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Il Comune di Montichiari ha bocciato
l'ampliamento di Green Hill!
Sabato 24 aprile eravamo in tanti, tantissimi, per le strade
diMontichiari a dire NO all'ampliamento di Green Hill, NO alla
vivisezione, No allo sfruttamento degli animali. Un corteo che è
stato un grande successo per diversi motivi e che siamo
orgogliosi di avere organizzato. Il successo non è dipeso però
da noi, ma dalle quasi 3000 persone arrivate da ogni dove, con
la loro voglia di cambiare qualcosa e di fermare gli orrori dei
laboratori. Un corteo che è nato come inizio di una campagna per
fermare l'ampliamento di Green Hill e durante il quale abbiamo
potuto subito dare un'ottima notizia: il Comune di Montichiari
ha negato i permessi per ampliare l'allevamento!
Da un incontro con Elena Zanola, sindaco di Montichiari, abbiamo
infatti appreso che il progetto inquietante di costruire 5
capannoni sotteranei in cui rinchiudere altri 2500 cani è stato
respinto al mittente. Le colline moreniche su cui sorge Green
Hill sono tutelate come patrimonio ambientale di Montichiari e
il Comune non permette che vengano devastate da questi aguzzini.
Evidentemente le pressioni fatte dall'imminente corteo, da tutti
voi, così come dai media, sono state molte, tanto da costringere
il Comune ad una dichiarazione pubblica sul suo sito internet.
Invitiamo quindi a
cessare l'invio di mail di protesta indirizzate ai vari
indirizzi del Comune di Montichiari.
Viste le forti spese sostenute per la progettazione e gli
avvocati necessari per tentare di farsi strada, Green Hill non
rinuncerà facilmente al suo progetto di ampliamento e siamo
sicuri che presenterà un ricorso. Ma noi manterremo alta
l'attenzione, per fare in modo che anche un ricorso non venga
mai approvato. La campagna "Salviamo i cani di Green
Hill", nata con lo scopo imminente di bloccare questa emergenza,
ha deciso però di non fermarsi qui e di andare avanti contro
questo allevamento e contro la vivisezione. Sabato abbiamo
trovato molti alleati, ci siamo conosciuti, abbiamo condiviso un
momento importante, e speriamo di condividerne molti altri.
Come gridavano a centinaia i manifestanti di sabato: "Basta con
la vivisezione, è ora di agire per la liberazione!"
Ci vediamo sabato 22 maggio per un presidio di protesta davantin
all'allevamento stesso, per il quale manderemo quanto prima
indicazioni e orari precisi.
Coordinamento Fermare Green Hill
_______________________________________________
Ricevi questa mail perchè sei iscritto alla newsletter della
campagna "Salviamo I Cani Di Green Hill"
www.fermaregreenhill.net
Per metterti in contatto con noi puoi scrivere a:
info@fermaregreenhill.net |
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LA LAV ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO LA
VIVISEZIONE DI SABATO 25 SETTEMBRE A ROMA
Sabato 25 settembre si terrà a Roma,
la manifestazione
"Per chiudere Green
Hill e tutti gli allevamenti di animali destinati ai
laboratori!". Solo oggi è stato reso
noto che l'iniziativa è stata lanciata dal Coordinamento
"Fermare Green Hill" (Coordinamento autonomo formato da
individui-attivisti e non da associazioni) che per
analoghe iniziative nei mesi scorsi in Lombardia ha
avuto l'adesione della nostra associazione.
Ora, appurato che il corteo (ore 15:00 da Piazza della
Repubblica) è stato lanciato da un Coordinamento di cui
abbiamo già sottoscritto gli obiettivi, la LAV - pur
essendo impegnata appena una settimana prima in una
manifestazione nazionale anticaccia a Venezia,
copromossa e lanciata oltre due mesi fa con le altre
associazioni animaliste nazionali (e chi non potrà
venire non sarà appellato come un favorevole alla
caccia) - ha deciso di dare l'adesione a questa
iniziativa.
