALL’ANNO FINALMENTE LIBERE: COOP
ITALIA NON VENDE PIU’ UOVA DA ALLEVAMENTI IN
GABBIA.
LA LAV SODDISFATTA: POSITIVA ANTICIPAZIONE DELLA
DIRETTIVA UE E UN ESPLICITO MESSAGGIO AGLI
ALLEVATORI, UN ESEMPIO PER ALTRE CATENE DELLA
GDO IN ITALIA. UN ALTRO RISULTATO DELLA CAMPAGNA
“LIBERIAMOCI DALLE GABBIE”.
SU WWW.LAV.IT
<http://WWW.LAV.IT> INTERVISTA A MAURA
LATINI, VICEPRESIDENTE COOP ITALIA
560 mila galline all’anno finalmente libere:
la LAV esulta per questo importante e concreto
risultato determinato dalla nuova politica di
Coop Italia di non vendere più uova provenienti
da galline allevate nelle gabbie di batteria
anche per le uova non a proprio marchio. A
partire dai primi di ottobre nei supermercati e
ipermercati Coop Italia (più di 1440 punti
vendita) sono disponibili solamente uova di
galline allevate a terra, all’aperto o
biologiche.
Si tratta di un risultato davvero apprezzabile,
ottenuto attraverso l’opera di sensibilizzazione
della campagna della
LAV
<http://www.lav.it/>
“Liberiamoci
dalle gabbie
<http://www.gallinelibere.lav.it/> ”:
Coop Italia, infatti, è uno dei cinque grandi
destinatari della distribuzione organizzata
nazionale ai quali è rivolta questa campagna
storica dell’associazione, tesa a garantire
l’applicazione della direttiva Europea che fissa
al 2012 il bando delle gabbie di batteria, data
confermata recentemente dalla Commissione
Europea e dal Consiglio dei Ministri
dell’Agricoltura dell’UE.
“Coop Italia ha deciso di essere il primo
operatore della grande distribuzione a non
vendere più nei propri supermercati alcun uovo
di galline allevate in gabbie di batteria,
anticipando in modo significativo la data del
gennaio 2012 stabilita dalla Direttiva UE sulla
protezione delle galline ovaiole –
commenta Roberto Bennati, vicepresidente della
LAV – ci auguriamo che questa linea di
condotta costituisca un esempio da seguire per
le altre catene della GDO, allineando l’Italia
agli altri Paesi del nord Europa, dove tale
scelta è molto diffusa”.
“Inequivocabile il messaggio a quella parte
degli allevatori ancora restia a dare
applicazione a questa Direttiva UE: le galline
libere fanno buone uova e soprattutto vivono
meglio – prosegue Roberto Bennati –
Decisioni come quella assunta da Coop,
contribuiscono a modificare le scelte dei
consumatori e, di conseguenza, incidono anche
sulle modalità di allevamento delle galline
ovaiole, determinando un salto in avanti che va
oltre le previsioni legali della direttiva UE e
vanificando la volontà degli allevatori di usare
gabbie di batteria arricchite in sostituzione
delle gabbie tradizionali. Le nostre azioni di
pressione proseguiranno, per riuscire a liberare
circa 38 milioni di galline ancora prigioniere
di inaccettabili gabbie, secondo un metodo
d’allevamento che interessa ancora circa il 70%
delle galline allevate in Italia. In
questa direzione vanno anche le azioni di
sensibilizzazione delle amministrazioni comunali
per la messa al bando nelle mense delle uova da
galline di batteria, che le nostre Sedi locali
stanno portando avanti sul territorio”.
I sistemi d’allevamento delle galline ovaiole
non sono tutti uguali e il sistema nelle gabbie
di batteria costringe le galline ad una vita
innaturale in spazi molto ridotti, più piccoli
di un foglio A4, con ventilazione e luce forzata
per aumentare la produzione: vieni a conoscere
su
www.gallinelibere.lav.it
<http://www.gallinelibere.lav.it> perché
è importante preferire le uova di galline
libere. Chi volesse saperne di più
sull’alimentazione che fa bene agli animali,
alla nostra salute e all’ambiente, può trovare
informazioni, consigli e ricette su
www.cambiamenu.it
<http://www.cambiamenu.it>
Su www.lav.it
<http://www.lav.it> la LAV
pubblica l’intervista a Maura Latini,
vicepresidente Coop Italia, che illustra
l’adesione di Coop Italia alla campagna della
LAV contro l’allevamento delle galline in
batteria.
Ufficio stampa LAV 06.4461325 – 329.0398535
www.lav.it
<http://www.lav.it> |
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www.gallinelibere.lav.it
<http://www.gallinelibere.lav.it>
Comunicato stampa LAV 20 aprile 2010
ALLEVAMENTO GALLINE, ASSOAVI PROPONE ACCORDO
SALVA-ALLEVATORI POSTICIPANDO AL 2014 IL BANDO
DELLE GABBIE DI BATTERIA CONVENZIONALI FISSATO
AL 2012 DALLA DIRETTIVA UE N.74/1999.
LA LAV A MINISTRO POLITICHE AGRICOLE E
SOTTOSEGRETARIO SALUTE: PROPOSTA INAPPLICABILE,
GARANTIRE IL RISPETTO DELLA NORMATIVA UE A
TUTELA DEL BENESSERE ANIMALE
"La bozza di accordo di programma stilato da
Assoavi (l’associazione nazionale Allevatori e
Produttori avicunicoli) allo scopo di allungare
fino alla fine del 2014 i tempi di adeguamento
degli allevamenti di galline ovaiole alle
indicazioni sul benessere animale contenute
nella Direttiva UE n.74/1999, che invece impone
la data del primo gennaio 2012 per il bando
delle gabbie di batteria convenzionali, non può
trovare margini di trattativa e tantomeno alcuna
applicazione perché violerebbe la Direttiva UE",
dichiara Roberto Bennati, vice presidente
della LAV (www.lav.it) rivolgendo un
appello al Ministro delle Politiche
Agricole Giancarlo Galan e al
Sottosegretario alla Salute Francesca Martini
affinché si facciano garanti della corretta
applicazione della normativa europea.
