VIVISEZIONE

LAV E VIVISEZINE

Sperimentazione da animale a uomo ecco il risultato!

 
LA LAV ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO LA VIVISEZIONE DI SABATO 25 SETTEMBRE A ROMA 25.09.09
SPERIMENTAZIONE ANIMALE: L’UE FIRMA ACCORDO CON USA, GIAPPONE E CANADA PER RIDURRE USO DI ANIMALI. 27.04-09
L’EUROPA VERSO UNA RICERCA SENZA ANIMALI, MA LA LOBBY DELLA VIVISEZIONE RESISTE
FARMACI, BOOM DI TEST CLINICI NEI PAESI POVERI: PIU’ ECONOMICI. 20.02.09

Articoli di Giornale

La ricerca inutile
India vieta la vivisezione
Premio per ricerca che ne fa a meno

Il Comune di Montichiari ha bocciato l'ampliamento di Green Hill!

Sabato 24 aprile eravamo in tanti, tantissimi, per le strade diMontichiari a dire NO all'ampliamento di Green Hill, NO alla vivisezione, No allo sfruttamento degli animali. Un corteo che è stato un grande successo per diversi motivi e che siamo
orgogliosi di avere organizzato. Il successo non è dipeso però da noi, ma dalle quasi 3000 persone arrivate da ogni dove, con la loro voglia di cambiare qualcosa e di fermare gli orrori dei laboratori. Un corteo che è nato come inizio di una campagna per fermare l'ampliamento di Green Hill e durante il quale abbiamo potuto subito dare un'ottima notizia: il Comune di Montichiari ha negato i permessi per ampliare l'allevamento!
Da un incontro con Elena Zanola, sindaco di Montichiari, abbiamo infatti appreso che il progetto inquietante di costruire 5 capannoni sotteranei in cui rinchiudere altri 2500 cani è stato respinto al mittente. Le colline moreniche su cui sorge Green Hill sono tutelate come patrimonio ambientale di Montichiari e il Comune non permette che vengano devastate da questi aguzzini. Evidentemente le pressioni fatte dall'imminente corteo, da tutti voi, così come dai media, sono state molte, tanto da costringere il Comune ad una dichiarazione pubblica sul suo sito internet.

Invitiamo quindi a cessare l'invio di mail di protesta indirizzate ai vari indirizzi del Comune di Montichiari.
Viste le forti spese sostenute per la progettazione e gli avvocati necessari per tentare di farsi strada, Green Hill non rinuncerà facilmente al suo progetto di ampliamento e siamo sicuri che presenterà un ricorso. Ma noi manterremo alta l'attenzione, per fare in modo che anche un ricorso non venga mai approvato.  La campagna "Salviamo i cani di Green Hill", nata con lo scopo imminente di bloccare questa emergenza, ha deciso però di non fermarsi qui e di andare avanti contro questo allevamento e contro la vivisezione. Sabato abbiamo trovato molti alleati, ci siamo conosciuti, abbiamo condiviso un momento importante, e speriamo di condividerne molti altri.
Come gridavano a centinaia i manifestanti di sabato: "Basta con la vivisezione, è ora di agire per la liberazione!"
Ci vediamo sabato 22 maggio per un presidio di protesta davantin all'allevamento stesso, per il quale manderemo quanto prima indicazioni e orari precisi.
Coordinamento Fermare Green Hill
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Ricevi questa mail perchè sei iscritto alla newsletter della campagna  "Salviamo I Cani Di Green Hill" www.fermaregreenhill.net
Per metterti in contatto con noi puoi scrivere a: info@fermaregreenhill.net

LA LAV ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO LA VIVISEZIONE DI SABATO 25 SETTEMBRE A ROMA

 

Sabato 25 settembre si terrà a Roma, la manifestazione "Per chiudere Green Hill e tutti gli allevamenti di animali destinati ai laboratori!". Solo oggi è stato reso noto che l'iniziativa è stata lanciata dal Coordinamento "Fermare Green Hill" (Coordinamento autonomo formato da individui-attivisti e non da associazioni) che per analoghe iniziative nei mesi scorsi in Lombardia ha avuto l'adesione della nostra associazione.