Sulla recente approvazione della nuove direttiva europea
sulla vivisezione, vi sono posizioni non sempre
coincidenti, anche nei coordinamenti europei, e la
nostra - chiara e pubblicata da oltre tre anni, ovvero
dal giorno di inizio dell'iter della direttiva - non ha
bisogno di interpretazioni di altri
http://www.lav.it/index.php?id=690.
Nessun animalista sia contro un altro animalista.
I nemici sono al di fuori di noi.
La LAV ritiene che l'obiettivo di tutti sia e debba
sempre essere l'abolizione della vivisezione. Non
saremo contenti fino a che l'ultimo animale non uscirà
dai laboratori di vivisezione e operiamo dal 1977
affinchè questo avvenga prima possibile.
Per questo ci stiamo battendo affinchè l'Italia, da
subito, approvi una legge nazionale che non potrà essere
scalfita dalla direttiva europea e, comunque, fra due
anni, quando ci sarà da lavorare sul recepimento
nazionale della direttiva in maniera più restrittiva in
modo da integrare i pochi miglioramenti duramente
mantenuti durante l'iter di revisione, con quelli già
presenti nel Decreto italiano vigente e proporne
ulteriori maggiormente restrittivi e vincolanti.
Tale recepimento durerà anni e la LAV, e ci auguriamo
anche tutte le altre associazioni e i singoli attivisti
in maniera unitaria, si batterà grazie anche al supporto
di sostenitori e soci, sottolineando l'importanza che
non venga persa questa importante occasione per far in
modo che il nostro Paese non arretri nella tutela degli
animali e avanzi concretamente nell'utilizzo dei metodi
alternativi.
Fermiamo Green Hill e gli altri allevamenti, fermiamo la
vivisezione.
LAV - Lega Anti Vivisezione
Via Piave, 7
00187 Roma
www.lav.it |
SPERIMENTAZIONE ANIMALE: ITALIANI ED EUROPEI SEMPRE PIU’
CONTRARI (82%). I RISULTATI DI UN SONDAGGIO EUROPEO IN
VISTA DEL VOTO, IN PLENARIA, SULLA DIRETTIVA UE 86/609
Italiani ed europei
si dichiarano
fortemente contrari alla sperimentazione animale:
un sondaggio,
effettuato tra il 24 febbraio e il 4 marzo scorso dalla
Coalizione europea
contro la Sperimentazione animale ECEAE (European
Coalition to End Animal Experiment), evidenzia, ancora
una volta, questa netta posizione. All’indagine
statistica hanno partecipato più di 1000 italiani e
7.139 cittadini europei appartenenti a Svezia, Francia,
Repubblica Ceca, Germania ed Inghilterra.
I cittadini europei si sono espressi, con una
media dell’82%,
contro l’utilizzo di cani, gatti e primati; contro
esperimenti che causano alti livelli di sofferenza o
non strettamente correlati a gravi forme di malattie
umane, e a favore di una banca dati pubblica in modo da
eliminare la ripetizione di procedure.
La posizione espressa riflette
un’opinione diffusa da
anni; già nel 2006, infatti, la Commissione
Europea lanciò un sondaggio che vide esprimersi oltre
42.000 cittadini, ottenendo il terzo più alto responso
mai avuto rispetto ad altri questionari ed esprimendo la
volontà di una maggiore tutela per gli animali
utilizzati negli esperimenti (93%) e di un investimento
maggiore a livello europeo per lo sviluppo e la
validazione di metodi sostitutivi alla sperimentazione
animale (79%).
“Nonostante la
chiara posizione espressa dall’opinione pubblica, i
passi avanti compiuti nella ricerca, la disponibilità di
metodi alternativi alla sperimentazione animale e il
riconoscimento all’interno dell’ambiente scientifico del
modello sperimentale come errato se basato sull’animale
per l’uomo, però, gli animali coinvolti ogni anno nella
sperimentazione sono più di 900 mila, solo nel nostro
Paese, 12 milioni in Europa e 115 milioni nel mondo”,
commenta Michela Kuan,
biologa responsabile LAV Vivisezione.