Nell'eventualità che si tenti di posticipare il
bando delle gabbie di batteria per le galline
ovaiole fissato per il 1 gennaio 2012, LAV si
riserva di adire la Commissione Europea per
una procedura d'infrazione nei confronti
dell'Italia. La LAV valuterà anche l'opportunità
di un ricorso alla Corte dei Conti
nell'eventualità che vengano erogati fondi
pubblici in violazione della normativa UE in
oggetto.
L'Associazione animalista, ricorda che sono
passati ben 9 anni in cui il settore avicolo
non ha voluto mettere in atto politiche di
riconversione, lamentando ora ritardi e
difficoltà nell’applicazione della norma di
protezione che riguarda 39,5 milioni di
galline allevate in Italia nelle strette gabbie
di batteria (dato annuale).
“Un ritardo nell’applicazione della norma
sarebbe molto grave per il benessere di questi
animali, sarebbe discriminatorio per le numerose
aziende nazionali ed europee che hanno già
scelto di riconvertire le gabbie di batteria a
sistemi alternativi e si stanno impegnando ad
osservare la normativa - precisa Roberto
Bennati - Un ritardo sarebbe, inoltre, un
ulteriore stimolo a non cambiare il discusso
sistema di allevamento in gabbia per coloro che
finora non hanno fatto nulla, e un forte quanto
inaccettabile stimolo a violare le leggi senza
essere sanzionati”.
E’ sorprendente come si stia tentando di
posticipare questo bando europeo, nonostante il
Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura UE,
e quindi anche il
Governo italiano
attraverso il Sottosegretario alla Salute
Martini, alcune settimane fa si sia espresso, in
modo coerente e inequivocabile, in difesa della
scadenza fissata dalla Direttiva UE n.74/1999.
Consideriamo importante che negli ultimi 10 anni
ben 10 milioni di galline siano uscite dalle
gabbie di batteria passando a sistemi
alternativi come quelli all’aperto e biologici o
a terra. Questi sistemi d’allevamento non in
gabbia sono cresciuti in maniera esponenziale,
garantendo anche maggiore reddito agli
allevatori e certamente elevati standard
igienico-sanitari. Questo è avvenuto nonostante
il sistema di etichettatura delle uova da
sistemi in gabbia sia fuorviante per i cittadini
e la relativa applicazione non incoraggia
affatto la scelta dei consumatori. I dati di
questi sistemi di allevamento negli altri Paesi
sono significativi nell’indicare la strada da
percorrere: la Germania produce il 40% di uova
da sistemi non in gabbia, l’Inghilterra il 48%,
l’Olanda bel il 55% e l’Austria addirittura il
77%, segno che il mercato, come dimostrato anche
dalla Svizzera fin dal 1991, si sta indirizzando
verso l’acquisto di uova da galline non in
gabbia.
“Chiediamo che entro la fine del 2011 si
mettano in atto politiche e scelte di mercato
per favorire il rispetto del bando europeo delle
gabbie di batteria - conclude Roberto
Bennati – e proponiamo un confronto
aperto ad Assoavi e ad altre organizzazioni di
categoria, sulle norme in materia di
etichettatura delle confezioni di uova.
Invitiamo le associazioni di categoria a
guardare in avanti, senza continuare a difendere
il sistema d’allevamento nelle gabbie di
batteria che scientificamente si è dimostrato
contrario al benessere degli animali, tanto da
essere stato vietato, mentre il 76% dei
cittadini europei lo considera ‘molto negativo’
per le condizioni di vita delle galline ovaiole
(Eurobarometro 2005)”.
La LAV, che da anni svolge una campagna di
sensibilizzazione sul tema, in queste settimane
è impegnata con il tour nazionale "Galline
libere" per informare cittadini,
supermercati e amministrazioni locali
sull'importanza di scegliere uova di galline
libere. Per tutti è disponibile la Guida
pratica "Le uova non sono tutte uguali" e
sul sito www.gallinelibere.lav.it
<http://www.gallinelibere.lav.it> si può
firmare l'appello rivolto alle amministrazioni
locali (servizio mensa) e ai supermercati
affinché scelgano uova migliori. Con questa
iniziativa, la LAV si propone d’indirizzare le
scelte di tutti i soggetti della filiera
alimentare e della distribuzione, perché anche
l’Italia persegua quanto richiesto dai cittadini
europei e si affermi una zootecnia più
rispettosa degli animali.
20 aprile 2010
Ufficio Stampa LAV 06 4461325 – 339 1742586
www.lav.it
<http://www.lav.it> |
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IL
GAZZETTINO
VICENZA
«Maltrattate le mucche da macello». Gli
animalisti si costituiscono parte civile contro
i trasportatori
Lunedì 6 Aprile 2009,
Il mondo
delle associazioni vicentine a tutela degli
animali si
costituisce parte civile contro i trasportatori
che la scorsa settimana sono finiti nei guai per
aver maltrattato delle mucche da macello.
Lo ha annunciato il Coordinamento
Protezionista Vicentino che ha affermato anche
il suo impegno nel mettere a disposizione le sue
guardie zoofile per un maggiore controllo nella
zona del foro boario di Vicenza est, l’ex
mercato del bestiame dove è avvenuto il fatto.
Le sezioni vicentine di Enpa, wwf, Lac,
Movimento Una, Lav e Lipu si stanno mobilitando
attraverso il legale Massimo Rizzato per la
costituzione di parte civile contro i
trasportatori «che si sono macchiati di
comportamenti incivili ed inqualificabili contro
tre poveri
animali
destinati alla macellazione».