Ora, appurato che il corteo (ore 15:00 da Piazza della Repubblica) è stato lanciato da un Coordinamento di cui abbiamo già sottoscritto gli obiettivi, la LAV - pur essendo impegnata appena una settimana prima in una manifestazione nazionale anticaccia a Venezia, copromossa e lanciata oltre due mesi fa con le altre associazioni animaliste nazionali (e chi non potrà venire non sarà appellato come un favorevole alla caccia) - ha deciso di dare l'adesione a questa iniziativa.

 

Sulla recente approvazione della nuove direttiva europea sulla vivisezione, vi sono posizioni non sempre coincidenti, anche nei coordinamenti europei, e la nostra - chiara e pubblicata da oltre tre anni, ovvero dal giorno di inizio dell'iter della direttiva - non ha bisogno di interpretazioni di altri http://www.lav.it/index.php?id=690.

Nessun animalista sia contro un altro animalista. I nemici sono al di fuori di noi.

 

La LAV ritiene che l'obiettivo di tutti sia e debba sempre essere l'abolizione della vivisezione. Non saremo contenti fino a che l'ultimo animale non uscirà dai laboratori di vivisezione e operiamo dal 1977 affinchè questo avvenga prima possibile.

 

Per questo ci stiamo battendo affinchè l'Italia, da subito, approvi una legge nazionale che non potrà essere scalfita dalla direttiva europea e, comunque, fra due anni, quando ci sarà da lavorare sul recepimento nazionale della direttiva in maniera più restrittiva in modo da integrare i pochi miglioramenti duramente mantenuti durante l'iter di revisione, con quelli già presenti nel Decreto italiano vigente e proporne ulteriori maggiormente restrittivi e vincolanti.

Tale recepimento durerà anni e la LAV, e ci auguriamo anche tutte le altre associazioni e i singoli attivisti in maniera unitaria, si batterà grazie anche al supporto di sostenitori e soci, sottolineando l'importanza che non venga persa questa importante occasione per far in modo che il nostro Paese non arretri nella tutela degli animali e avanzi concretamente nell'utilizzo dei metodi alternativi.

 

Fermiamo Green Hill e gli altri allevamenti, fermiamo la vivisezione.

 

LAV - Lega Anti Vivisezione

Via Piave, 7

00187 Roma

www.lav.it 

SPERIMENTAZIONE ANIMALE: ITALIANI ED EUROPEI SEMPRE PIU’ CONTRARI (82%). I RISULTATI DI UN SONDAGGIO EUROPEO IN VISTA DEL VOTO, IN PLENARIA, SULLA DIRETTIVA UE 86/609 

Italiani ed europei si dichiarano fortemente contrari alla sperimentazione animale: un sondaggio, effettuato tra il 24 febbraio e il 4 marzo scorso dalla Coalizione europea contro la Sperimentazione animale ECEAE (European Coalition to End Animal Experiment), evidenzia, ancora una volta, questa netta posizione. All’indagine statistica hanno partecipato più di 1000 italiani e 7.139 cittadini europei appartenenti a Svezia, Francia, Repubblica Ceca, Germania ed Inghilterra. 

I cittadini europei si sono espressi, con una media dell’82%, contro l’utilizzo di cani, gatti e primati; contro esperimenti che causano alti livelli di sofferenza o  non strettamente correlati a gravi forme di malattie umane, e a favore di una banca dati pubblica in modo da eliminare la ripetizione di procedure. 

La posizione espressa riflette un’opinione diffusa da anni; già nel 2006, infatti, la Commissione Europea lanciò un sondaggio che vide esprimersi oltre 42.000 cittadini, ottenendo il terzo più alto responso mai avuto rispetto ad altri questionari ed esprimendo la volontà di una maggiore tutela per gli animali utilizzati negli esperimenti (93%) e di un investimento maggiore a livello europeo per lo sviluppo e la validazione di metodi sostitutivi alla sperimentazione animale (79%). 