Il sondaggio è stato effettuato, tramite YouGov, in un
periodo cruciale per la legislazione europea in materia
di protezione degli animali usati a fini sperimentali: è
in corso, infatti, la revisione della Direttiva 86/609
che regolamenta l’utilizzo e l’allevamento degli animali
utilizzati a fini scientifici. La consultazione, quindi,
ha lo scopo di sottolineare ai Parlamentari europei e
alle istituzioni governative, in vista del voto
dell’Aula del Parlamento Europeo previsto per gli inizi
di maggio, come questa tematica sia un argomento
importante che la gente sente vicino e sul quale vuole
ottenere un cambiamento riconosciuto a livello
comunitario.
“La forte
indicazione dell’interesse pubblico in questo ambito, le
innovazioni scientifiche negli ultimi decenni e l’alto
livello etico che deve contraddistinguere la scienza,
devono riflettersi anche nel cambiamento delle norme. La
revisione della direttiva 86/609 rappresenta un momento
cruciale che non può essere sprecato”,
conclude Michela Kuan.
La LAV seguirà passo per passo l’iter di voto in Aula
rendendo pubbliche le posizioni degli europarlamentari
che si dichiareranno favorevoli o contrari a emendamenti
migliorativi per il benessere degli animali da
laboratorio; con lo scopo, anche, di informare e
coinvolgere i cittadini che, come sottolineato dal
sondaggio, sentono questa tematica vicina e di
fondamentale importanza per il futuro della ricerca.
15.4.2009
Ufficio stampa LAV 06 4461325 – 339 1742586 –
www.lav.it
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L’EUROPA VERSO UNA RICERCA SENZA ANIMALI, MA LA LOBBY DELLA
VIVISEZIONE RESISTE
Membri del Parlamento Europeo hanno votato a favore della
creazione di nuovi centri europei per sviluppare alternative
alla sperimentazione animale. Il voto della Commissione del
Parlamento Europeo per l`Industria, la Ricerca e l’Energia (ITRE)
a Bruxelles ha segnato uno punto decisivo per la revisione
della legge, vecchia ormai di 20 anni, sulla sperimentazione
animale, ovvero la Direttiva 86/609/CEE. “La sostituzione di
esperimenti su animali vivi con tecniche più affidabili e
moderne senza animali è la più importante tra le priorità
tecniche e scientifiche” ha commentato la fondazione inglese
Dr Hadwen Trust for Humane Research charity. La Fondazione
Dr. Hadwen Trust sostiene un programma di ricerca presso le
università inglesi che ha l`obiettivo di sviluppare nuove
tecniche che non prevedano l`uso di animali come i modelli
3-D, modelli computerizzati e strumenti di imaging cerebrale
avanzati. La fondazione sta portando avanti una campagna a
livello europeo per chiedere maggiori investimenti in nuovi
metodi di ricerca senza animali.Tuttavia, è fortemente
criticabile la posizione assunta dagli eurodeputati della
Commissione ITRE, in difesa degli interessi delle lobby
farmaceutiche e dell`industria della sperimentazione
animale.
L’OIPA si è attivata subito per proporre degli emendamenti
alla direttiva della Commissione Europea scrivendo a tutti i
parlamentari europei ma, come facilmente prevedibile, il
nostro peso è risultato diverso da quello di istituti
farmaceutici, istituti di ricerca ed altro. Ed ecco che la
Fondazione Dr. Hadwen Trust, di certo non composta da
animalisti, sostiene esattamente ciò che diciamo da anni: la
vivisezione è un interesse economico multimiliardario che si
fonda sulla sofferenza di milioni di animali.
Leggi la notizia alla pagina
http://www.oipaitalia.com/vivisezione/notizie/lobby.html |
SPERIMENTAZIONE ANIMALE: L’UE FIRMA ACCORDO CON USA,
GIAPPONE E CANADA PER RIDURRE USO DI ANIMALI.