In particolare Enpa, Lac, e Lav,
intensificheranno i controlli delle proprie
guardie zoofile «perché questi gravi atti non si
ripetano più».
«All’ufficio dell’Ente protezioni
animali
di Vicenza – dice Renzo Rizzi, il portavoce del
Cpv - sono arrivate moltissime telefonate di
persone indignate per gesti di tanta crudeltà
gratuita. Sono poche le leggi a favore di questi
animali che vengono condannati a morte. Tuttavia, se applicate
correttamente, eviterebbero al bestiame inutili
sofferenze prima della macellazione. Il
maltrattamento di
animali
non è affatto un reato da sottovalutare. Fa
riflettere questo caso come altri che sono stati
segnalati in provincia nei mesi scorsi: la
pecora bastonata ad Arsiero, decine di gatti
avvelenati a Montecchio,
animali
seviziati e uccisi in ogni modo senza regole
sotto l’ombrello dei nocivi. La situazione è
quella di un imbarbarimento senza quartiere
della caccia che ha aperto una stagione di
bracconaggio dilagante con leggi in deroga
illegittime che hanno massacrato milioni di
animali
protetti e che possono assicurare l’impunità a
chi abbatte gli
animali
domestici».
Laura Pilastro
Comunicato stampa CPV del 4 APRILE 2009
GRANDE INDIGNAZIONE PER LA NOTIZIA DEI BARBARI
MALTRATTAMENTI SUBITI DA MUCCHE AL FORO BOARIO
DI VICENZA, LE ASSOCIAZIONI DI TUTELA SI SONO
IMMEDIATAMENTE ATTIVATE CON I PROPRI LEGALI PER
LA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE, CONTRO I
TRASPORTATORI CHE
SI SONO MACCHIATI DI COMPORTAMENTI INCIVILI ED
INQUALIFICABILI CONTRO TRE POVERI ANIMALI
DESTINATI ALLA MACELLAZIONE.
ENPA, LAC, E LAV, METTERANNO IMMEDIATAMENTE A
DISPOSIZIONE LE PROPRIE GUARDIE ZOOFILE
AFFINCHE’ ATTI DI QUESTA GRAVITA’ NON ABBIANO A
RIPETERSI.
Quanto accertato dai carabinieri del Nas al foro
boario di Vicenza, mucche maltrattate a morte,
nel corpo segni evidenti di escoriazioni,
lesionie ed abrasioni, animali neanche più in
grado di sorreggersi, trasportati al mattatoio
con una pala meccanica. I malviventi
identificati e fermati appena in tempo, in
quanto i carabinieri hanno ravvisato anche altre
irregolarità non di poco conto, mancava la
documentazione di provenienza e la
certificazione medico sanitaria degli animali,
ciò getta una luce sinistra su una attività, che
si crede soggetta a rigidissimi controlli. Ora i
carabinieri hanno denunciato i tre
trasportatori, due di Cittadella e uno di
Modena, per maltrattamento di animali, con la
modifica al codice penale avvenuto con la legge
n° 189 del 20 luglio 2004, potrebbe costare caro
ai soggetti il loro comportamento delittuoso, in
quanto ora il codice penale prevede la pena da
tre mesi a un anno di reclusione e fino a
quindicimila euro di ammenda. All’ufficio
dell’ENPA di Vicenza sono arrivate moltissime
telefonate di persone indignate per tanta
crudeltà gratuita, la presidente Anna Zanella si
è attivata immediatamente chiedendo l’intervento
delle guardie zoofile e dei legali, così come le
altre associazioni di tutela. Così ha commentato
Renzo Rizzi, portavoce del c.p.v.: Un sincero
ringraziamento va alle persone che hanno
segnalato e ai carabinieri, che hanno svolto un
ottimo lavoro, un lavoro complicato, in quanto
sappiamo quanto sia difficile conoscere e fare
rispettare “queste leggi dello stato” sono
poche a favore di questi animali condannati a
morte, ma se applicate, almeno non subirebbero
inutili sofferenze prima della macellazione. Il
maltrattamento di animali non è un reato da
sottovalutare, i responsabili vanno perseguiti
allo stesso livello di severità di chi sbaglia
un intervento chirurgico, sfrutta un lavoratore
in nero oppure commercializza prodotti
alimentari senza i dovuti controlli, questa la
netta presa di posizione del procuratore capo di
Milano Manlio Minale, che ha inviato una
circolare a tutti i suoi sostituti invitandoli a
non “sottovalutare” questo reato. Fa riflettere
questo caso come altri segnalati in provincia
nei mesi scorsi, la testa del cane a Noventa la
pecora bastonata ad Arsiero, decine di gatti
avvelenati a Montecchio, imbarbarimento senza
quartiere della caccia che ha aperto una
stagione di bracconaggio dilagante, leggi in
deroga illegittime che hanno massacrato milioni
di animali protetti, animali seviziati e uccisi
in ogni modo senza regole sotto l’ombrello dei
nocivi, promulgazione di leggi che possono
assicurare l’impunità a chi abbatte animali
domestici. Vicenza non è un paese da terzo o
quarto mondo, eppure, Mahatma Gandhi ha
sentenziato: il progresso morale di un popolo si
può giudicare dal modo in cui tratta gli
animali,
Credo qualcosa ci stia sfuggendo..........
Per informazioni Renzo Rizzi 348 9952822
IL
GIORNALE DI VICENZA
Sabato 04 Aprile
2009 CRONACA Pagina 23
INDAGINE. Il blitz
dei Cc dei Nas al Foro boario
Vacche al macello
«senza l’idoneità»
Tre persone sono
state denunciate per maltrattamento di animali
«in stato di sofferenza»
Non solo
maltrattamenti. Mancavano anche i documenti di
trasporto delle vacche, in base a quanto
ricostruito dalla pattuglia dei carabinieri del
Nas di Padova che mercoledì pomeriggio hanno
denunciato tre camionisti con l’accusa di aver
maltrattato delle mucche da macello. Nei guai
sono finiti Massimo Bendini, modenese di 39
anni, Dario Mieni, 40, di Fontaniva, e Pierluigi
Barzon, 43, di Villafranca; sono tutti assistiti
dagli avv. Gaetano Palermo e Tonino De
Silvestri.