Nonostante la chiara posizione espressa dall’opinione pubblica, i passi avanti compiuti nella ricerca, la disponibilità di metodi alternativi alla sperimentazione animale e il riconoscimento all’interno dell’ambiente scientifico del modello sperimentale come errato se basato sull’animale per l’uomo, però, gli animali coinvolti ogni anno nella sperimentazione sono più di 900 mila, solo nel nostro Paese, 12 milioni in Europa e 115 milioni nel mondo”, commenta Michela Kuan, biologa responsabile LAV Vivisezione.

Il sondaggio è stato effettuato, tramite YouGov, in un periodo cruciale per la legislazione europea in materia di protezione degli animali usati a fini sperimentali: è in corso, infatti, la revisione della Direttiva 86/609 che regolamenta l’utilizzo e l’allevamento degli animali utilizzati a fini scientifici. La consultazione, quindi, ha lo scopo di sottolineare ai Parlamentari europei e alle istituzioni governative, in vista del voto dell’Aula del Parlamento Europeo previsto per gli inizi di maggio, come questa tematica sia un argomento importante che la gente sente vicino e sul quale vuole ottenere un cambiamento riconosciuto a livello comunitario. 

La forte indicazione dell’interesse pubblico in questo ambito, le innovazioni scientifiche negli ultimi decenni e l’alto livello etico che deve contraddistinguere la scienza, devono riflettersi anche nel cambiamento delle norme. La revisione della direttiva 86/609 rappresenta un momento cruciale che non può essere sprecato”, conclude Michela Kuan.  

La LAV seguirà passo per passo l’iter di voto in Aula rendendo pubbliche le posizioni degli europarlamentari che si dichiareranno favorevoli o contrari a emendamenti migliorativi per il benessere degli animali da laboratorio; con lo scopo, anche, di informare e coinvolgere i cittadini che, come sottolineato dal sondaggio, sentono questa tematica vicina e di fondamentale importanza per il futuro della ricerca. 

15.4.2009

Ufficio stampa LAV  06 4461325 – 339 1742586 – www.lav.it

L’EUROPA VERSO UNA RICERCA SENZA ANIMALI, MA LA LOBBY DELLA VIVISEZIONE RESISTE

Membri del Parlamento Europeo hanno votato a favore della creazione di nuovi centri europei per sviluppare alternative alla sperimentazione animale. Il voto della Commissione del Parlamento Europeo per l`Industria, la Ricerca e l’Energia (ITRE) a Bruxelles ha segnato uno punto decisivo per la revisione della legge, vecchia ormai di 20 anni, sulla sperimentazione animale, ovvero la Direttiva 86/609/CEE. “La sostituzione di esperimenti su animali vivi con tecniche più affidabili e moderne senza animali è la più importante tra le priorità tecniche e scientifiche” ha commentato la fondazione inglese Dr Hadwen Trust for Humane Research charity. La Fondazione Dr. Hadwen Trust sostiene un programma di ricerca presso le università inglesi che ha l`obiettivo di sviluppare nuove tecniche che non prevedano l`uso di animali come i modelli 3-D, modelli computerizzati e strumenti di imaging cerebrale avanzati. La fondazione sta portando avanti una campagna a livello europeo per chiedere maggiori investimenti in nuovi metodi di ricerca senza animali.Tuttavia, è fortemente criticabile la posizione assunta dagli eurodeputati della Commissione ITRE, in difesa degli interessi delle lobby farmaceutiche e dell`industria della sperimentazione animale.

L’OIPA si è attivata subito per proporre degli emendamenti alla direttiva della Commissione Europea scrivendo a tutti i parlamentari europei ma, come facilmente prevedibile, il nostro peso è risultato diverso da quello di istituti farmaceutici, istituti di ricerca ed altro. Ed ecco che la Fondazione Dr. Hadwen Trust, di certo non composta da animalisti, sostiene esattamente ciò che diciamo da anni: la vivisezione è un interesse economico multimiliardario che si fonda sulla sofferenza di milioni di animali.