LA LAV
AUSPICA POTENZIAMENTO DEI METODI ALTERNATIVI PER LA
SOSTITUZIONE DEGLI ANIMALI
Il Centro
Europeo per la convalida di metodi alternativi (European
Centre for the Validation of Alternative Methods, ECVAM),
che fa parte del Centro comune di ricerca della
Commissione, ha
raggiunto un accordo di cooperazione con
i corrispondenti organismi degli Stati Uniti (ICCVAM),
del Giappone (JACVAM) e del Canada (Environmental Health
Science and Research Bureau) al fine di ridurre il
numero di animali coinvolti nella sperimentazione grazie
al potenziamento dei metodi alternativi ad essa e
dell’iter di validazione e riconoscimento degli stessi a
livello internazionale.
La definizione di metodo alternativo si
basa sul concetto delle 3R (Replacement, Reduction,
Refinement), teorizzato da Russel e Burch nel 1959,
pertanto sono considerati metodi alternativi non
soltanto quelli che sostituiscono gli animali ma anche
quei metodi in grado di diminuirne il numero impiegato
in un saggio, oppure diminuire lo stress provocato negli
animali, attraverso il raffinamento della procedura.
Anche se sono già disponibili molti
metodi alternativi all’impiego di animali a fini
sperimentali, è di fondamentale importanza investire
nello sviluppo e potenziamento di quest’area di indagine
sia per motivazioni etiche che per un progresso
scientifico che tuteli, veramente, l’uomo.
La LAV auspica che il ruolo nevralgico
dell’ECVAM unito ai corrispondenti organismi
statunitensi, canadesi e giapponesi, apporti
un’effettiva implementazione dei metodi alternativi che
comporti una sempre maggiore riduzione del numero di
animali utilizzati nei laboratori con il traguardo della
totale sostituzione; infatti nonostante il cambiamento
culturale, politico e scientifico che sempre più si
ribella alla sperimentazione animale sia per la fallacia
del modello sperimentale che per ragioni etiche, i
numeri legati a questo fenomeno sono, ancora,
elevatissimi ed inaccettabili: 900.000 all’anno in
Italia, 12 milioni in Europa e 115 milioni nel mondo.
27 aprile 2009
Ufficio stampa LAV 06
4461325 – 339 1742586
www.lav.it
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FARMACI, BOOM DI TEST CLINICI NEI PAESI POVERI: PIU’
ECONOMICI.
LAV: IMMORALE E RISCHIOSO PERCHE’ FALLACE LA
SPERIMENTAZIONE PRE-CLINICA SU ANIMALI
Dal 1995 al 2005 è raddoppiato il numero di
sperimentazioni cliniche sui nuovi farmaci svolte
all'estero, infatti le più importanti case farmaceutiche
statunitensi stanno spostando i
trial clinici nei Paesi
in via di sviluppo, in primis nell'Europa
dell'Est e in Asia perché più economici; questi i dati
allarmanti forniti da New England Journal of Medicine,
da Kevin Schulman e Seth Glickman del Duke Clinical
Research Institute (DCRI), i quali hanno esaminato i
trial clinici USA di fase III (penultima fase
sperimentale e a più ampio spettro che coinvolge tra i
1000-3000 soggetti). La scelta di svolgere la fase
clinica della messa a punto di un farmaco in Paesi meno
sviluppati, sottolinea come questo campo della ricerca
agisca dietro la spinta di un potente motore: il denaro,
sfruttando persone povere che chiedono un basso compenso
per provare nuove molecole potenzialmente molto
pericolose. I farmaci sono l’unica categoria di sostanze
chimiche che richiede, per legge,
test su animali (fase
pre-clinica) e
test sull’uomo (fase
clinica) prima di poter essere introdotti sul
mercato.
“Chi si appresta a testare molecole derivanti dagli
studi su animali incorre in gravi rischi per la salute,
proprio per la non attendibilità dei risultati e per
l’incapacità di prevedere gli affetti avversi, che
inevitabilmente, quasi sempre, si mostrano negli uomini,
dai più gravi come la morte e l’invalidità permanente a
quelli più lievi come nausea e capogiri, oltretutto non
comunicabili dall’animale per mancanza del linguaggio
verbale”,
dichiara Michela Kuan, biologa, responsabile LAV settore
vivisezione.