In base a quanto è stato
ricostruito, una pattuglia dei Nas si era
fermata all’interno dell’ex mercato del bestiame
di via Da Vinci, a Vicenza est. I militari
avevano notato nella stalla di sosta gestita da
Bruno Schiavon tre camion che scaricavano
animali. Si erano avvicinati vedendo una vacca
stesa a terra sul cassone, legata con una corda.
Sul rim orchio c’era poi un’altra vacca, che era
piuttosto malconcia e non riusciva a muoversi.
Infine, c’era un terzo animale.
Secondo l’accusa, gli
animali trasportati non avevano la necessaria
attestazione di idoneità rilasciata da un
veterinario; erano stati caricati da Mieni e
Barzon dall’azienda agricola De Rossi di
Grisignano fino a Vicenza, per essere poi
trasferiti da Ben dini fino al Mantovano. Dopo
l’intervento dei veterinari dell’Ulss, una vacca
è stata subito abbattuta; una seconda è stata
sottoposta a vincolo sanitario, mentre una terza
è stata liberata.
IL GIORNALE
DI VICENZA
Martedì 07 Aprile 2009 CRONACA Pagina 24
I fatti del Foro Boario
Associazioni parte civile
Anche le associazioni preposte alla tutela degli animali si sono
costituite parte civile per la vicenda dei
presunti maltrattamenti avvenuti al Foro Boario
vicentino.
Il fatto, accaduto qualche giorno fa, ha portato
a tre denunce nei confronti di altrettanti
trasportatori di bestiame, accusati di avere
percosse e ridotto addirittura in fin di vita
alcuni capi di bestiame destinati alla
macellazione.
È quanto avrebbero accertato i carabinieri del
Nas, che, dopo aver fermato e identificato i tre
uomini (uno di Fontaniva, uno di Villafranca e
uno di Modena), non hanno trovato nemmeno la
documentazione di provenienza e la
certificazione medico-sanitaria degli animali.
Per maltrattamenti agli animali il codice penale
prevede una pena da tre mesi a un anno di
reclusione e fino a 15 mila euro di multa.
A fronte di ciò Enpa, Lac e Lav, scese in campo
appoggiate dalle numerose telefonate di
cittadini indignati, hanno deciso di mettere a
disposizione le proprie guardie zoofile per
poter prevenire comportamenti simili.
«Un ringraziamento va alle persone che hanno
segnalato il fatto e ai carabinieri che hanno
svolto un ottimo lavoro - spiega Renzo Rizzi,
portavoce del Coordinamento protezionista veneto
- Un lavoro complicato, po iché sappiamo quanto
sia difficile far rispettare le poche leggi che
lo Stato italiano mette a disposizione di questi
animali condannati a morte».
«Però si tratta di regole che, se fossero
rispettate, risparmierebbero ulteriori
sofferenze a queste bestie. Questo caso, come
altri segnalati in provincia nei mesi scorsi,
deve dunque far riflettere».
«E mi riferisco, in particolare, alla testa del
cane trovata a Noventa, alla pecora bastonata ad
Arsiero, alle decine di gatti avvelenati a
Montecchio, all’imbarbarimento senza quartiere
della caccia che ha aperto una stagione di
bracconaggio dilagan! te, alle leggi in deroga,
illegittime, che hanno consentito di massacrare
milioni di animali protetti. Eppure Vicenza non
è un paese del terzo o quarto Mondo». S.M.
IL GIORNALE
DI VICENZA
Mercoledì 08 Aprile 2009 CRONACA Pagina 20
MALTRATTAMENTI? Dopo le denunce dei Nas
«Due mucche su tre
sono state liberate»
Due delle tre vacche trovate dai Nas la scorsa settimana al foro
boario erano state liberate. Una è stata inviata
al macello, dopo una nottata in osservazione,
poiché - dopo essere scivolata nel cassone - si
era ripresa; la seconda è stata liberata e
riportata nella sede dell’azienda agricola De
Rossi di Grisignano da dov’era partita.
Solo due, e non tutte e tre le vacche, infatti,
erano state caricate dall’autotrasportatore
padovano Pierluigi Barzon dalla De Rossi. La
documentazione era in regola e le mucche erano
fisicamente a posto; l’iter è andato poi a buon
fine per entrambe. La terza, che è stata
successivamente abbattuta, era stata invece
caricata dall’azienda agricola Benedetti, sempre
di Grisignano, dall’autotrasportatore padovano
Dario Mieni. Dopo il controllo della pattuglia
de i carabinieri a Vicenza est in via Da Vinci e
dopo la visita dei veterinari dell’Ulss 6 è
stata distrutta, poiché non era più in grado di
essere trasportata.