Leggi la notizia alla pagina http://www.oipaitalia.com/vivisezione/notizie/lobby.html

SPERIMENTAZIONE ANIMALE: L’UE FIRMA ACCORDO CON USA, GIAPPONE E CANADA PER RIDURRE USO DI ANIMALI.

LA LAV AUSPICA POTENZIAMENTO DEI METODI ALTERNATIVI PER LA SOSTITUZIONE DEGLI ANIMALI

Il Centro Europeo per la convalida di metodi alternativi (European Centre for the Validation of Alternative Methods, ECVAM), che fa parte del Centro comune di ricerca della Commissione, ha raggiunto un accordo di cooperazione con i corrispondenti organismi degli Stati Uniti (ICCVAM), del Giappone (JACVAM) e del Canada (Environmental Health Science and Research Bureau) al fine di ridurre il  numero di animali coinvolti nella sperimentazione grazie al potenziamento dei metodi alternativi ad essa e dell’iter di validazione e riconoscimento degli stessi a livello internazionale.

La definizione di metodo alternativo si basa sul concetto delle 3R (Replacement, Reduction, Refinement), teorizzato da Russel e Burch nel 1959, pertanto sono considerati metodi alternativi non soltanto quelli che sostituiscono gli animali ma anche quei metodi in grado di diminuirne il numero impiegato in un saggio, oppure diminuire lo stress provocato negli animali, attraverso il raffinamento della procedura.

Anche se sono già disponibili molti metodi alternativi all’impiego di animali a fini sperimentali, è di fondamentale importanza investire nello sviluppo e potenziamento di quest’area di indagine sia per motivazioni etiche che per un progresso scientifico che tuteli, veramente, l’uomo.

La LAV auspica che il ruolo nevralgico dell’ECVAM unito ai corrispondenti organismi statunitensi, canadesi e giapponesi,  apporti un’effettiva implementazione dei metodi alternativi che comporti una sempre maggiore riduzione del numero di animali utilizzati nei laboratori con il traguardo della totale sostituzione; infatti nonostante il cambiamento culturale, politico e scientifico che sempre più si ribella alla sperimentazione animale sia per la fallacia del modello sperimentale che per ragioni etiche, i numeri legati a questo fenomeno sono, ancora, elevatissimi ed inaccettabili: 900.000 all’anno in Italia, 12 milioni in Europa e 115 milioni nel mondo. 

27 aprile 2009

Ufficio stampa LAV 06 4461325 – 339 1742586 www.lav.it

FARMACI, BOOM DI TEST CLINICI NEI PAESI POVERI: PIU’ ECONOMICI.

LAV: IMMORALE E RISCHIOSO PERCHE’ FALLACE LA SPERIMENTAZIONE PRE-CLINICA SU ANIMALI  

Dal 1995 al 2005 è raddoppiato il numero di sperimentazioni cliniche sui nuovi farmaci svolte all'estero, infatti le più importanti case farmaceutiche statunitensi stanno spostando i trial clinici nei Paesi in via di sviluppo, in primis nell'Europa dell'Est e in Asia perché più economici; questi i dati allarmanti forniti da New England Journal of Medicine, da Kevin Schulman e Seth Glickman del Duke Clinical Research Institute (DCRI), i quali hanno esaminato i trial clinici USA di fase III (penultima fase sperimentale e a più ampio spettro che coinvolge tra i 1000-3000 soggetti). La scelta di svolgere la fase clinica della messa a punto di un farmaco in Paesi meno sviluppati, sottolinea come questo campo della ricerca agisca dietro la spinta di un potente motore: il denaro, sfruttando persone povere che chiedono un basso compenso per provare nuove molecole potenzialmente molto pericolose. I farmaci sono l’unica categoria di sostanze chimiche che richiede, per legge, test su animali (fase pre-clinica) e test sull’uomo (fase clinica) prima di poter essere introdotti sul mercato.  