“Il meccanismo che prevede il pagamento delle persone
che si sottopongono ai test clinici è assolutamente
immorale –
prosegue la dott.ssa Kuan
- E’ necessario tutelare i “volontari” agendo a monte,
evitando il passaggio fallace della sperimentazione
sugli animali e adottando test integrati di metodi
alternativi, dimostratisi più predittivi ed efficaci. Il
potenziamento dei metodi alternativi, anche in questo
ambito della ricerca, comporterebbe un grande passo in
avanti nella tutela della salute, degli animali e del
valore della vita umana.”
I test su animali si sono rivelati non predittivi per
l’uomo,
portando a conclusioni sbagliate e spesso pericolose, a
conferma di questo una review del 2005 ha concluso come
gli esperimenti su animali falliscano nel loro intento
di predire il risultato sugli umani il
99,7% delle volte
(Lindl et al. ALTEX22(3):143-151).
L’errore della fase pre-clinica viene quindi riportato e
amplificato in fase clinica, con il risultato che
il 90% dei farmaci non
supera le prove sui volontari che mostrano
effetti avversi che sulle nei test su animali non erano
stati rilevati.
L’etica viene quindi violata due volte, prima con il
passaggio sull’animale che viene sfruttato e violentato
fisicamente e psicologicamente durante tutta la
permanenza nello stabulario, poi con l’uomo, l’ultima
vera “cavia”.
20.2.2009
Ufficio Stampa LAV 06 4461325 -339 1742586
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La ricerca inutile: il No della
Scienza alla vivisezione
Eleonora Palma –
eleonorapalma@lalente.net
Lunedì 26 febbraio 2007
Di solito si fa
leva sull’etica, sulla “pietas”, sulle foto cruente con gli
elettrodi in primo piano, conficcati nella carne.
Ma non basta, non è mai bastato. Arriva
veloce la contromossa: meglio salvare un topo o un bambino?
“Entrambi”, è la risposta di un numero sempre più ampio di
scienziati
La
vivisezione, o
sperimentazione in vivo,
consiste in qualsiasi esperimento eseguito su un animale: ne sono
vittime circa un milione ogni anno in Italia. Tali prove
vengono ripetute ad intervalli ben
precisi, con altre forme e altri tempi, sui destinatari ultimi del
prodotto: gli esseri umani, noi.
Al centro degli esperimenti ci sono le industrie
chimico-farmaceutiche, quelle cosmetiche, le industrie belliche, gli
istituti pubblici e le università. Per il 95% si utilizzano topi e
ratti (animali poco costosi, piccoli, che si riproducono facilmente
e non incontrano molto le simpatie del grande
pubblico) ma anche gatti, cani, primati non umani, porcelline
d’India, mucche, suini, cavalli, pecore, capre, piccioni, furetti,
rettili, pesci ed uccelli. Vengono
effettuati test di tossicità acuta e cronica, irritazione della
pelle ed inalazione di sostanze, avvelenamenti, induzione di cancro,
privazione dei genitori per esperimenti psicologici. Gli animali
sono simili a noi nel percepire il dolore, l’apprensione, la paura,
ma sono diversi per i meccanismi di
assimilazione, per struttura fisica e biochimica. La sperimentazione
animale è prescritta per legge un po’ ovunque ma
i risultati troppo spesso sono fuorvianti, tanto più che da decenni
è obbligatorio un successivo ed indispensabile protocollo sugli
esseri umani. Questo perché non è possibile a
priori capire la specie che in quel caso specifico è più simile
all’uomo. Animali di specie diversi, come
pure di razze diverse – o addirittura di ceppi della stessa specie –
rispondono in modo diverso ad un dato stimolo. Esistono
differenze microscopiche dei processi metabolici e anche differenze
macroscopiche fra uomini e animali.