Al termine degli accertamenti, i Nas hanno
denunciato tre autotrasportatori (difesi dagli
avv. Palermo e De Silvestri), segnalandoli al pm
Toniolo per maltrattamenti di animali. |
AGI2233 3 ECO
0 R01 /
GALLINE OVAIOLE: COMMISSIONE UE CONFERMA NO
GABBIE DA 2012 =
DOSSIER
OVAIOLE 2008.pdf
(AGI) - Roma, 9 gen - La LAV ha appreso con
soddisfazione la decisione della Commissione
Europea di confermare la Direttiva Europea di
bando dell'allevamento delle gabbie di batteria
per le galline ovaiole dal 2012. Questa
decisione segue l'adozione di un rapporto della
Commissione UE sulle gabbie di batteria per
l'allevamento delle galline, ed e' la logica
conseguenza delle evidenze scientifiche che
mostrano le sofferenze qui sono sottoposte le
galline allevate in questo tipo di gabbie, e del
rifiuto dei consumatori nei confronti di questo
cruento sistema di produzione. 'Esprimiamo
grande apprezzamento per la posizione della
Commissione Europea perche' e' la conferma che
abolire le gabbie di batteria e' doveroso sia
per le galline ovaiole, sia per l'opinione dei
consumatori che hanno più volte espresso la
condanna di questo sistema di allevamento
cruento e irrispettoso degli animali ' dichiara
Roberto Bennati, Vice Presidente LAV ' Sarà ora
necessario che l'industria effettui la
riconversione verso sistemi non in gabbia
maggiormente apprezzati dai consumatori'. 'Gli
studi della Commissione europea hanno smentito
le cifre catastrofiche diffuse dall'industria
avicola sull'impatto economico di questa
riconversione, ' prosegue Bennati ' e gli studi
scientifici hanno chiaramente dimostrato che le
galline non in gabbia si ammalano di meno
fornendo anche uova migliori'. Le galline
allevate nelle gabbie in batteria non hanno la
possibilità di esprimere il loro comportamento
naturale, come spiegare le ali, fare bagni di
polvere, appollaiarsi o razzolare il terreno in
cerca di cibo, perché le gabbie metalliche nelle
quali sono poste hanno le dimensioni di un
foglio A4 (21 x 29 cm ca.). Studi scientifici
hanno evidenziato che questo tipo di allevamento
intensivo crea alle galline gravi patologie. I
consumatori europei stanno sostituendo
l'acquisto di uova provenienti da allevamenti in
gabbia, con quelle da allevamenti biologici o da
galline allevate all'aperto o a terra, e in
alcuni Paesi le uova provenienti da allevamenti
in batteria stanno scomparendo. 'Le istituzioni
italiane facciano tesoro della pronuncia della
Commissione UE e sostengano attivamente la
riconversione verso allevamenti non in gabbia,
dando un concreto segnale politico ed economico
verso un maggior benessere degli animali in
allevamento, perseguendo da subito
l'applicazione della direttiva e raccogliendo
l'invito delle Commissione a promuovere
l'informazione sui sistemi non in gabbia, al
fine di rendere più trasparente e meno
fuorviante il sistema di etichettatura che oggi
permette di apporre sulle confezioni delle uova
in gabbia immagini di galline libere in prati
verdi, e relegare le diciture obbligatorie nella
parte sottostante della confezione e a carattere
quasi illeggibile per il consumatore, ingannando
lo stesso sulla provenienza delle uova' conclude
Bennati. L'8 e 9 marzo 2008 la LAV sarà in oltre
350 piazze in tutta Italia per chiedere che
anche il Governo italiano applichi questa
Direttiva entro il 2012, e si faccia promotore
della riconversione verso allevamenti senza
gabbie.
(AGI) Ale 091337 GEN 08
NNNN |
(ECO) Avicolo,
Lav: Italia segua direttiva Ue su gabbie di
batteria
Roma, 9 gen (Velino) - "la Lega anti vivisezione
(Lav) apprende con soddisfazione la decisione
della Commissione europea di confermare la
direttiva che mette al bando dal 2012 le gabbie
di batteria usate nell'allevamento delle galline
ovaiole". Lo ha dichiarato il vicepresidente
Lav, Roberto Bennati, nell'esprimere il proprio
apprezzamento per la condanna di questo sistema
di allevamento cruento e irrispettoso degli
animali. Questa decisione, ha aggiunto Bennati,
segue l'adozione di un rapporto della
Commissione sulle gabbie di batteria per
l'allevamento delle galline, ed è la logica
conseguenza delle evidenze scientifiche che
mostrano le sofferenze cui sono sottoposte le
galline allevate in questo tipo di gabbie, e del
rifiuto dei consumatori nei confronti di questo
cruento sistema di produzione. Secondo il
vicepresidente Lav è stato respinto al mittente
il tentativo dell'industria avicola di
cancellare il bando di tale sistema di
allevamento e ora sarà necessario che
l'industria effettui la riconversione verso
sistemi non in gabbia maggiormente apprezzati
dai consumatori. Bennati ritiene inoltre che gli
studi della Commissione europea hanno smentito
le cifre catastrofiche diffuse dall'industria
avicola sull'impatto economico di questa
riconversione e gli studi scientifici hanno
chiaramente dimostrato che le galline non in
gabbia si ammalano di meno fornendo anche uova
migliori.
Le galline allevate nelle gabbie in batteria non
hanno la possibilità di esprimere il loro
comportamento naturale, come spiegare le ali,
fare bagni di polvere, appollaiarsi o razzolare
il terreno in cerca di cibo, perché le gabbie
metalliche nelle quali sono poste hanno le
dimensioni di un foglio. Studi scientifici hanno
evidenziato che questo tipo di allevamento
intensivo crea notevoli problemi alle galline,
tra cui numerose gravi patologie. I consumatori
europei stanno sostituendo l'acquisto di uova
provenienti da
allevamenti in gabbia, con quelle da allevamenti
biologici o da galline allevate all'aperto o a
terra, e in alcuni paesi le uova provenienti da
allevamenti in batteria stanno scomparendo dagli
scaffali dei supermercati. Anche in Italia le
uova prodotte da galline non in gabbia stanno
progressivamente sostituendo le uova provenienti
da galline allevate in gabbie di batteria. Le
istituzioni italiane facciano tesoro della
pronuncia della Commissione osserva ancora
Bennati - e sostengano attivamente la
riconversione verso allevamenti non in gabbia,
dando un concreto segnale politico ed economico
verso un maggior benessere degli animali in
allevamento, perseguendo da subito
l'applicazione della direttiva e raccogliendo
l'invito delle Commissione a promuovere
l'informazione sui sistemi non in gabbia.