“Chi si appresta a testare molecole derivanti dagli studi su animali incorre in gravi rischi per la salute, proprio per la non attendibilità dei risultati e per l’incapacità di prevedere gli affetti avversi, che inevitabilmente, quasi sempre, si mostrano negli uomini, dai più gravi come la morte e l’invalidità permanente a quelli più lievi come nausea e capogiri, oltretutto non comunicabili dall’animale per mancanza del linguaggio verbale”, dichiara Michela Kuan, biologa, responsabile LAV settore vivisezione. 

“Il meccanismo che prevede il pagamento delle persone che si sottopongono ai test clinici è assolutamente immorale – prosegue la dott.ssa Kuan - E’ necessario tutelare i “volontari” agendo a monte, evitando il passaggio fallace della sperimentazione sugli animali e adottando test integrati di metodi alternativi, dimostratisi più predittivi ed efficaci. Il potenziamento dei metodi alternativi, anche in questo ambito della ricerca, comporterebbe un grande passo in avanti nella tutela della salute, degli animali e del valore della vita umana.” 

I test su animali si sono rivelati non predittivi per l’uomo, portando a conclusioni sbagliate e spesso pericolose, a conferma di questo una review del 2005 ha concluso come gli esperimenti su animali falliscano nel loro intento di predire il risultato sugli umani il 99,7% delle volte (Lindl et al. ALTEX22(3):143-151). 

L’errore della fase pre-clinica viene quindi riportato e amplificato in fase clinica, con il risultato che il 90% dei farmaci non supera le prove sui volontari che mostrano effetti avversi che sulle nei test su animali non erano stati rilevati.

L’etica viene quindi violata due volte, prima con il passaggio sull’animale che viene sfruttato e violentato fisicamente e psicologicamente durante tutta la permanenza nello stabulario, poi con l’uomo, l’ultima vera “cavia”. 

20.2.2009

Ufficio Stampa LAV 06 4461325 -339 1742586 www.lav.it

WWW.LALENTE.NET

La ricerca inutile: il No della Scienza alla vivisezione

Eleonora Palma – eleonorapalma@lalente.net

Lunedì 26 febbraio 2007

Di solito si fa leva sull’etica, sulla “pietas”, sulle foto cruente con gli elettrodi in primo piano, conficcati nella carne. Ma non basta, non è mai bastato. Arriva veloce la contromossa: meglio salvare un topo o un bambino? “Entrambi”, è la risposta di un numero sempre più ampio di scienziati