Alcune delle differenze macroscopiche più
famose: a differenza dell’uomo, i roditori non sono in grado di
vomitare le tossine, l’uomo può accumulare agenti nocivi dal naso e
dalla bocca mentre i roditori respirano solo dal naso; ratti, topi e
criceti sintetizzano la Vitamina C all’interno del loro corpo
ottenendo così naturalmente un potente agente anticancerogeno mentre
l’uomo non è in grado di farlo; i ratti hanno una elevata capacità
enzimatica di non accumulare massa grassa (che in loro si accumula
nel fegato) a differenza dell’uomo nel quale si accumula nelle
arterie, diventando una potenziale causa di patologie. Nessuna
teoria può essere approvata o respinta sulla base di un’analogia. Si
sperimentano direttamente sull’uomo sostanze che non
hanno subito alcun reale vaglio
preventivo e si corre il rischio di scartare sostanze che potrebbero
essere invece di grande aiuto, per il solo fatto che su di una
particolare specie sono risultate tossiche. Qualche esempio
significativo può aiutarci: una bella mangiata di
amanita phalloides, uno
dei funghi più velenosi presente nei nostri boschi ammazzerebbe
tutta la famiglia, dal nonno al nipote, ma non farebbe venire
neanche un mal di pancia al gatto di casa. La mitica
penicillina è letale per
le cavie ma con enorme fortuna per
l’umanità fu sperimentata sui topi, come dichiarò
Florey,
uno degli scopritori insieme a
Pasteur.
La diossina è innocua
per il criceto, letale per il ratto e per quanto riguarda l’uomo,
abbiamo ancora Seveso negli occhi. Se ci viene il mal di
testa ci prendiamo un’aspirina, non i
topi e i gatti però: per i primi è teratogeno (1), per i secondi
nefrotossico (2). Difficilmente (per non dire mai) una scoperta
biomedica deriva dall’osservazione animale: il percorso inizia da
uno studio epidemiologico
(ossia un’osservazione scientifico-statistica di determinati gruppi
di persone con lo scopo di studiare la frequenza e la distribuzione
delle patologie nella popolazione) oppure da un’osservazione clinica
casuale: solo in seguito si cerca di ottenere sugli animali lo
stesso fenomeno, sperimentando su varie specie, fino a trovare la
razza ed il ceppo che diano la risposta. Questo perché la medicina
ufficiale tende ad accreditare la scoperta solo
quando l’esperimento sugli animali è positivo, esperimento
tagliato e cucito su misura, che può dimostrare tutto e il contrario
di tutto. La sperimentazione animale può (e ci è
riuscita molto bene) persino rallentare la ricerca: gli effetti
dannosi di alcool, fumo di sigaretta, amianto, metanolo, non sono
stati considerati provati scientificamente per moltissimi anni.
Molti farmaci, testati regolarmente su cavie di varie specie, hanno
avuto conseguenze nefaste: l’Opren, un farmaco contro l’artrite, ha
ucciso 61 persone (3). Sono stati documentati più di 3500 casi di
reazioni connesse, gravi e meno gravi. Il
Talidomide, un tranquillante per le gestanti, si è dimostrato
teratogeno, ovvero in grado di alterare il corredo genetico, dando
luogo alla nascita di bimbi focomelici, privi di
arti sviluppati. Gli scienziati cercavano negli animali la
prova di ciò che già era tristemente noto
nell’uomo, in base ad un semplice studio statistico. Nessuno degli
animali da laboratorio trattati con il talidomide in un primo tempo
ha causato feti focomelici e questo ritardò
il suo ritiro dal mercato. Soltanto aumentando la dose e la varietà
degli animali si ottennero alcuni nati focomelici in una delle circa
150 razze di coniglio, il coniglio bianco
neozelandese, a dosi comprese tra le 25 e le 300 volte superiori a
quella normale per l’uomo. Il riscontro epidemiologico è stato
ignorato per 5 anni, il farmaco ritirato solo nel 1962, dopo la
nascita di migliaia di bambini gravemente
malformati. Dopo questi e molti altri episodi le case
