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Campagna LAV Liberiamo gli animali dai circhi

La fonte delle informazioni è tratta dal sito della LAV Nazionale all'indirizzo: http://www.infolav.org/lenostrecampagne/circo/introduzione/index.htm

Non è possibile, allo stato attuale, stabilire con esattezza quanti circhi vi siano in Italia. I dati degli impresari circensi parlano di 150-180, ma questa stima è in eccesso se si considera che spesso un’unica struttura assume più insegne. A parte i pochi e noti litigiosi nomi, il panorama del circo italiano è rappresentato da una miriade di piccoli impresari, e il totale delle strutture non supera i 100-130 unità. Quella dei circhi con animali è un’attività obsoleta che riesce a sopravvivere soltanto grazie ai cospicui finanziamenti pubblici, e che registra un crollo verticale del pubblico pagante.

Lo spettacolo è basato su una continua violenza perpetrata agli animali: dalle condizioni di detenzione, spazi ristretti, catene e gabbie, al trasporto in carrozzoni/contenitori, per finire con l’addestramento, spesso coadiuvato con bastoni, fruste, finalizzato a soggiogare l’animale alla volontà dell’uomo e costringerlo a ripetere ridicoli ed innaturali esercizi. E’ difficile dire con precisione quanti animali siano attualmente prigionieri dei circhi perché manca un’anagrafe ed è impossibile eseguire un censimento serio, vista l’abitudine dei circensi di scambiarsi gli animali e parcheggiarli, a volte, in zoo o strutture fisse. Si stima comunque che in Italia siano almeno un migliaio gli animali costretti a questa vita, in molti casi si tratta di animali così detti “pericolosi”, tenuti legalmente prigionieri grazie ad una modifica “pro-circo” della legge che ne aveva vietato la detenzione. Così bisonti, ippotami, elefanti, tigri, leoni, orsi, coccodrilli e tanti altri, abbruttiti dalle allucinanti condizioni di detenzione, attraversano la nostra Penisola e costituiscono anche un rischio per la popolazione, come dimostrano le decine di incidenti occorsi negli ultimi anni e riportati nel dossier LAV

Gli animali nei circhi

“La iena non la domi mai perché non capisce. Puoi punirla cento volte e lei cento volte ti assale e continua ad assalirti perché non realizza che così facendo prende botte mentre, se sta buona, nessuno le fa niente”. Con queste significative parole la Sig.ra Liana Orfei spiega perché le iene compaiono molto poco nei circhi. Immaginiamoci come fanno a capire tutti gli altri animali che invece i circhi riescono a recludere.
Per imparare ad effettuare gli esercizi dello spettacolo, pachidermi, leoni, tigre, scimmie, ippopotami ed altri, subiscono addestramenti basati su violenze fisiche e psichiche che condizionano il loro comportamento, mortificando gravemente la loro natura. Inoltre, la violenza continua anche al di fuori del tempo dedicato agli addestramenti e agli spettacoli perché questi animali sono costretti a condurre una vita incompatibile con le loro caratteristiche etologiche: orari stressanti, spazi ridotti, costrizione in catene od in gabbie, spostamenti continui.

Nel Dossier Circo che ti invitiamo a leggere, troverai le tecniche di addestramento, e le condizioni di detenzione degli animali nei serragli ambulanti dei circhi italiani. Potrai consultare la normativa applicabile in materia di “corretto mantenimento” (ammesso che questo sia possibile). Capirai anche come gli interessi commerciali dei circensi, ancora basati sulla prigionia degli animali, siano superiori alle stesse esigenze di sicurezza ed incolumità del pubblico: numerosi infatti gli incidenti causati dagli animali avviliti dalla prigionia, molti dei quali sarebbero stati evitati se fosse stata applicata la legge 150/92 che vieta la detenzione degli animali così detti pericolosi, divieto che, purtroppo, non vale più per i circhi, grazie ad una modifica attuata nel dicembre 1998 da un legislatore a loro favorevole e disinteressato alla stessa sicurezza delle persone. Gli incidenti, prima e dopo il divieto, sono elencati nel dossier in ordine cronologico.

Il circo senza animali

In Francia ed Inghilterra il circo senza animali è una realtà, ma anche nel nostro paese si incominciano a muovere i primi passi come nel caso del Circo di Paride Orfei ed altre iniziative che stanno iniziando ad affermarsi. Tra i circhi senza violenza il più grande di tutti è il Canadese “Cirque du Soleil”. Non ha mai usato animali; attualmente ha 4 troupe itineranti nel mondo e da almeno 10 anni non riceve contributi pubblici, arrivando ad incassare da solo 8 volte quanto tutti i circhi italiani nel loro complesso.