Questo, prosegue il vicepresidente Lav, al fine
di rendere più trasparente e meno fuorviante il
sistema di etichettatura che oggi permette di
apporre sulle confezioni delle uova in gabbia
immagini di galline libere in prati verdi, e
relegare le diciture obbligatorie nella parte
sottostante della confezione e a carattere quasi
illeggibile per il consumatore, ingannando lo
stesso sulla provenienza delle uova. L¹8 e 9
marzo, conclude Bennati, la Lav sarà in oltre
350 piazze in tutta Italia per chiedere che
anche il governo italiano applichi la Direttiva
entro il 2012, e si faccia promotore della
riconversione verso allevamenti senza gabbie. Ai
tavoli Lav sarà possibile firmare una petizione
per sollecitare il rispetto della scadenza, e
sarà disponibile materiale informativo
specifico.
(red/fet)
9 gen 14:50 |
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Lettera al Direttore il 21 Novembre
2007
mk del Consorzio Latte
di Asiago, avvenuto sabato 17 novembre scorso, ha indotto la LAV
di Bassano ad alcune riflessioni oltre il fatto contingente
dell’incendio
L’incendio ha portato amarezza e danni in
tutti coloro che lavorano in questo settore dell’economia;
tuttavia si presenta all’attenzione anche
il notevole quantitativo di formaggi perduti nel rogo in due dei
tre magazzini (46 mila forme di grana, 25 di allevo e 2 mila di
Asiago origine).
Questo aspetto non secondario della
vicenda induce a chiedersi:
1)
quanto formaggio è realmente necessario produrre per
soddisfare una corretta alimentazione?
2)
I 110 mila litri di latte al giorno lavorati,
dichiarati dal Consorzio, in che modo sono prelevati dalle
mucche?
Queste domande sorgono spontanee in coloro
che hanno fatto una scelta vegetariana e di etica nonviolenta
anche verso gli animali. Queste persone sono attente alla
propria alimentazione, ma anche al dramma delle mucche “da
latte”, le quali sono costrette ad una breve vita (circa sette
anni di sfruttamento e poi il macello), sono costrette a
partorire ogni anno per dare tanto latte all’uomo e non al loro
vitellino (quantità media di 80 quintali di latte all’anno).
Si deve considerare che:
1) le mucche sono diventate macchine
da latte con i nuovi sistemi di allevamento e non c’è
trasparenza d’informazione sulle
crudeltà inflitte
2) il mercato è invaso da un
surplus di prodotti caseari, latticini, dolcerie sostenuti da
una
massiccia pubblicità
3)
il cittadino è indotto a consumare i prodotti in modo
eccessivo e quindi dannoso per la
sua salute e senza aver la
dovuta e autorevole informazione salutistica
4) il mercato del latte è un fiume
di denaro
Questa realtà è ben poca cosa in quel di
Asiago il cui Consorzio non è di grandi numeri, tuttavia lì si
lavora secondo la più moderna tecnologia zootecnica,
dall’allevamento alla commercializzazione; quindi quei buoni
formaggi sono frutto di grande e tenace lavoro, ma anche di
grande sofferenza per migliaia di mucche. Il Consorzio di
Asiago, nel suo piccolo, è un tassello importante nel fenomeno
della zootecnia italiana, ma per comprendere appieno il
sentimento di coloro che guardano con preoccupazione alla
sofferenza delle mucche e all’evidente ed eccessiva offerta di
mercato di formaggi, basti pensare che nella sola Val Padana ci
sono 4,1 milioni di mucche/macchine da latte (notizia
Coldiretti). Ad esempio, il colosso Parmalat, lavora
giornalmente 2,8 milioni di litri di latte, che corrispondono
solo al 10 % del totale nazionale. Da non dimenticare che,
nell’anno 2004, fu scoperto il crak della Parmalat, dove i suoi
dirigenti si arricchivano con colossali interessi finanziari
derivati dal latte tolto forzatamente a centinaia di migliaia di
vacche alla catena e a danno dell’economia nazionale.
APPUNTI SULLA PRODUZIONE DEL
LATTE
Grazie dell’attenzione
Moro Bassiano per la LAV di
Bassano |
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Comunicato stampa LAV 27 settembre 2007
TRASPORTO
DI ANIMALI “DA REDDITO”, IN VIGORE
DA OGGI IL DECRETO
LEGISLATIVO SULLE SANZIONI ALLE VIOLAZIONI DELLA NUOVA
NORMA COMUNITARIA.
APPELLO
DELLA LAV AL MINISTERO DELLA SALUTE: SUBITO I CONTROLLI PER
RISTABILIRE LA LEGALITA’
In vigore da oggi 27 settembre, il
DECRETO LEGISLATIVO 25 Luglio 2007, n. 151.
”Disposizioni
sanzionatorie per la violazione delle disposizioni del
Regolamento (CE) n.1/2005 sulla protezione degli animali
durante il trasporto e le operazioni correlate”,
pubblicato il 13 settembre u.s. in Gazzetta Ufficiale, che
stabilisce le sanzioni relative alle violazioni della norma
europea di riferimento in tema di protezione degli animali
“da reddito” durante il trasporto, in vigore da gennaio
2007.
Con nove mesi di ritardo rispetto all’entrata in vigore del
Regolamento 1/2005,
quindi, l’Italia colma un gravissimo vuoto legislativo
durante il quale non è
stato possibile sanzionare in alcun modo i
diffusi trasporti di animali ampiamente illegali, seppure
documentati. Le grandi industrie della macellazione e
dell’allevamento hanno potuto violare le prescrizioni del
benessere degli animali, senza che questo abbia comportato
per loro alcuna conseguenza. Veterinari attenti
all’applicazione della norma, infatti, hanno documentato in
questi mesi, violazioni sistematiche ai documenti di
viaggio, delle condizioni di trasporto, dei tempi e delle
densità di carico previste.