La vivisezione, o sperimentazione in vivo, consiste in qualsiasi esperimento eseguito su un animale: ne sono vittime circa un milione ogni anno in Italia. Tali prove vengono ripetute ad intervalli ben precisi, con altre forme e altri tempi, sui destinatari ultimi del prodotto: gli esseri umani, noi. Al centro degli esperimenti ci sono le industrie chimico-farmaceutiche, quelle cosmetiche, le industrie belliche, gli istituti pubblici e le università. Per il 95% si utilizzano topi e ratti (animali poco costosi, piccoli, che si riproducono facilmente e non incontrano molto le simpatie del grande pubblico) ma anche gatti, cani, primati non umani, porcelline d’India, mucche, suini, cavalli, pecore, capre, piccioni, furetti, rettili, pesci ed uccelli. Vengono effettuati test di tossicità acuta e cronica, irritazione della pelle ed inalazione di sostanze, avvelenamenti, induzione di cancro, privazione dei genitori per esperimenti psicologici. Gli animali sono simili a noi nel percepire il dolore, l’apprensione, la paura, ma sono diversi per i meccanismi di assimilazione, per struttura fisica e biochimica. La sperimentazione animale è prescritta per legge un po’ ovunque ma i risultati troppo spesso sono fuorvianti, tanto più che da decenni è obbligatorio un successivo ed indispensabile protocollo sugli esseri umani. Questo perché non è possibile a priori capire la specie che in quel caso specifico è più simile all’uomo. Animali di specie diversi, come pure di razze diverse – o addirittura di ceppi della stessa specie – rispondono in modo diverso ad un dato stimolo. Esistono differenze microscopiche dei processi metabolici e anche differenze macroscopiche fra uomini e animali. Alcune delle differenze macroscopiche più famose: a differenza dell’uomo, i roditori non sono in grado di vomitare le tossine, l’uomo può accumulare agenti nocivi dal naso e dalla bocca mentre i roditori respirano solo dal naso; ratti, topi e criceti sintetizzano la Vitamina C all’interno del loro corpo ottenendo così naturalmente un potente agente anticancerogeno mentre l’uomo non è in grado di farlo; i ratti hanno una elevata capacità enzimatica di non accumulare massa grassa (che in loro si accumula nel fegato) a differenza dell’uomo nel quale si accumula nelle arterie, diventando una potenziale causa di patologie. Nessuna teoria può essere approvata o respinta sulla base di un’analogia. Si sperimentano direttamente sull’uomo sostanze che non hanno subito alcun reale vaglio preventivo e si corre il rischio di scartare sostanze che potrebbero essere invece di grande aiuto, per il solo fatto che su di una particolare specie sono risultate tossiche. Qualche esempio significativo può aiutarci: una bella mangiata di amanita phalloides, uno dei funghi più velenosi presente nei nostri boschi ammazzerebbe tutta la famiglia, dal nonno al nipote, ma non farebbe venire neanche un mal di pancia al gatto di casa. La mitica penicillina è letale per le cavie ma con enorme fortuna per l’umanità fu sperimentata sui topi, come dichiarò Florey, uno degli scopritori insieme a Pasteur. La diossina è innocua per il criceto, letale per il ratto e per quanto riguarda l’uomo, abbiamo ancora Seveso negli occhi. Se ci viene il mal di testa ci prendiamo un’aspirina, non i topi e i gatti però: per i primi è teratogeno (1), per i secondi nefrotossico (2). Difficilmente (per non dire mai) una scoperta biomedica deriva dall’osservazione animale: il percorso inizia da uno studio epidemiologico (ossia un’osservazione scientifico-statistica di determinati gruppi di persone con lo scopo di studiare la frequenza e la distribuzione delle patologie nella popolazione) oppure da un’osservazione clinica casuale: solo in seguito si cerca di ottenere sugli animali lo stesso fenomeno, sperimentando su varie specie, fino a trovare la razza ed il ceppo che diano la risposta. Questo perché la medicina ufficiale tende ad accreditare la scoperta solo quando l’esperimento sugli animali è positivo, esperimento tagliato e cucito su misura, che può dimostrare tutto e il contrario di tutto. La sperimentazione animale può (e ci è riuscita molto bene) persino rallentare la