Ti proponiamo una dichiarazione della Sig.ra Liana Orfei, notissima esponente di una delle più famose famiglie circensi italiane, continuamente presente nelle trasmissioni televisive che promuovono, pagandoli, gli spettacoli circensi. Se lo vorrai potrai metterti in contatto con la più vicina sede della LAV o scriverci direttamente per sapere subito cosa poter fare per boicottare il circo con gli animali. Intanto ti invitiamo, se già non lo fai, a non andare più nei circhi che fanno uso di animali e di convincere chi ti sta vicino a comportarti di conseguenza.
Liana Orfei, Storia di Jennie, elefantessa del circo: “Quella volta (era verso l’estate) piantammo il circo su una spiaggia delle Puglie e a Jennie vennero legate, come di consueto, una zampa anteriore ed una posteriore ai picchetti conficcati in terra. Ma appena Jennie vide il mare si ricordò, forse, la sua terra d’origine e sembrò impazzire di gioia: cominciò a barrire, strappò i picchetti come fossero fuscellini e, trascinando tutto con sé, andò sulla riva ed entrò nel mare. Si fermò dove l’acqua era alta poco più di un metro e non ci fu verso di farla uscire. Provammo a prenderla per fame e per sete: niente. Per due giorni rimase sprofondata in un mondo beato: giocava, si spruzzava, barriva; forse cantava la sua terra lontana. Per due giorni non mangiò e non bevve, sebbene per gli elefanti il bere sia molto importante. Esattamente quarantotto ore dopo, verso le tre del pomeriggio, Jennie uscì spontaneamente dal mare e, calma, andò a rimettersi al suo posto”.

Finanziamenti pubblici

Lo Stato tiene in vita i circhi con il Fondo Unico dello Spettacolo (FUS). Ogni anno devolve al circo milioni di euro, spesso equivalenti all’incasso di un anno. Considerando, per esempio, il circo di Moira Orfei, nel corso degli anni ha avuto accesso a finanziamenti sempre crescenti: 360 milioni di lire nel 2000, 185.601 € nel 2001, 222.722 € nel 2002 e 240.000 € nel 2003, a cui si sommano altri 222 milioni di lire ottenuti nel 2000 per le attrezzature. La Società dello stesso circo ha captato anche cinquanta milioni di lire per un “Convegno di riflessione sui rapporti tra circo e scena” dal quale attendiamo ancora gli atti. Nessuna traccia neanche del progetto editoriale “Pagine di Segatura” che dovrebbe essere stampato, con l’aiuto pubblico, dall’Ente Nazionale Circhi (ENC) il cui pluridecennale presidente, Sig. Egidio Palmiri, presiede anche l’Accademia del Circo frequentata, dietro compenso, da poche decine di ragazzi. La struttura di questa scuola ha simili solo in Cina, Corea del Nord e Russia. Eppure ha incassato il 55% dei contributi del comparto. Non contento di ciò, l’ENC si è scagliato in una pubblica polemica contro la Festa del Circo di Brescia accusata di accedere allo stesso fondo pur non avendo animali! Questo episodio, da solo, spiega perché il circo senza animali (nonostante il successo) sia penalizzato. Ulteriori contributi arrivano dalle TV. Gli spettacoli trasmessi dal terzo canale della rete pubblica, per la noia di chi passa a casa le appiccicose serate estive, sono in realtà registrati a febbraio (mese di magra per i circhi). In pratica il Circo che attenda a Roma a dicembre diventa beneficiario dei soldi delle trasmissioni registrate a febbraio e strutturate con l’acquisto, a spese della produzione, di alcuni numeri stranieri. Degli introiti di tale business ne hanno fino ad ora goduto il Circo di Moira Orfei e quello dell’attuale Senatore di Rifondazione Comunista Livio Togni.
Non ci vuole molto a capire che se non fosse per i soldi pubblici il circo con gli animali avrebbe già da tempo chiuso i battenti