Violazioni confermate anche dalla LAV che, con
un’investigazione condotta nel mese di aprile insieme ad
Animals’ Angels, ha verificato come in Italia, primo Paese
europeo per consumo di carne equina, i nuovi requisisti
richiesti per il trasporto di equidi siano semplicemente
rimasti sulla carta delle norme comunitarie, documentando la
violazione totale del trasporto in stalli individuali per i
cavalli, prevista dal nuovo Regolamento.
“Rivolgiamo
un appello al Ministero della Salute, agli Assessorati alla
Sanità delle Regioni tramite i loro servizi veterinari e a
tutte le altre autorità di controllo operanti sulle strade
italiane affinché inizino al più presto una scrupolosa
attività di controllo delle condizioni di viaggio degli
animali, per dare un contributo importante all’applicazione
del Regolamento Europeo in vigore da gennaio, comminando le
nuove sanzioni - dichiara
Roberto Bennati, responsabile Campagne europee della LAV
- Proprio uno dei punti più importanti del Regolamento,
ovvero l’idoneità degli animali al trasporto, nei mesi
scorsi è stato oggetto di numerose e gravissime violazioni,
come nel caso del trasporto di mucche da latte non
deambulanti, documentate e denunciate dalla LAV fino ad
arrivare nelle aule giudiziarie con l’avvio di importanti
processi.”
Il Decreto Legislativo
n° 151/2007 prevede
sanzioni fino a 15.000 euro
nei casi di gravi violazioni al trattamento degli animali, e
stabilisce finalmente la
corresponsabilità di allevatori e industrie della
macellazione nei trasporti effettuati in violazione delle
norme.
Altra significativa novità riguarda l’introduzione del
fermo amministrativo per i
mezzi di trasporto che violano le norme,
anche se di trasportatori
esteri. Ricorrendo ai trasportatori esteri,
infatti, per decenni sono state violate sistematicamente, e
senza conseguenze, le norme sul benessere degli animali,
data l‘impossibilità di far pagare le sanzioni a soggetti
esteri. Con il Decreto Legislativo
25 Luglio 2007 n°
151
le autorità di controllo potranno fermare i mezzi dei
trasportatori esteri fino al pagamento della sanzione,
rendendo efficace ed applicabile in maniera più ampia la
nuova normativa.
Il
nuovo Regolamento
1/2005
è coerente con
il principio fondamentale per cui
gli animali non devono
essere trasportati in condizioni tali da esporli a lesioni o
sofferenze inutili, e si applica ai trasporti
effettuati in relazione con un’attività economica degli
animali vertebrati vivi. Tale regolamento coinvolge non solo
i trasportatori propriamente detti, per i quali sono
previste apposite autorizzazioni, certificazioni di idoneità
e sistemi di “tracciabilità” delle loro attività, ma anche
gli allevatori, i commercianti, gli operatori dei centri di
raccolta, dei posti di controllo e dei macelli in quanto le
operazioni di carico e scarico degli animali rappresentano
momenti importanti di stress legati ai trasporti.
Le
principali novità del Regolamento riguardano:
-
Identificazione dei soggetti
che, oltre al trasportatore, sono coinvolti a vario
titolo nel trasporto degli animali, come il guardiano,
il detentore e l’organizzatore del trasporto, prevedendo
per ciascuno compiti e responsabilità più specifiche.
-
Il personale che accudisce
gli animali (conducenti e guardiani) dovrà avere un
certificato di idoneità
rilasciato dall’autorità competente o dall’organismo da
essa designato a seguito di un corso di formazione
obbligatorio.
-
Una migliore definizione
dell’idoneità al trasporto di animali.
-
I mezzi destinati ai
lunghi viaggi dovranno essere “omologati”, ossia
ispezionati dal personale del Servizio Veterinario delle
ASL e riconosciuti idonei al trasporto degli animali
tramite rilascio del
certificato di omologazione.
-
Obbligo di installazione
di un sistema di
navigazione satellitare sui mezzi di
trasporto stradali destinati ai lunghi viaggi, a partire
dal 2007 per i mezzi di nuova immatricolazione e dal
2009 per tutti gli altri.
-
Le autorizzazioni per i
lunghi viaggi ed i certificati di omologazione dei mezzi
di trasporto dovranno essere inseriti in
banche dati elettroniche.
-
Un nuovo e più dettagliato
“ giornale di
viaggio”.
-
L’istituzione per ciascun
Stato Membro di un
punto di contatto attraverso il quale
scambiare informazioni e assistenza reciproca in materia
di applicazione del Regolamento.
Consulta il testo del: DECRETO
LEGISLATIVO 25 Luglio 2007, n. 151
27 settembre 2007
Ufficio Stampa LAV 06 4461325
- 339 1742586
www.lav.it
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La “vita” di una mucca
da latte
© LAV Onlus gennaio 2007 -
www.lav.it
Nel mondo ci
sono circa 225 milioni di mucche da latte, che producono circa
500 milioni di tonnellate di latte l’anno. Solo in Italia nel
2005 oltre un milione e 800 mila mucche hanno prodotto 10,5
milioni di tonnellate di latte (fonte: elaborazione Ismea su
dati Fao e Eurostat).
Per la
produzione di tali quantità di latte una mucca, allevata secondo
i criteri dell’allevamento intensivo sviluppatosi nei recenti
decenni, è normalmente costretta a partorire un vitello l’anno.