farmaceutiche sono corse ai ripari: basta dare un’occhiata ai
foglietti illustrativi. Su quello del Clopifogrel – testuali parole
– c’è scritto: “studi
di riproduzione condotti nel ratto e nel coniglio non hanno rilevato
alcuna diminuzione della fertilità né danno fetale attribuibili a
Clopidogrel. Non esistono però adeguati studi e controllati su donne
gravide. Per la mancanza di dati non è consigliato durante la
gravidanza”. Non solo i foglietti, ma anche le riviste
più autorevoli hanno preso coscienza del problema, oramai non è più
una questione per anime candide ed animalisti irriducibili. Nel
Febbraio 2006 i ricercatori del
Diabetes
Research Institute dell’Università di Miami e del
dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Stoccolma
hanno affermato che la struttura del tessuto umano responsabile
della produzione di insulina è fortemente
diversa da quello dei roditori, normalmente utilizzati per studi sul
diabete. Insomma almeno 30 anni di studi falsati. “La
nostra maggiore scoperta è che il tessuto pancreatico umano ha una
struttura totalmente unica e ha una modalità di funzionamento
diversa rispetto a quello di roditori. Non possiamo più continuare a
basarci su studi condotti su topi e ratti. È imperativo ora
focalizzarci sui tessuti umani perché alla fine, è l’unico modo che
abbiamo per capire come funzionano”. A fine 2006, il
British
Medical Journal ha pubblicato un articolo dal titolo:
“Confronto degli effetti delle
cure provate su animali e clinicamente: una
revisione sistematica”. Il giudizio è chiaro: “La
nostra revisione sistematica fornisce
indicazioni sulla limitatezza dei modelli animali, e sulla loro
incapacità di rappresentare le corrispondenti malattie negli umani”.
Ma quali sono le alternative
(possibilmente più efficaci delle sofferenze animali)? Ha fatto
passi da gigante l’epidemiologia molecolare, una scienza che collega
i fattori genetici, metabolici e biochimici a dati epidemiologici
sull’incidenza delle malattie. I risultati arrivano: il
Lipid Research
Clinics Trial ha dimostrato che abbassare l’1% il
tasso di colesterolo ematico riduce di almeno il
2% il rischio di malattia cardiaca. Studi
in vitro sui tessuti
cellulari hanno permesso di studiare e perfezionare i più usati
farmaci anti-HIV: l’AZT, il 3TC e gli inibitori della proteasi. Gli
studi in vitro si
sono rivelati utilissimi per i test di tossicità, per studiare
specifiche parti del corpo. È entrata in campo anche la robotica,
con modelli matematici computerizzati come il Derek, simulatori e
manichini computerizzati. Dalle biopsie endoscopiche si possono
ottenere informazioni durante i vari stadi della malattia. Ad
esempio è stato dimostrato che il cancro al colon deriva da tumori
benigni (adenomi), risultato del tutto in contrasto con il modello
animale più usato, in cui la sequenza non c’è.
Gandhi ha definito la
vivisezione il crimine più nero
tra i neri crimini commessi dall’uomo,
Kant ha scritto che la
la crudeltà nei loro confronti
predispone ad uguale comportamento verso i nostri simili.
È giunta oramai l’ora di chiudere quei laboratori, con le gabbie
tristi e mai a norma, ancora aperti solo per un’inerzia culturale,
superata dalla dottrina scientifica maggioritaria ma non ancora
dalla coscienza comune. Chi fa divulgazione ha un
grande compito: sollevare il velo di
ignoranza.
LIBRI CONSIGLIATI:
(1) Sulla vivisezione.
Lettera aperta al signor Ernest von Weber,
autore dello scritto «Le camere di tortura della scienza»,
Richard Wagner, Euro 10,00
Ordina da IBS Italia
(2)
Gli animali e la ricerca. Viaggio
nel mondo della vivisezione, Stefano Cagno, Euro 10,00
Ordina da IBS Italia
NOTE:
(1) Sono
teratogeni quelle sostanze o quei farmaci che provocano
malformazioni nel neonato.