La proposta di legge della LAV

Già poche ore dopo l’inizio della nuova legislatura, il Progetto di Legge elaborato dalla LAV contro l’uso degli animali nei circhi, veniva presentato alla Camera dei Deputati. La proposta vuole anche essere un tentativo di salvare il circo, intendendo per quest’ultimo uno spettacolo pulito dalla violenza di animali avviliti dalla prigionia e dalle tecniche di addestramento e condannato dalla stessa macroscopica disaffezione del pubblico. Il sistema contributivo che oggi sostiene i circhi, non viene eliminato, ma è individuato come uno degli strumenti messi a disposizione per garantire economicamente la fase di riconversione. Fondamentale è poi, relativamente agli animali, il passaggio di competenza in materia dal Ministero dei Beni Culturali (storico padrino dei contributi pubblici ai circhi, grazie alla vecchia legge sul settore che incredibilmente individua, nei loro spettacoli, una funzione sociale) al Ministero dell’Ambiente. Scadenze certe e ragionevoli per il loro trasferimento ed immediato divieto di nuove acquisizioni comprese quelle derivanti dalle riproduzioni in cattività.

Numerosi parlamentari, riprendendo le posizioni della LAV, hanno in breve tempo presentato altre proposte che ad oggi sono ben sei, nei due rami del Parlamento. La proposta di legge della LAV più avanti nei lavori parlamentari, è quella della Senatrice Acciarini che sta contrastando il Disegno di legge 1026 del Senatore-impresario circense Livio Togni. Numerosi emendamenti sono stati infatti presentati oltre al fatto che, per fortuna, la proposta Togni è stata scorporata dai lavori del nuovo Testo Unico dello spettacolo

Il Progetto di Legge n. 710 è a disposizione, oltre che dei Parlamentari, anche di chi a vario titolo vuole contribuire non solo alla salvaguardia del benessere degli animali ma anche a salvare uno spettacolo condannato dall’ottica suicida di chi non vuole rispettare una condanna morale la quale è già, a nostro avviso, ben messa in evidenza dal vertiginoso crollo degli spettatori.

Proposta_di_legge_LAV.PDF (9.23 Kb)

DELFINO “TANGO” MUORE A GARDALAND.

LAV: TROPPI DECESSI. AVVIARE INCHIESTA, RIFORMARE DECRETO 469/01 E IMPEDIRE ACQUISIZIONI DI NUOVI DELFINI

 La LAV si dichiara indignata e preoccupata per il nuovo decesso di un delfino detenuto in cattività:  nelle vasche del Palablu di Gardaland, a soli tre anni di età è morto Tango, un delfino della specie Tursiops Truncatus, appena due settimane dopo il decesso di un altro delfino nel contestato Acquario di Genova.

 “Chiediamo al Sottosegretario alla Salute Martini una rigorosa inchiesta per accertare le cause di questi decessi e verificare l’idoneità delle condizioni igienico sanitarie di detenzione dei delfini in cattività – dichiara Nadia Masutti, responsabile LAV settore Esotici, Circhi e Zoo – Alla luce di questo ennesimo decesso, chiediamo al Ministro dell’Ambiente che la riforma del Decreto Ministeriale n.469/2001 “Disposizioni in materia di mantenimento in cattività di esemplari di delfini appartenenti alla specie Tursiops Truncatus”, diventi una priorità al fine di garantire una effettiva tutela dei delfini, proibendo la loro detenzione in parchi di divertimento e similari e che, una volta per tutte, si crei una netta distinzione tra questi ultimi ed i giardini zoologi, unici deputati a detenere specie protette.” 

“Sollecitiamo, inoltre, la Commissione Scientifica CITES ad intervenire con autorità ad impedire qualsiasi ulteriore acquisizione di delfini da parte di delfinari, acquari o parchi marini - prosegue Nadia Masutti - A parte le morti di cui non viene data comunicazione ufficiale, e che ha come conseguenza la sostituzione immediata dell'animale deceduto con un altro di ignota provenienza, appare ormai evidente che i delfini detenuti all'interno di delfinari e acquari non sono certamente così longevi come si vuol far credere.” 

Lasciando da parte ogni considerazione sulla provenienza dei delfini, che per legge dovrebbero unicamente provenire da nascite in cattività, risulta inaccettabile che si contini a permettere la detenzione di questi animali sensibilissimi, facilmente soggetti a stress e pertanto ad abbassamento delle difese immunitarie, attraverso l'alibi di progetti scientifici, di educazione e sensibilizzazione, mentre il vero scopo delle strutture che li detengono è di tipo speculativo.  

Ricordiamo che i delfini del genere Tursiope sono animali la cui specie, particolarmente protetta, è inserita nell’Appendice I della Convenzione di Washington, e cioè in via di estinzione: talmente rara che qualsiasi volume di scambi potrebbe metterne in pericolo la sopravvivenza. Il Decreto Ministeriale n. 469/2001, nonostante ne sancisca per legge la prigionia a vita, impone comunque delle severe regole per la loro detenzione, ovvero ben 56 indicazioni, o “requisiti minimi necessari”, da mettere in atto da parte di personale specializzato, utili a tutelare la loro salute e il loro benessere.