Ciò comporta per questi animali una coincidenza tra allattamento
e gravidanza durante la maggior parte dell’anno. Le mucche da
latte, infatti, allattano e sono incinte contemporaneamente per
circa sette mesi. La lattazione si interrompe solo due mesi
prima della nascita del vitello, ma dopo tre mesi dalla nascita
del piccolo la mucca è nuovamente incinta, attraverso
l’inseminazione artificiale, e così il ciclo
gravidanza-allattamento ricomincia. Questo sovrasfruttamento fa
sì che spesso le mucche abbiano circa 2-4 vitelli prima di
cominciare ad accusare problemi di salute cronici, o sterilità,
diventando “mucche da riforma” ed essere mandate al macello.
I cuccioli sono
allontanati dalla madre dopo 1-3 giorni dalla nascita, ma
continuano a cercarla per molto tempo dopo la separazione. Le
femmine rientrano nel ciclo produttivo del latte, mentre i
vitelli maschi sono nella maggior parte dei casi inviati alle
aziende per “ingrassarli”, seppure sottoposti a una dieta povera
di ferro affinché “producano” la carne bianca di vitello. Non è
infrequente che i piccoli allevatori li uccidano alla nascita
perché “inutili”: un caso emblematico è rappresentato dai
vitelli maschi delle bufale, la cui carne è ritenuta di scarso
interesse economico, che vengono spesso lasciati morire di
fame.
Le mucche da
latte sono spinte a produzioni sempre maggiori, per mezzo della
selezione genetica delle specie, con diete specifiche e
attraverso l’uso di macchine mungitrici. Le mucche sono
comunemente fecondate mediante inseminazione artificiale;
frequente anche il trasferimento embrionale, pratica
estremamente dolorosa tanto da richiedere l’anestesia epidurale
per legge. Il trasferimento embrionale è usato per moltiplicare
rapidamente la quantità di mucche di “alta qualità”, cioè più
produttive. Anni di selezioni genetiche, quindi, hanno fatto sì
che le mucche da latte attualmente producano circa dieci volte
la quantità di latte necessaria per nutrire i propri vitelli,
tra i 30 e i 50 litri di latte al giorno. A causa dell’alta
produzione di latte cui sono costrette, le mucche sono in un
continuo stato di “fame metabolica”, affinché il loro corpo
provveda alle energie necessarie a tutte le loro funzioni.
Inoltre, le mammelle sono così pesanti che il peso incide
considerevolmente sulle zampe posteriori, danneggiandole
gravemente.
Sono molto
frequenti i casi di zoppie riscontrati nelle mucche da latte.
Oltre al peso, un fattore determinante è rappresentato dal fatto
che durante l’inverno sono spesso alloggiate in poste, nella
maggior parte dei casi troppo strette per consentire loro un
adeguato spazio, così spesso le zampe posteriori degli animali
restano per ore nel canale di scorrimento dei reflui, subito
dietro le poste. Altro fattore è costituito dall’insufficienza
della lettiera sulla quale le mucche si sdraiano, e quindi a
contatto diretto con il pavimento che causa loro abrasioni e
infiammazioni delle articolazioni. Altra patologia frequente
delle mucche da latte è l’insorgenza di mastiti: dolorosa
infezione batterica delle mammelle le cui cause principali sono
costituite dalle macchine per la mungitura automatica e dalle
scarse condizioni igieniche degli allevamenti. Si ritiene che
ogni anno siano utilizzate milioni di dosi di antibiotici
(spesso penicellina) per curare questa patologia, con enormi
costi finanziari.
Ma il costo in
dolore e sofferenza dell’animale non è quantificabile: tutte
queste patologie contribuiscono in maniera determinante a
privarli quasi totalmente di energie, tanto da non riuscire
materialmente a rimanere in piedi, diventando quelle che
comunemente vengono definite “mucche a terra”.
Uso consentito citando la fonte LAV Onlus 2007-
www.lav.it
APPUNTI
PRODUZIONE LATTE
Vacca = termine che indica l’animale
allo stato libero. La vacca vive circa 25 anni; produce latte
dopo la gravidanza con un minimo iniziale di 15 litri al giorno
fino ad un massimo di trenta litri al giorno per il suo vitello
Mucca = termine che indica l’animale
allo stato segregato. Mucca deriva dal termine lombardo antico
“muccare” = moncare, troncare, spuntare le corna degli animali
per non ferirsi a vicenda nelle stalle.
Mucca senza corna=mucche da latte a
cui vengono tolte del tutto le corna. In questo modo ci stanno
più animali nello stesso spazio. Da studi scientifici pare che
il latte delle mucche senza corna sia quello che provoca più
intolleranze in chi lo assume.
La mucca “bruna” alpina produce
intensivamente 70 quintali di latte ogni anno (305 giorni
effettivi) dopo ingravidamento. (note veterinarie)
La mucca “frisona” produce intensivamente
90 quintali di latte all’anno (305 giorni effettivi) dopo
ingravidamento (note veterinarie)
La mucca frisona da allevamento produce
circa 30 litri di latte al giorno subito dopo il parto fino ad
un picco medio di 40 litri di latte al giorno, con capacità di
60 litri al giorno.(note veterinarie)
80 quintali di latte all’anno sono 8000
litri o kili di latte; divisi per 365 giorni = 27 litri di latte
al giorno di rendimento che cessa dopo circa 6 anni
Il Consorzio Latte di Asiago lavora
110'000 litri di latte al giorno (nota del Consorzio anno 2007).
Questa cifra diviso per 27 litri latte teorici/mucca = 4'074
mucche teoriche al lavoro
La Val Padana è popolata da 4,1
milioni di mucche alla catena (nota Coldiretti anno 2007)
15 litri di latte producono 1 kg di
formaggio Reggiano
La Parmalat, nel 2004, anno del
crak finanziario, lavorava 2,8 milioni di litri di latte al
giorno, pari al 10 % di tutto il latte lavorato giornalmente in
Italia, comprendendo anche forniture dall’estero. (note di
cronaca) Questa cifra divisa per 27 litri latte teorici/mucca =
104'000 mucche teoriche al lavoro |
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