(2) Sostanza nociva ai
reni.
(3) Si veda
il sito |
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India vieta la vivisezione
didattica nelle facoltà di zoologia
Un enorme passo avanti, e una
delle maggiori vittorie del Centro I-CARE (Centro Internazionale
per le Alternative nella Ricerca e nella Didattica): in India da
oggi e' vietato l'uso di animali nella didattica in tutte le
facoltà di zoologia! Negli ultimi mesi, I-CARE ha portato avanti
un progetto molto importante in collaborazione con la University
Grants Commission indiana, una commissione del governo
indiano che controlla e definisce le norme per tutte le
università dell'India. L'idea e la richiesta iniziale alla
commissione sono di Maneka Gandhi, la quale ha richiesto al
Ministero dell'Educazione di vietare completamente la
vivisezione didattica nelle facoltà di zoologia. In seguito a
questo, l'I-CARE ha lavorato col la Commissione del governo
indiano per far diventare realtà questa idea. In India esistono
centinaia di college che insegnano zoologia a livello pre-laurea
e post-laurea, e la vivisezione di rane, piccioni, ratti, topi,
lucertole e vari invertebrati costituisce una parte importante e
significativa nel curriculum dello studente. Con un singolo,
coraggioso, passo, il direttore della Commissione, il prof.
Sukhdeo Thorat, ha emanato una direttiva, inviata a tutti i
college indiani, in cui richiedeva di eliminare l'uccisione di
animali e qualsiasi altro tipo di dissezione o esperimento
didattico nell'insegnamento della zoologia, a livello pre-laurea
e post-laurea.
I-CARE non è in grado di fornire
una stima esatta del numero di vite che verranno così salvate, ma
sappiamo che certamente si tratta di milioni di vite ogni anno!
I-CARE - Centro Internazionale per le Alternative nella Ricerca
e nella
Didattica
http://www.icare-worldwide.org/
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Sperimentazione animale.
Pecoraro istituisce
premio per
ricerca che ne fa a meno
Ambiente. Pecoraro istituisce
premio per ricerca senza sperimentazione animale
Il ministro dell’Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro
Scanio, oggi, nell’ambito del Convegno organizzato
dalle associazioni Comitato Scientifico Equivita, Animalisti
Italiani e Movimento Ecologico Nazionale UNA, annuncerà
l’istituzione del Premio “Pietro Croce, per una ricerca senza
animali”. Il riconoscimento è destinato al miglior progetto
che favorisca una ricerca a vantaggio della salute
dell’ambiente e dell’uomo, evitando la sperimentazione animale.
«Il patrocinio del Ministero dell’Ambiente al convegno - ha
riferito Alfonso Pecoraro Scanio - non è assolutamente formale:
fare ricerca con metodi alternativi all’utilizzo di animali -
ha spiegato il ministro - è un obiettivo di questo governo. Lo
troviamo, nero su bianco, nel programma dell’Unione. È una
delle sfide innovative che ci siamo prefissati. Inoltre,
ricordare la figura del professor Pietro Croce, che è stato uno
dei padri del movimento anti-vivisezionista in difesa
della ricerca e della salute umana - ha proseguito il ministro -
segna l’intenzione a continuare per la strada indicata dal
professore recentemente scomparso, per tutelare l’ambiente». Il
convegno “L’eredità di Pietro Croce per attuare in Italia ed in
Europa la sostituzione e successiva abolizione della
sperimentazione animale” inizia alle ore 9,00 nella Sala delle
Colonne, presso Palazzo Marini, in via Poli, 19 - Roma e
toccherà anche il tema della tutela dell’ambiente dalle
sostanze tossiche. L’intervento del ministro Alfonso Pecoraro
Scanio che, oltre a fare il punto sulle normative attualmente
vigenti in Italia e in Europa consegnerà una targa commemorativa
alla signora Sylvia Croce, è previsto intorno alle 11,00. |
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