ricerca: gli effetti dannosi di alcool, fumo di sigaretta, amianto, metanolo, non sono stati considerati provati scientificamente per moltissimi anni. Molti farmaci, testati regolarmente su cavie di varie specie, hanno avuto conseguenze nefaste: l’Opren, un farmaco contro l’artrite, ha ucciso 61 persone (3). Sono stati documentati più di 3500 casi di reazioni connesse, gravi e meno gravi. Il Talidomide, un tranquillante per le gestanti, si è dimostrato teratogeno, ovvero in grado di alterare il corredo genetico, dando luogo alla nascita di bimbi focomelici, privi di arti sviluppati. Gli scienziati cercavano negli animali la prova di ciò che già era tristemente noto nell’uomo, in base ad un semplice studio statistico. Nessuno degli animali da laboratorio trattati con il talidomide in un primo tempo ha causato feti focomelici e questo ritardò il suo ritiro dal mercato. Soltanto aumentando la dose e la varietà degli animali si ottennero alcuni nati focomelici in una delle circa 150 razze di coniglio, il coniglio bianco neozelandese, a dosi comprese tra le 25 e le 300 volte superiori a quella normale per l’uomo. Il riscontro epidemiologico è stato ignorato per 5 anni, il farmaco ritirato solo nel 1962, dopo la nascita di migliaia di bambini gravemente malformati. Dopo questi e molti altri episodi le case farmaceutiche sono corse ai ripari: basta dare un’occhiata ai foglietti illustrativi. Su quello del Clopifogrel – testuali parole – c’è scritto: “studi di riproduzione condotti nel ratto e nel coniglio non hanno rilevato alcuna diminuzione della fertilità né danno fetale attribuibili a Clopidogrel. Non esistono però adeguati studi e controllati su donne gravide. Per la mancanza di dati non è consigliato durante la gravidanza”. Non solo i foglietti, ma anche le riviste più autorevoli hanno preso coscienza del problema, oramai non è più una questione per anime candide ed animalisti irriducibili. Nel Febbraio 2006 i ricercatori del Diabetes Research Institute dell’Università di Miami e del dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Stoccolma hanno affermato che la struttura del tessuto umano responsabile della produzione di insulina è fortemente diversa da quello dei roditori, normalmente utilizzati per studi sul diabete. Insomma almeno 30 anni di studi falsati. “La nostra maggiore scoperta è che il tessuto pancreatico umano ha una struttura totalmente unica e ha una modalità di funzionamento diversa rispetto a quello di roditori. Non possiamo più continuare a basarci su studi condotti su topi e ratti. È imperativo ora focalizzarci sui tessuti umani perché alla fine, è l’unico modo che abbiamo per capire come funzionano”. A fine 2006, il British Medical Journal ha pubblicato un articolo dal titolo: “Confronto degli effetti delle cure provate su animali e clinicamente: una revisione sistematica”. Il giudizio è chiaro: “La nostra revisione sistematica fornisce indicazioni sulla limitatezza dei modelli animali, e sulla loro incapacità di rappresentare le corrispondenti malattie negli umani”. Ma quali sono le alternative (possibilmente più efficaci delle sofferenze animali)? Ha fatto passi da gigante l’epidemiologia molecolare, una scienza che collega i fattori genetici, metabolici e biochimici a dati epidemiologici sull’incidenza delle malattie. I risultati arrivano: il Lipid Research Clinics Trial ha dimostrato che abbassare l’1% il tasso di colesterolo ematico riduce di almeno il 2% il rischio di malattia cardiaca. Studi in vitro sui tessuti cellulari hanno permesso di studiare e perfezionare i più usati farmaci anti-HIV: l’AZT, il 3TC e gli inibitori della proteasi. Gli studi in vitro si sono rivelati utilissimi per i test di tossicità, per studiare specifiche parti del corpo. È entrata in campo anche la robotica, con modelli matematici computerizzati come il Derek, simulatori e manichini computerizzati. Dalle biopsie endoscopiche si possono ottenere informazioni durante i vari stadi della malattia. Ad esempio è stato dimostrato che il cancro al colon deriva da tumori benigni (adenomi), risultato del tutto in contrasto con il modello animale più usato, in cui la sequenza non c’è.