Secondo il Decreto del Ministero dell’Ambiente n.469/01, i delfini della specie Tursiope possono essere detenuti in cattività solo nel caso in cui siano garantiti validi programmi di educazione, ricerca e riproduzione. Quindi i delfinari dovrebbero essere dei veri e propri santuari in cui il rispetto dell’animale è condizione irrinunciabile; purtroppo la realtà è ben diversa e i delfini sono trattati, nella maggioranza dei casi, come dei giocolieri da addestrare che devono continuamente esibirsi davanti a un pubblico urlante e a volte poco rispettoso, costretti a una vita innaturale.

  E, come testimonia anche questo ennesimo decesso, i delfini continuano a morire senza che vengano rafforzate le misure a loro effettiva tutela.

 30 ottobre 2008

Ufficio Stampa LAV 06 4461325 – 339 1742586 www.lav.it

 Comunicato stampa LAV 17 ottobre 2008

 DELFINO BETA MUORE IN ACQUARIO GENOVA.

LAV CHIEDE A CITES DI IMPEDIRE ACQUISIZIONI DI NUOVI DELFINI: TROPPI DECESSI

 Nuovo “improvviso” decesso di un delfino all’Acquario di Genova – il quarto decesso avvenuto in poco tempo negli acquari italiani, il cui primato spetta all'Oltremare di Riccione – e la LAV, preoccupata, chiede che la Commissione Scientifica CITES intervenga con autorità ad impedire qualsiasi ulteriore acquisizione di delfini da parte di delfinari, acquari o parchi marini che non offrano garanzie di una corretta detenzione degli animali.

 Il delfino Beta sarebbe deceduto pochi giorni fa per collasso cardiocircolatorio, senza alcun segnale che facesse presagire il malore, secondo dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa stampa.

 “Anche in questo drammatico caso, come in altri, abbiamo letto dichiarazioni di chi continua a sostenere che la vita media dei delfini mantenuti in cattività raggiunga i 35 anni di età, mentre in libertà morirebbero molto prima - dichiara Nadia Masutti, responsabile LAV settore Esotici, Circhi e Zoo - A parte le morti di cui non viene data comunicazione ufficiale, e che ha come conseguenza la sostituzione immediata dell'animale deceduto con un altro di ignota provenienza, appare ormai evidente che i delfini detenuti all'interno di delfinari e acquari non sono certamente così longevi come si vuol far credere.”

 Lasciando da parte ogni considerazione sulla provenienza dei delfini, che per legge dovrebbero unicamente provenire da nascite in cattività, risulta inaccettabile che si contini a permettere la detenzione di questi animali sensibilissimi, facilmente soggetti a stress e pertanto ad abbassamento delle difese immunitarie, attraverso l'alibi di progetti scientifici, di educazione e sensibilizzazione, mentre il vero scopo delle strutture che li detengono è di tipo speculativo.

 La LAV ha chiesto da tempo che il Decreto Ministeriale n. 469/2001 “Disposizioni in materia di mantenimento in cattività di esemplari di delfini appartenenti alla specie Tursiops Truncatus”, sia riformato al fine di garantire una effettiva tutela dei delfini, proibendo la loro detenzione in parchi di divertimento e similari e che, una volta per tutte, si crei una netta distinzione tra questi ultimi ed i giardini zoologi, unici deputati a detenere specie protette.

 Ricordiamo che i delfini del genere Tursiope sono animali la cui specie, particolarmente protetta, è inserita nell’Appendice I della Convenzione di Washington, e cioè in via di estinzione: talmente rara che qualsiasi volume di scambi potrebbe metterne in pericolo la sopravvivenza. Il Decreto Ministeriale n. 469/2001, nonostante ne sancisca per legge la prigionia a vita, impone comunque delle severe regole per la loro detenzione, ovvero ben 56 indicazioni, o “requisiti minimi necessari”, da mettere in atto da parte di personale specializzato, utili a tutelare la loro salute e il loro benessere.

Ma, come testimonia anche questo recente decesso, i delfini continuano a morire senza che vengano rafforzate le misure a loro effettiva tutela.

 17 ottobre 2008

Ufficio Stampa LAV 06 4461325 – 339 1742586 www.lav.it