Gandhi ha definito la vivisezione il crimine più nero tra i neri crimini commessi dall’uomo, Kant ha scritto che la la crudeltà nei loro confronti predispone ad uguale comportamento verso i nostri simili. È giunta oramai l’ora di chiudere quei laboratori, con le gabbie tristi e mai a norma, ancora aperti solo per un’inerzia culturale, superata dalla dottrina scientifica maggioritaria ma non ancora dalla coscienza comune. Chi fa divulgazione ha un grande compito: sollevare il velo di ignoranza.

LIBRI CONSIGLIATI:
(1) Sulla vivisezione. Lettera aperta al signor Ernest von Weber, autore dello scritto «Le camere di tortura della scienza», Richard Wagner, Euro 10,00
Ordina da IBS Italia

(2) Gli animali e la ricerca. Viaggio nel mondo della vivisezione, Stefano Cagno, Euro 10,00
Ordina da IBS Italia

NOTE:
(1) Sono teratogeni quelle sostanze o quei farmaci che provocano malformazioni nel neonato.

(2) Sostanza nociva ai reni.

(3) Si veda il sito

India vieta la vivisezione didattica nelle facoltà di zoologia

Un enorme passo avanti, e una delle maggiori vittorie del Centro I-CARE (Centro Internazionale per le Alternative nella Ricerca e nella Didattica): in India da oggi e' vietato l'uso di animali nella didattica in tutte le facoltà di zoologia! Negli ultimi mesi, I-CARE ha portato avanti un progetto molto importante in collaborazione con la University Grants  Commission indiana, una commissione del governo indiano che controlla e definisce le norme per tutte le università dell'India. L'idea e la richiesta iniziale alla commissione sono di Maneka Gandhi, la quale ha richiesto al Ministero dell'Educazione di vietare completamente la vivisezione didattica nelle facoltà di zoologia. In seguito a questo, l'I-CARE ha lavorato col la Commissione del governo indiano per far diventare realtà questa idea. In India esistono centinaia di college che insegnano zoologia a livello pre-laurea e post-laurea, e la vivisezione di rane, piccioni, ratti, topi, lucertole e vari invertebrati costituisce una parte importante e significativa nel curriculum dello studente. Con un singolo, coraggioso, passo, il direttore della Commissione, il prof. Sukhdeo Thorat, ha emanato una direttiva, inviata a tutti i college indiani, in cui richiedeva di eliminare l'uccisione di animali e qualsiasi altro tipo di dissezione o esperimento didattico nell'insegnamento della zoologia, a livello pre-laurea e post-laurea.

I-CARE non è in grado di fornire una stima esatta del numero di vite che verranno così salvate, ma sappiamo che certamente si tratta di milioni di vite ogni anno!
I-CARE - Centro Internazionale per le Alternative nella Ricerca e nella
Didattica
http://www.icare-worldwide.org/

Sperimentazione animale. Pecoraro istituisce premio per ricerca che ne fa a meno

Ambiente. Pecoraro istituisce premio per ricerca senza sperimentazione  animale

Il ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio, oggi, nell’ambito del Convegno organizzato dalle associazioni Comitato Scientifico Equivita, Animalisti Italiani e Movimento Ecologico  Nazionale UNA, annuncerà l’istituzione del Premio “Pietro Croce, per una ricerca senza animali”. Il  riconoscimento è destinato al miglior progetto  che favorisca una  ricerca a vantaggio della  salute dell’ambiente e dell’uomo, evitando  la sperimentazione animale. «Il patrocinio del  Ministero dell’Ambiente al convegno - ha riferito  Alfonso Pecoraro Scanio - non è assolutamente formale: fare ricerca con metodi alternativi  all’utilizzo di animali - ha spiegato il ministro - è un obiettivo di  questo governo. Lo troviamo, nero su bianco, nel programma dell’Unione. È una  delle sfide innovative che ci siamo prefissati. Inoltre, ricordare la figura del professor Pietro Croce, che è stato uno dei padri del movimento anti-vivisezionista in difesa della ricerca e della salute umana - ha proseguito il ministro - segna l’intenzione a continuare per la strada indicata dal professore recentemente scomparso, per tutelare l’ambiente». Il convegno “L’eredità di Pietro Croce per attuare in Italia ed in Europa la sostituzione e successiva abolizione della sperimentazione animale” inizia alle ore  9,00 nella Sala delle Colonne, presso Palazzo Marini, in via Poli, 19 - Roma e toccherà anche  il tema della tutela dell’ambiente dalle sostanze tossiche. L’intervento del ministro Alfonso Pecoraro Scanio che, oltre a fare il punto sulle normative attualmente vigenti in Italia e in Europa consegnerà una targa commemorativa alla signora Sylvia Croce, è previsto intorno alle 11,00.